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«La Dinamo può battere anche il virus»

di Gianna Zazzara
«La Dinamo può battere anche il virus»

L’infettivologo Sergio Babudieri studia la sicurezza dei giocatori e il piano per accogliere il pubblico al PalaSerradimigni

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SASSARI. «I tifosi al palazzetto? Spero di rivederli presto. Distanziati e in sicurezza, certo, ma il basket non è più basket senza il pubblico. Mi auguro che non dovremo privarci a lungo di questo piacere».

Il professore Sergio Babudieri, direttore del reparto di Malattie infettive dell’Aou di Sassari, in prima linea durante l’emergenza sanitaria, è il consulente della Dinamo per i protocolli di sicurezza e prevenzione covid. Ha messo a punto la procedura per garantire la massima sicurezza della squadra, in ritiro e negli allenamenti, e ha aggiunto i test sierologici ai tamponi. Poi, il fronte-palazzetto. Ancora non si sa se la partenza del campionato, il 27 settembre, sarà a porte chiuse o semiaperte, con il pubblico contingentato, ma la Dinamo guarda lontano e ha già iniziato a riflettere sul futuro, pensando anche – se si deciderà per l’afflusso ridotto – di prevedere file alterne e non posti alterni. Fra gli studi seguiti da Babudieri, anche quello relativo al ricambio dell’aria al palasport, e tutto quanto necessario per garantire la massima sicurezza. Perché riportare il pubblico sulle tribune è una priorità per il basket che vive grazie agli introiti del botteghino e agli abbonamenti.

Professor Babudieri, porte aperte al pubblico per la prossima serie A?

«Se i dati restano come sono, tutto è possibile. Stiamo lavorando ipotizzando vari scenari e prevedendo protocolli diversi in base alle disposizioni che riceveremo. Tutto, infatti, dovrà essere in linea con le indicazioni del Comitato tecnico sanitario e della Lega Basket, che devono ancora essere emanate. Nello scenario più favorevole si potrà riaprire il palazzetto con tutti i 4500 posti. Per garantire la sicurezza al 100% di tutti, dai tifosi ai giocatori allo staff, bisognerà rispettare determinate condizioni che stiamo studiando, oltre alle regole in vigore, cioè massima igiene, distanza e mascherina».

Ingressi scaglionati, termoscanner, posti a scacchiera?

«Le soluzioni sul tavolo sono tante, ma prima, ripeto, dobbiamo conoscere le linee guida del Cts e della Lega Basket. È una partita delicata che non si può rischiare di perdere».

È possibile una riapertura parziale?

«Sì, con la sola tifoseria di casa per esempio o con un rigido rispetto del distanziamento sociale negli accessi e per i posti sulle tribune. Sono tutte opzioni sul tavolo».

Come sarà il PalaSerradimigni post pandemia: addio maniglie alle porte dei bagni, e plexiglas per separare i tifosi?

«Siamo in attesa delle linee guida, comunque il PalaSerradimigni non è complesso da adeguare (i lavori di ristrutturazione per l’ampliamento dell’impianto sono già partiti, ndr). Non stiamo parlando della tensostruttura di Venezia, il famoso Taliercio, dove gioca la Reyer: lì i giocatori e il pubblico facevano fatica a respirare già in era pre-covid, si sudava stando fermi. Ci sono strutture più o meno adatte, e società che dovranno provvedere a metterle in sicurezza».

Quanto sarà importante la collaborazione dei tifosi?

«Sarà fondamentale, se le linee guida vengono seguite non ci saranno problemi».

Professore, lei ha vissuto in prima persona e in prima linea la fase più dura della pandemia, cosa ci aspetta?

«Premetto che i recenti dati sulla pandemia in Italia ci dicono che nonostante le aperture il trend del virus nel nostro Paese fa ben sperare. Ma non bisogna abbassare la guardia, neanche qui da noi in Sardegna dove la situazione è addirittura migliore rispetto al resto d’Italia. Anche nella fase più dura la abbiamo gestita con tranquillità, le terapie intensive non si sono mai riempite. Per questo sono ottimista, ma, ripeto, bisogna restare prudenti. Come cittadini possiamo fare la nostra parte non sottovalutando il virus».

E i negazionisti?

«Mi fanno ridere. Se è vero che pazienti gravi ora se ne vedono pochi negli ospedali, questo risultato è la conseguenza dei sacrifici che hanno fatto gli italiani. Sono stati esemplari. Ciò detto, ora bisogna cambiare mentalità. Abbiamo imparato a gestire la malattia, se la diagnosi viene fatta per tempo siamo in grado di bloccarla. In attesa del vaccino dobbiamo cominciare a convivere con questo virus attuando regole di responsabilità civile che sono poi quelle dette più volte e che tutti ormai conoscono».

Un suggerimento al tifoso che non vede l’ora di tornare al palazzetto per sostenere i suoi Giganti?

«Se un tifoso vuole tornare a guardare dal vivo la sua squadra rispetti le regole e tutto andrà bene».

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