«Al calcio serve una comunicazione più disincantata»
di Andrea Sini
Il cagliaritano Garau dietro il “fenomeno social” Pescara «Servono inventiva, coraggio e interazioni con i follower»
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SASSARI. L’ironia come arma non convenzionale, il fair play come stella polare, il delfino come protagonista assoluto di imprese non necessariamente sportive. Il profilo Twitter del Pescara è un “caso” nel panorama degli account ufficiali delle società sportive e alle spalle di questo progetto c’è una figura interamente “made in Sardinia”. Emanuele Garau, 40 anni, cagliaritano trapiantato in Canada, dalla sua casa nei sobborghi di Toronto gestisce i cinguetti del club abruzzese in maniera totalmente differente rispetto ai suoi colleghi. Con fantasia ma anche con coraggio: le prese di posizione contro razzismo, violenza e omofobia sono valse di recente al Pescara un riconoscimento importante da parte di Amnesty Italia: il premio “Sport e diritti umani”.
«La gestione dei social con il Pescara ha un approccio particolare – dice Garau, che collabora anche con la Carrarese –, un po’ differente rispetto alla media ed è più vicino a come si vivono i social in altri Paesi. Si cerca di coinvolgere il follower e di trattare il calcio in maniera più leggera, raccontandolo in maniera, diciamo così, un po’ disincatata. Certamente alcuni fenomeni come razzismo e violenza devono essere raccontanti in un certo modo. Venivo da una bellissima esperienza con l’Atalanta femminile, dopo avere collaborato anche con la Torres femminile, mi sono proposto a a diversi club di serie B e C: il Pescara, grazie a Massimo Mucciante, responsabile della comunicazione, mi ha risposto nel giro di 2 ore e mi ha dato carta bianca».
Nel mondo del calcio argomenti come il razzismo e l’omofobia sono estremamente complicati da affrontare. A maggior ragione se a farlo è una società. «Io propongo e parto dal presupposto che non tutto piaccia o sia accolto in maniera positiva. Esporsi non è una cosa facile, come nella lotta per il razzismo, ma bisogna farlo: si può usare l’ironia e trasmettere il messaggio in un’altra maniera. Questo purtroppo spesso non accade, ci sono dinamiche che frenano i club. Ma, anche per quanto riguarda le tematiche quotidiane, non si può improntare la comunicazione sulla base dell’umore della curva o della tifoseria: anche una sconfitta può venire raccontata e “comunicata” in maniera meno drammatica, ma più leggera. Questo piace anche a coloro che non tifano per il Pescara, ma ci seguono e interagiscono con noi».
Garau, che ha iniziato in Sardegna collaborando con varie testate e radio regionali e concentrandosi a lungo sugli sport per i disabili, vive in Canada ma sostanzialmente si adegua al fuso orario italiano. «Mi sveglio alle 3 per tenere i contatti con gli uffici stampa, e durante la giornata non c’è un orario nel quale smetto di intervenire. Leggo, valuto, preparo i meme, cerco di guardare gli esempi positivi. Tra i tabù che per fortuna stanno candendo, c’è anche l’interazionesocial tra diverse società, magari rivali». Come giudica la comunicazione social dei principali club sardi? «Il Cagliari è abituato a fare cose da serie A e fa un buonissimo lavoro, così come l’Olbia, che pure non ha una platea molto ampia. La Torres non è una società qualunque e il numero delle interazioni dimostra che si può spingere ancora di più. Seguo la Dinamo twitter: il basket non ha tantissima visibilità, rispetto al calcio ma loro fanno tante attività. Un consiglio? Sì – conclude Emanuele Garau –, e può valere per tutti: interagire di più con i follower. È una cosa che può portare soltanto benefici».
«La gestione dei social con il Pescara ha un approccio particolare – dice Garau, che collabora anche con la Carrarese –, un po’ differente rispetto alla media ed è più vicino a come si vivono i social in altri Paesi. Si cerca di coinvolgere il follower e di trattare il calcio in maniera più leggera, raccontandolo in maniera, diciamo così, un po’ disincatata. Certamente alcuni fenomeni come razzismo e violenza devono essere raccontanti in un certo modo. Venivo da una bellissima esperienza con l’Atalanta femminile, dopo avere collaborato anche con la Torres femminile, mi sono proposto a a diversi club di serie B e C: il Pescara, grazie a Massimo Mucciante, responsabile della comunicazione, mi ha risposto nel giro di 2 ore e mi ha dato carta bianca».
Nel mondo del calcio argomenti come il razzismo e l’omofobia sono estremamente complicati da affrontare. A maggior ragione se a farlo è una società. «Io propongo e parto dal presupposto che non tutto piaccia o sia accolto in maniera positiva. Esporsi non è una cosa facile, come nella lotta per il razzismo, ma bisogna farlo: si può usare l’ironia e trasmettere il messaggio in un’altra maniera. Questo purtroppo spesso non accade, ci sono dinamiche che frenano i club. Ma, anche per quanto riguarda le tematiche quotidiane, non si può improntare la comunicazione sulla base dell’umore della curva o della tifoseria: anche una sconfitta può venire raccontata e “comunicata” in maniera meno drammatica, ma più leggera. Questo piace anche a coloro che non tifano per il Pescara, ma ci seguono e interagiscono con noi».
Garau, che ha iniziato in Sardegna collaborando con varie testate e radio regionali e concentrandosi a lungo sugli sport per i disabili, vive in Canada ma sostanzialmente si adegua al fuso orario italiano. «Mi sveglio alle 3 per tenere i contatti con gli uffici stampa, e durante la giornata non c’è un orario nel quale smetto di intervenire. Leggo, valuto, preparo i meme, cerco di guardare gli esempi positivi. Tra i tabù che per fortuna stanno candendo, c’è anche l’interazionesocial tra diverse società, magari rivali». Come giudica la comunicazione social dei principali club sardi? «Il Cagliari è abituato a fare cose da serie A e fa un buonissimo lavoro, così come l’Olbia, che pure non ha una platea molto ampia. La Torres non è una società qualunque e il numero delle interazioni dimostra che si può spingere ancora di più. Seguo la Dinamo twitter: il basket non ha tantissima visibilità, rispetto al calcio ma loro fanno tante attività. Un consiglio? Sì – conclude Emanuele Garau –, e può valere per tutti: interagire di più con i follower. È una cosa che può portare soltanto benefici».
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