Affacciati al balcone come papi del pallone
Che notte quella notte, la cena in ristorante poi tutti a casa di Arrica Quest’anno sono previste molte celebrazioni, ma per ora sono rinviate
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Il 12 aprile del 1970 è una data che resterà scolpita nella storia del calcio. La Sardegna, per la prima volta, diventa la regina del pallone. Il Cagliari campione d’Italia significa l’uscita dall’isolamento di una regione che fino ad allora era considerato un luogo nel quale spedire qualcuno che doveva essere punito. La frase “ti mando in Sardegna” in quel periodo faceva parte della letteratura spicciola.
La città che impazzisce di gioia. Una festa che comincia all’interno dello stadio Amsicora, poi si sposta per le strade di Cagliari invase da auto che suonano il clacson per tutta la notte e da tifosi con bandiere al vento. I giocatori che dopo una cena al ristorante vanno a casa di Andrea Arrica per continuare la serata, e sono “costretti” come pontefici del pallone ad affacciarsi ai balconi per salutare chi li ha accompagnati per tutta la stagione verso lo scudetto. Una festa che non ha coinvolto solo la città di Cagliari ma tutta la Sardegna che ha scatenato la propria gioia per una vittoria che sono qualche anno prima era considerata fantascienza.
Il mezzo secolo da quella impresa sarebbe stato ricordato con tutta una serie di manifestazioni che il club aveva già organizzato e calendarizzato. La pandemia di coronavirus ha fatto slittare tutti gli appuntamenti, alcuni dei quali si terranno più avanti. Per esempio la rimpatriata dei giocatori. Il Cagliari aveva preparato una bella sorpresa per loro, che naturalmente non è stata svelata.
Ma l’idea di colorare di rossoblù balconi e finestre ha avuto un gran successo. Sono stati esposti cimeli non solo di quell’epoca ma anche più recenti. Chiunque avesse una maglietta o una sciarpa in casa, l’ha appesa negli stenditoi, sui balconi e nelle terrazze, così come era stato chiesto dalla dirigenza rossoblù. La conferma di una passione rimasta immutata nel tempo e che negli ultimi anni si è risvegliata con maggiore forza, grazie al lavoro fatto dalla dirigenza guidata da Tommaso Giulini, che ha messo al primo posto del progetto di sviluppo che coinvolge l’intera tifoseria del Cagliari, non solo nell’isola.
Probabilmente nemmeno la vicina ricorrenza del centenario potrà essere festeggiato come si sarebbe voluto. La partita tra le leggende azzurre e il Cagliari di ieri e di oggi non potrà essere giocata. Il 30 maggio la situazione, almeno si spera, sarà migliore, ma i protocolli saranno ancora rigidi e bisognerà mantenere quella distanza sociale che nello sport diventa una barriera.
La città che impazzisce di gioia. Una festa che comincia all’interno dello stadio Amsicora, poi si sposta per le strade di Cagliari invase da auto che suonano il clacson per tutta la notte e da tifosi con bandiere al vento. I giocatori che dopo una cena al ristorante vanno a casa di Andrea Arrica per continuare la serata, e sono “costretti” come pontefici del pallone ad affacciarsi ai balconi per salutare chi li ha accompagnati per tutta la stagione verso lo scudetto. Una festa che non ha coinvolto solo la città di Cagliari ma tutta la Sardegna che ha scatenato la propria gioia per una vittoria che sono qualche anno prima era considerata fantascienza.
Il mezzo secolo da quella impresa sarebbe stato ricordato con tutta una serie di manifestazioni che il club aveva già organizzato e calendarizzato. La pandemia di coronavirus ha fatto slittare tutti gli appuntamenti, alcuni dei quali si terranno più avanti. Per esempio la rimpatriata dei giocatori. Il Cagliari aveva preparato una bella sorpresa per loro, che naturalmente non è stata svelata.
Ma l’idea di colorare di rossoblù balconi e finestre ha avuto un gran successo. Sono stati esposti cimeli non solo di quell’epoca ma anche più recenti. Chiunque avesse una maglietta o una sciarpa in casa, l’ha appesa negli stenditoi, sui balconi e nelle terrazze, così come era stato chiesto dalla dirigenza rossoblù. La conferma di una passione rimasta immutata nel tempo e che negli ultimi anni si è risvegliata con maggiore forza, grazie al lavoro fatto dalla dirigenza guidata da Tommaso Giulini, che ha messo al primo posto del progetto di sviluppo che coinvolge l’intera tifoseria del Cagliari, non solo nell’isola.
Probabilmente nemmeno la vicina ricorrenza del centenario potrà essere festeggiato come si sarebbe voluto. La partita tra le leggende azzurre e il Cagliari di ieri e di oggi non potrà essere giocata. Il 30 maggio la situazione, almeno si spera, sarà migliore, ma i protocolli saranno ancora rigidi e bisognerà mantenere quella distanza sociale che nello sport diventa una barriera.
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