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Le sorprese El Shaarawi e Zaza «La maglia azzurra è un sogno»

FIRENZE. «Adesso che sono qui lo vedo come un punto di partenza, vorrei affermarmi tra i più forti attaccanti d'Italia». Lo ha detto Simone Zaza, attaccante del Sassuolo chiamato in azzurro a...

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FIRENZE. «Adesso che sono qui lo vedo come un punto di partenza, vorrei affermarmi tra i più forti attaccanti d'Italia». Lo ha detto Simone Zaza, attaccante del Sassuolo chiamato in azzurro a sorpresa, non si sente erede o sostituto di Mario Balotelli: «Non sono ancora nessuno - ha detto - non ho ancora fatto niente: spero di poter essere un giorno l'attaccante forte che tutte le nazionali hanno, ma per adesso non è così».

Zaza, che ha ringraziato per la convocazione i suoi compagni del Sassuolo e il tecnico Eusebio Di Francesco, ha fatto un «in bocca al lupo» a Giuseppe Rossi, e ha detto la sua sul poco spazio dato ai giovani in Italia: «Credo che uno abbia talento sin da giovane - ha spiegato - l'unica cosa che ha in meno di un veterano è l'esperienza. Rispetto ad altri paesi oggi giocano meno giovani, spero si cambi questa tendenza perchè in Italia ci sono tanti giovani, non solo all'estero».

Un brillante avvio di stagione con il Milan, la convocazione in maglia azzurra che mancava da tempo. Potrebbe essere l’anno del grande riscatto per Stephan El Shaarawy, il “Faraone” rossonero che tutti ricordano per i 16 gol segnati a cavallo del 2013 ma anche per la successiva e rapida eclissi dai grandi palcoscenici del calcio, sia a livello di club che di Nazionale. «Sono contento di essere tornato, più motivato, più carico e più maturo», attacca El Shaarawy dal ritiro di Coverciano. «Sono stati mesi difficili, ho sofferto anche per l’esclusione dalla selezione italiana ai Mondiali», ammette l’attaccante rossonero.

La resurrezione di El Shaarawy è solo un percorso di crescita personale. «Nel Milan quando è arrivato Balotelli la squadra ha cambiato modo di giocare - continua l’attaccante rossonero - A lui piaceva scendere a prendere palla. Ma la colpa del mio calo non è da imputare a nessuno. È stato un calo più mentale che tecnico, a 20 anni può succedere. Il ct è stato chiaro con noi sin dall’inizio. Nessuno è escluso e nessuno è sicuro del posto in squadra. Ha messo tutti sullo stesso piano».

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