La Nuova Sardegna

Sport

Montezemolo disarcionato dal Cavallino

Montezemolo disarcionato dal Cavallino

Titoli di coda sul regno del giovin signore di Maranello. Marchionne accelera la svolta dopo la disfatta di Monza

3 MINUTI DI LETTURA





ROMA. Il giorno dopo il disastro Ferrari a Monza e le polemiche, l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne va a Maranello. Il motivo ufficiale è il consiglio di amministrazione di Philip Morris, convocato nella sede della Rossa di cui la multinazionale è sponsor. Nessuno conferma l'ipotesi di un incontro con Luca Cordero di Montezemolo. Di certo si sa che il presidente della Ferrari - per il quale si è più volte prospettata la nomina a capo della nuova Alitalia-Etihad, nata con la sua mediazione - è anche lui lì, a Maranello. Trascorre l'intera giornata a occuparsi del Cavallino: incontra i piloti Fernando Alonso e Kimi Raikkonen, vede sei collezionisti di auto storiche per un progetto sulle Ferrari classiche.

Quale sarà il D Day, dopo l'evidente rottura, non si sa ancora. È possibile che Marchionne e Montezemolo, se l'incontro c'è stato, abbiano concordato tempi e modi. Il primo appuntamento in agenda è il cda del Cavallino rampante, convocato giovedì per esaminare i conti del primo semestre. Numeri da record che stridono con le polemiche sulla gestione della Ferrari, ma Marchionne a Cernobbio è stato chiaro: «La cosa importante per la Ferrari non sono soltanto i risultati economici ma è vincere e sono sei anni che facciamo fatica». L'allusione è alla lunga serie di sconfitte in Formula 1, nessun titolo mondiale dal 2008.

Non si sa se Montezemolo si dimetterà o se tutto sarà rinviato al cda Fiat di fine ottobre. Non si sa neppure che cosa succederà dopo: se sarà Marchionne ad assumere la presidenza della Ferrari, forse l'ipotesi più plausibile, o se sarà individuata un'altra soluzione. Non trovano invece riscontro le voci secondo le quali potrebbe essere John Elkann a sostituirlo. I rumors sulla possibile uscita di scena di Montezemolo, dopo 23 anni alla Ferrari, 14 titoli mondiali, di cui 8 costruttori e 118 vittorie nei Gran Premi, si rincorrono da tempo. C'è stata l'assenza ad Auburn Hills, quando è stato presentato il piano del gruppo per gli anni 2014-2018, giustificata con impegni nella Formula 1. Poi la mancata conferma nel board di Fca, la nuova società che il 13 ottobre debutterà a Wall Street. Anche in questo caso con una spiegazione - quota rosa e quota di consiglieri indipendenti da rispettare - ma neanche una parola di ringraziamento, nonostante il legame storico con la Fiat e con la famiglia Agnelli. Il motivo della rottura è da ricercare nella strategia diversa sul futuro della casa di Maranello: lo stesso Montezemolo ha parlato della «fine di un'epoca» e di «una Ferrari americana». Poco chiare però le ragioni dell'accelerazione degli ultimi giorni. Molte pagine di questa lunga storia devono essere ancora scritte. Compresa quella sulla buonuscita: c’è chi parla di un assegno da 300 milioni chi di mezzo miliardo. Sarà vero?

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
L’emergenza

Incendi, tre grossi roghi in poche ore: elicotteri in azione dal nord al sud

Le nostre iniziative