Nuove grane per Binaghi, il match si sposta al Senato

Interrogazione parlamentare sulla gestione della Federazione Italiana Tennis: contestate alcune operazioni immobiliari, il canale tv e le politiche per i baby

SASSARI. Non c’è pace nel pianeta tennis. Il regno del cagliaritano Angelo Binaghi (numero 1 della Federazione) è da tempo sotto i riflettori. Adesso di racchette e palline (ma soprattutto di denari) si occuperà anche il Senato dove è stata presentata una interrogazione a firma dei parlamentari Serra, Fucksia, Castaldi e Morra che mette in dubbio una serie di operazioni avvallate dal presidente. I firmatari dell’interrogazione partono dalla premessa che «la Federazione italiana tennis è un soggetto con personalità giuridica di diritto privato che opera sotto la vigilanza tecnica, amministrativa e funzionale dello stesso, senza fini di lucro» per porre una serie di domande al Presidente del consiglio dei ministri.

«L'associazione non persegue fini di lucro - scrivono - tuttavia, nell'anno 2007 ha costituito tre società partecipate con fini di lucro, ed in particolare la Fit Servizi Srl, la Mario Belardinelli ADS e la Sportcast Srl. Risulta inoltre che la Fit ha acquistato 5 appartamenti di pregio da destinare alle sedi dei comitati regionali di Toscana, Sardegna, Sicilia, Abruzzo e Veneto».

«Lo scopo preciso dell'associazione è lo sviluppo e la promozione del tennis e del beach tennis attraverso varie attività, tra cui vi è la formazione degli atleti e la tutela della loro salute - continuano gli interroganti - ma a noi risultano alcuni fatti che, se confermati, rappresenterebbero delle storture nella gestione degli stessi fini: tra questi la mancata convocazione dei giovani tennisti più meritevoli, ma privi di mezzi, alle manifestazioni federali, convocazione subordinata alla partecipazione, a titolo oneroso, ad attività nei centri estivi federali. In tal modo si opererebbe un'evidente sperequazione ai danni dei ragazzi non in grado di affrontare gli esborsi economici necessari per frequentare i corsi».

Ma c’è di più: «la Fit avrebbe costituito una società col preciso scopo di gestire il canale televisivo "Supertennis" a cui la stessa Federazione avrebbe erogato, in tre anni, circa 15 milioni di euro di contributi; inoltre, il canale televisivo, trasmetterebbe i suoi programmi in Sardegna attraverso frequenze del digitale terrestre acquistate dal gruppo editoriale "Unione sarda", di cui è vicepresidente colui che fino a marzo 2014 è stato presidente del canale televisivo stesso». Niente di nuovo se non nelle conclusioni: «Considerato che le risorse economiche attraverso cui la FIT persegue i suoi scopi sono in parte di provenienza pubblica..., chiediamo al Governo se nell'ambito delle proprie competenze, abbia adottato dei provvedimenti, o intenda adottarne, al fine di chiarire la sussistenza o meno della violazione delle disposizioni di carattere normativo che disciplinano i soggetti giuridici tra i quali è annoverata anche la Fit».

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