La Nuova Sardegna

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Banco, profumo di Eurolega

di Roberto Sanna
Banco, profumo di Eurolega

La società biancoblù adesso è in lizza per un posto nella competizione più prestigiosa

26 maggio 2014
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SASSARI. Destinazione Europa. Forse anche quella più nobile, l’Eurolega. L’ingresso in semifinale ha nuovamente proiettato il Banco nelle competizioni internazionali, siamo al terzo anno di fila e l’Eurocup potrebbe non bastare più. L’Eurolega è un altro mondo, però la situazione di Siena apre nuove opportunità alle squadre italiane in un sistema di ammissione comunque complicato. Di sicuro, in questo momento, c’è solo che vincendo lo scudetto la Dinamo sarebbe automaticamente in Eurolega. Il resto è tutto da vedere anche se è chiaro che, al momento della decisione, l’Uleb andrà a guardare tra le squadre meglio piazzate della stagione. E una semifinalista (minimo), per giunta vincitrice della Coppa Italia e in più anche discretamente piazzata in Eurocup, qualche chance potrebbe averla.

La situazione. Quest’anno l’Italia aveva due licenze, quelle di Milano e Siena, in più Varese, terza classificata, ha partecipato al turno di qualificazione grazie anche al fatto che Roma si è subito tirata fuori dal discorso Eurolega. L’anno prossimo Milano ci sarà ancora, Siena verrà invece privata della sua licenza che era pluriennale. Si dice che quella licenza verrà dirottata in Turchia (il Galatasary preme da tempo), contemporaneamente l’Italia non può però perdere una squadra e l’ipotesi più probabile è quella di una licenza annuale. Alla squadra che vincerà lo scudetto oppure alla seconda classificata, se il titolo dovesse andare invece all’Armani, addirittura alla terza in caso di finale Milano-Siena. Altra ipotesi è una wild-card. E resta in piedi la possibilità di un invito a una terza squadra per il girone di qualificazione. Insomma, tre semifinaliste su quattro potrebbero rientrare nel giro. Ecco perché la Dinamo, in questo momento, ha comunque possibilità concrete. Quante non si sa, ma stiamo parlando di cose reali.

La fattibilità. Un discorso complicato per una piazza come Sassari e una squadra come la Dinamo. Perché l’Eurolega è la competizione dei grandi club e delle grandi città, ma lascia sempre spazio a qualche realtà alternativa. Il Bamberg, per esempio, che l’anno scorso è uscito dal primo girone solo all’ultima partita e poi è stato sbattuto fuori dall’Eurocup proprio dalla Dinamo. Non è nemmeno da sottovalutare il fatto che a quei livelli cominciano a girare soldi veri e il passaggio alle Top 16 porta in dote un milioncino di dollari, cifra che alla Dinamo risolve molte cose per due-tre anni. Il problema è che i parametri economici di questa competizione sono diversi e anche allestire la squadra costa di più. Sarebbe quasi una scommessa economica e non è proprio nel dna della Dinamo. La chiave è questa, perché le due stagioni in Eurocup hanno promosso la Dinamo a livello organizzativo e il PalaSerradimigni, con il parterre, in Europa potrebbe rientrare nei limiti di capienza. C’è anche da porsi una domanda: se il campo dovesse promuovere la Dinamo in Eurolega, si tratterebbe del classico treno che potrebbe non ripassare. E in questi casi, che si fa?

Le altre opzioni. L’Uleb potrebbe anche invitare la dinamo attraverso due strade alternative. La prima è una wild-card, la seconda il turno di qualificazione. La prima ha una controindicazione: bisogna pagarla e non poco, l’anno scorso Varese ha declinato l’offerta davanti a una richiesta di 400.000 dollari preferendo giocarsi tutto nel girone di qualificazione. Quest’ultimo è una sorta di Final 8 europea: otto squadre in un taberllone tipo tennis, partite uniche nello stesso campo, chi sopravvive va in Eurolega le altre vanno a completare il tabellone dell’Eurocup. Una caccia al jolly, insomma. Di quelle che piacciono tanto alla Dinamo.

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