Parla Senigagliesi il mister promozione: la sorpresa? Il Taloro
Il tecnico del Muravera: «Apprezzzo moltissimo Cirinà La delusione è il San Teodoro, è partito con uno squadrone»
MURAVERA. Il mister Stefano Senigagliesi è stato uno degli artefici della storica promozione in serie D del Muravera. Cinquant’anni, (per ironia della sorte è nato nel 1965 l’anno in cui è stata fondata la società gialloblù), marchigiano di Osimo, in provincia di Ancona, ha esordito come allenatore-giocatore nel 1992 con il Serra Dè Conti in Promozione. Non gradisce parlare della sua carriera da giocatore si limita a dire di essere stato un centrocampista. «Per essere un buon fantino non necessariamente bisogna essere stato precedentemente un buon cavallo».
Prima di approdare sulla panchina del Muravera, stagione 2010-2011, ha allenato la primavera dell’Ancona, poi il Piobbico (D), l’Ostravetere (Eccellenza), l’Ilvamaddalena (Eccellenza), gli allievi del Cagliari, la Primavera dell’Ancona, la Maceratese (D), il Monturano (D), il Tortolì (Eccellenza), il Villacidro (D), l’Osimara (Eccellenza). E’ stato fermo nella stagione 2013- 2014 per stare accanto alla moglie Vincenza Pettinari gravemente ammalata.
Quale squadra tra quelle che ha allenato le è rimasta nel cuore?.
«La mia prima squadra il Serra Dè Conti - risponde Senigagliesi -. Fu una esperienza bellissima. E’ stato il direttore sportivo della squadra marchigiana Sandro Appolloni, al quale devo tantissimo, a convincermi a fare l’allenatore come professione».
A parte il Muravera qual è stata la squadra rivelazione del campionato?
«Il Taloro Gavoi. I rossoblù barbaricini pur avendo una rosa non di livello sono riusciti a concludere il campionato al settimo posto con 55 punti».
Qual è invece la squadra che ha deluso?
«Il San Teodoro. Era la squadra più accreditata per la vittoria finale. Aveva un organico di prim’ordine. Non sono riusciti a centrare neanche i playoff».
Tra i fuori quota quale è stato il giocatore migliore?
«Federico Usai. Per lui prevedo un ottimo futuro. Deve ancora dare il meglio. Ha, delle ottime potenzialità non ancora del tutto espresse».
Quando ha capito che avreste potuto essere promossi?
«Prima, dopo la sconfitta casalinga col Latte Dolce, alla terza giornata di andata. Abbiamo dominato per 70’ e siamo stati puniti nel finale. Poi dopo la vittoria con il San Teodoro nel girone di ritorno. Abbiamo giocato con una formazione rimaneggiata per l’assenza di sei titolari».
Come è stato il rapporto con giocatori e dirigenti?
«Ottimo. I ragazzi si sono impegnati al massimo dimostrando attaccamento alla maglia. I dirigenti a partire dal presidente Giampaolo Aresu sono stati disponibili e mai invadenti».
Qual è stato l’allenatore migliore del campionato?
«Ivan Cirinà del Ploaghe».
A chi ha dedicato la vittoria del campionato?
“«A mia moglie Vincenza, la donna più importante della mia vita».
Jacopo Bulla
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