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È caccia al poker, ma quanto vale la Juve senza Conte?

di Rocco Coletti
È caccia al poker, ma quanto vale la Juve senza Conte?

La società ha confermato i migliori e arricchito le alternative Allegri pensa alla difesa a quattro, Pirlo fuori un mese

29 agosto 2014
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Antonio Conte, in questi anni, ha fatto grande la Juve oppure la Juve ha fatto grande Conte? La stagione bianconera ruota attorno a questo interrogativo, dopo il repentino divorzio di inizio estate dal tecnico salentino (nel frattempo salito in sella sulla panchina della Nazionale) che ha messo la squadra campione d’Italia nelle mani di Massimiliano Allegri. Dopo tre scudetti di fila c’è da verificare se, come sosteneva Conte, il gruppo è logoro (e andava rivoluzionato) oppure è ancora in grado di primeggiare a caccia del quarto titolo consecutivo.

A ben vedere la differenza tra la Juve di quest’anno e quella che nella passata stagione ha stabilito il nuovo record di punti (102) sta tutta in panchina. Perché la rosa non ha perso elementi decisivi (Vucinic, Quagliarella e Osvaldo hanno inciso poco o niente sull’ultimo tricolore), piuttosto ha abbracciato valide alternative – da Morata a Evra, passando per Pereyra e Romulo senza dimenticare il promettente Coman – che potrebbero risultare utili nel doppio percorso campionato-Champions. Quindi, la chiave della stagione juventina sta tutta nel modo in cui Allegri riuscirà a motivare i giocatori. Che pure ci tengono a dimostrare di essere grandi anche senza Conte. La chiave è psicologica, dipenderà dall’empatia che si creerà tra Allegri e il gruppo. Conte è riuscito a tirare fuori il massimo, il campo stabilirà se i vari Buffon, Barzagli, Chiellini, Vidal, Pogba, Pirlo, Tevez e Llorente riusciranno a ripetersi di nuovo. In particolare l’argentino che è stato il grande trascinatore della Juve, non solo per i 19 gol realizzati al primo anno in Italia.

Dal cambio Conte-Allegri non è detto che i bianconeri abbiano solo da perdere. Il Conte Max può portare una duttilità tattica che alla lunga potrebbe risultare fondamentale. Al 3-5-2 di Conte tutti si erano abituati e la squadra si era assuefatta, tanto che molte partite sono state risolte dai guizzi di Tevez l’anno scorso. Agonismo, forza e organizzazione di gioco erano le peculiarità della Juve che ha dominato il calcio italiano negli ultimi tre anni. Aveva una fame di gloria che le si leggeva negli occhi. Adesso, l’avvento di Allegri potrebbe portare qualcosa in più sul piano del gioco. Della varietà del gioco. Al tecnico livornese piace la difesa a quattro con i terzini che spingono, un centrocampo a tre e lì davanti un tridente oppure un trequartista e due punte. Oppure due trequartisti e una punta centrale. Alternative al 3-5-2 di Conte. Detto ciò, Allegri sarà fondamentale nella maturazione di Pogba. E siccome in campo vanno i calciatori la Juve non potrà prescindere dal genio di Andrea Pirlo che, però, salterà l’avvio di campionato dovendo stare fermo per infortunio. A 35 anni è chiamato a distillare (ancora) pillole di saggezza calcistica abbinate ai suoi “micidiali” calci di punizione. Strana la vita: Pirlo è arrivato alla Juve perché Allegri, al Milan, ne aveva “benedetto” l’addio. E a distanza di tre anni si ritrovano di nuovo insieme con il centrocampista rilanciato dalla nuova avventura in bianconero e fondamentale per l’integrazione del tecnico nella realtà di Vinovo. Top player non ne sono arrivati. L’anno scorso l’ingaggio di Tevez era stato un segnale. Quest’anno la società ha voluto solo puntellare la squadra dominatrice della serie A. L’opposto di quello che voleva Conte.

@roccocoletti

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