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Il tempio del basket nella storia della città

di Mario Carta
Il tempio del basket nella storia della città

Adesso è ufficiale, il palazzetto dello sport di Sassari si chiama PalaSerradimigni

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SASSARI. Da ieri è finalmente davvero PalaSerradimigni. Perché ci volevano la commozione della sorella Nunzia, nazionale e azzurra di basket alle Olimpiadi di Mosca, del padre Umberto gloria del calcio sardo e non solo sassarese, e del resto della famiglia di Roberta; ci volevano la presenza di chi ha fatto la storia del basket italiano come Dino Meneghin (presidente uscente della Fip) e Gianni Petrucci (ex presidente Fip, presidente del Coni e prossimo ri-presidente Fip) e le maggiori autorità politiche cittadine e sportive sarde (Perra per la Fip, Fara per il Coni) per dire che sì, Sassari ha finalmente meritato che il suo tempio dedicato sin dal 1980 alla palla a spicchi, e sotto il segno dei canestri ampliato nei primi Anni 90, vesta nell’animo un grande nome come quello di Roberta, e un enorme cognome come quello dei Serradimigni.

La cerimonia è stata celebrata ieri prima della sfida Italia-Turchia. Un grande momento di basket sassarese, italiano e internazionale. Come merita la storia di Roberta Serradimigni, gioiello sassarese scomparsa a 32 anni in un incidente stradale dopo aver scritto pagine storiche del basket italiano dal Sant’Orsola a Roma, Milano, Viterbo, Vicenza (migliore tiratrice da 3 nella Coppa Ronchetti), Cesena, e Nazionale. A Roberta è intitolato il campionato italiano under 17, a Roberta da ieri è intitolato il palasport Città di Sassari, che il sindaco Gianfranco Ganau ha ceduto formalmente, seppure senza formalità, in un commosso passaggio di consegne dalla Città di Sassari al ricordo di Roberta Serradimigni, perchè «il ricordo non si cancella», come ricorda – appunto – il libro dedicato alla cestista sassarese, ma da ieri verrà reso vivo ad ogni canestro segnato in piazzale Segni.

Il palasport nato come «Città di Sassari» era già stato intitolato a Roberta dal Comune con una delibera, la burocrazia aveva svolto in pieno il suo iter ma senza il momento di ieri sarebbe rimasto solo il nome, e non l’essenza. Ieri alle 19,42 c’è stata più di una lacrima vera, scappata a chi ricorda Roberta Serradimigni. Una lacrima che insieme a un sorriso ha battezzato in un tutt’uno tribune, canestri e spogliatoi del palazzetto trasmettendo loro un’anima sassarese, un’anima vincente. Come quella di Roberta Serradimigni.

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