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«Un grande anno, peccato sia finito»

«Un grande anno, peccato sia finito»

Michele Vitali: «Quando usciremo apprezzeremo cose che davamo per scontate»

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SASSARI. La chitarra, il canto e lo yoga per passare il tempo, le ottime sensazioni che quest’annata lascia e una grande voglia di ripartire. Michele Vitali ha riavvolto il nastro della stagione e in diretta su Instagram ha risposto alle domande dei tifosi della Dinamo.

«Sicuramente è stato un grande anno – ha detto l’esterno biancoblù –, è stato giusto finirla così dato che siamo davanti ad una situazione di emergenza mondiale ma allo stesso tempo penso sia stato un peccato interrompere tutto perché la nostra stagione stava andando alla grande. L’impatto è stato fighissimo si può dire? Arrivare e vincere subito è ciò che tutti vorrebbero, ci ha dato tanta fiducia. Partivamo già con grande fiducia perché avevamo tutta la Sardegna dietro, meglio di così non poteva andare».

Come sta vivendo questo momento? «Davanti a tutto va la salute, speriamo che si risolva tutto il prima possibile così potremo riprendere a giocare. Mi manca da matti il campo, quando torneremo alle nostre vite di sempre apprezzeremo ancora di più le cose che prima davamo per scontate». Che allenatore è Poz? «Diverso da tutti quelli che ho avuto – dice il più giovane dei fratelli Vitali – ed è stato bello perché sono cresciuto in un settore giovanile della Virtus Bologna dove la disciplina era la prima cosa e non ero abituato al suo modo di allenare. Fa morire dal ridere, i video che fa sono uno spettacolo, ci racconta spesso tanti aneddoti, mi son trovato bene. Partire in quintetto? Secondo me è una cosa che non aumenta la pressione, ogni giocatore in squadra è importante, per me non c’è grossa differenza, sei in campo e devi fare quel che serve per vincere. Ho imparato che ci si deve fare sempre trovare pronti, il quintetto è uno stimolo in più: ma l’importante è chiuderle le partite».

Questo per Vitali è stato anche un anno particolare per quanto riguarda la nazionale. «La maglia azzurra ti dà emozioni particolari, quando Meo ha detto che sarei stato capitano mi sono emozionato nonostante un po’ lo immaginassi dato che ero quello con più presenze. Il giorno della partita con la Russia – conclude l’ex giocatore di Brescia e Andorra – mi sono sentito responsabilizzato”».

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