La Nuova Sardegna

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La vittoria illumina a festa il Paese d’ombre

di Luciano Onnis
La vittoria illumina a festa il Paese d’ombre

Tutta Villacidro ieri si è stretta intorno al suo campione. Il nonno Antonio: «Ho pianto per la gioia»

26 maggio 2014
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VILLACIDRO. E’ qui la festa, nel “Paese d’ombre” che ieri si è trovato improvvisamente illuminato dalla luce radiosa emanata dal suo campione Fabio Aru, artefice di un’impresa sportiva che rimarrà per sempre nella storia della cittadina del Linas.

Quando Fabio ha tagliato solitariamente il traguardo, è esplosa la gioia nelle case, nei bar, nei circoli dove tutti erano incollati alla televisione. L’urlo di Fabio nel momento in cui ha superato da vincitore la striscia bianca dell’arrivo, è stato tutt’uno con quello dei suoi concittadini. E anche le lacrime di gioia del vincitore sono state ampiamente condivise dai suoi fans. Poi tutti a far festa, auto strombazzanti e i balconi di molte case e delle vetrine dei negozi traboccanti di palloncini rosa, colore del Giro.

Parte dei 280 soci del “Fabio Aru fans club” si sono ritrovati al Bar Frago, in via Nazionale, tutti con addosso la maglietta rossa del club. La birra ha preso a scorrere a fiumi e l’euforia a contagiato tutti. Antonio Meloni, giovane assessore comunale ai Servizi sociali, amicissimo di Fabio, non sta nella pelle. “Sono emozionatissimo, una gioia incredibile – dice balbettante -, Fabio merita questa soddisfazione per tutti i sacrifici che ha fatto”. Diversi rivendicano scherzosamente una percentuale di merito nell’impresa di Fabio. “Quando è stato qui a Natale - raccontano lo stesso Meloni e Marcello Curridori -, gli siamo stati appresso negli allenamenti, andando in bici assieme a lui. Ogni giorno a fare la salita da Fluminimaggiore al passo Bidderdi. Tenevamo per due chilometri, poi chi lo vedeva più. Un razzo”. Angelo Saiu, 56 anni, ciclista amatoriale, ha “allevato” Fabio sulle due ruote assieme a suo figlio: “Anche lui per me è come un figlio, la mia gioia è immensa”. Quei tre chilometri dall’arrivo in fuga solitaria sono durati un’eternità. Poi l’urlo liberatorio: “Ha vinto, il nostro Fabio ha vinto”. In casa del campione, invece, gioia e commozione rimangono fra le mura domestiche, nello stile della famiglia Aru, estremamente riservata. Niente interviste, qualche parola solo dal nonno paterno Antonio (87 anni) intercettato mentre va a votare: “Che dire, ho pianto dalla gioia davanti alla televisione e anche adesso a riparlarne mi tornano giù le lacrime”.

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