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«Zeman? Un’occasione per i talenti sardi»

di Mario Frongia

Stefano Matalucci, braccio destro di Giulini, parla di un progetto forte e strutturato sul territorio per il nuovo Cagliari

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CAGLIARI. È l’uomo dei numeri. Spulciati in segreto durante la “due diligence”: «Ho trovato una società sana, gestita con attenzione. Cellino? Amministratore oculato». Stefano Matalucci è nel cda del Cagliari Calcio. Laurea in Ingegneria al Politecnico di Milano, master in Business administration all’università Bocconi, gode dell’illimitata fiducia di Tommaso Giulini. Sposato con Elena, due figlie, Giulia di 10 anni e Beatrice di 8, si prepara a qualche giorno di relax dalle parti di Villasimius. «L’avevamo già deciso ben prima che si aprisse il capitolo Cagliari. La verità è che io e la mia famiglia amiamo la Sardegna e non la scopriamo cwerto oggi».

Cosa fa, strizza l’occhio ai tifosi?

«No. La Sardegna ha immense potenzialità e non soltanto nel turismo. Avete idee, fantasia e competenze. E lo dice uno che ha il trenta per cento della TraithlonPoint.Com di Quartu Sant’Elena, società che promuove e vende prodotti legati al triathlon».

A proposito di idee, qual è quella sul Cagliari?

«Tommaso Giulini ha un progetto forte, strutturato sul territorio, volto al futuro. Al centro ci sono anche i nostri figli: ad esempio, dove vedranno giocare il Cagliari tra dieci anni? Partiamo da uno scenario globale e lo stadio è centrale. E su questo stiamo già lavorando ».

Se avete comprato squadra e Asseminello per trenta milioni, è un bel colpo anche con il cruccio Sant’Elia.

«Sgombriamo subito il campo: non ci sono intenti speculativi ma solo voglia di fare bene e idee chiare. Abbiamo trovato bilanci assolutamente in regola. Massimo Cellino ha trattato il Cagliari sicuramente con grande affetto, come fosse una sua costola, talvolta in maniera un po’ irrazionale. Noi dovremo avere un po’ meno passione e più programmazione: solo così, essendo il calcio scienza atipica, quando l’annata va male, ti fai un po’ meno male».

Qual è stato il consiglio a Giulini?

«Dovevo capire qualità e quantità, ho fatto solo l’assaggiatore. I dubbi non erano di mia pertinenza. Per tutti vale un assioma: i club di calcio vanno trattati prima come società poi, come attori calcistici».

Come nasce l’intesa con il presidente?

«Milano è piccola, attraverso amici comuni. Oltre al cda dell’Inter, Tommaso è sempre stato vicino al mondo dello sport. Ha anche giocato in Prima categoria con il Santa Rita e allenato i portieri del vivaio del Don Orione. E lo sport è sempre piaciuto molto anche a me».

Quant’è di rottura la chiamata di un allenatore come Zeman?

«È una scelta di programmi e percorsi lungimiranti che non va contro qualcosa ma nasce per qualcosa. Abbiamo visto tutti che cosa ha fatto l’Italia in Brasile: mancano giovani talenti e quei pochi che valgono li ha raffinati Zeman. L’idea di un settore giovanile che porti i migliori calciatori sardi alla prima squadra, è basilare. Perché il Cagliari non può pensare di avere i suoi Verratti nel giro di dieci anni? E magari anche prima»

Spesso il calcio è vittima della fretta e della necessità di fare subito i risultati.

«Noi ragioniamo su un futuro sostenibile per la società. Dotare Cagliari e la Sardegna di un polo di riferimento rientra nella nostra mission. Anche per questo, Tommaso si avvale di professionalità specifiche in tutti i segmenti aziendali. Ha valutato forze, criticità e possibilità di sviluppo del club. Da qui la scelta di portare in Sardegna un allenatore come Zeman. Maestro di calcio e solida garanzia sul fronte formativo, tattico e tecnico».

Dottor Matalucci, qual è il primo obiettivo che vi siete posti?

«Giocare con 12mila spettatori la prima gara interna in Coppa Italia, il 24 agosto. A una settimana dal via al campionato».

E la curva Sud?

«Ci saranno news a breve. Ma l’investimento è congruo con una concessione dello stadio che va dai tre ai cinque anni».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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