Sardara: «Poz si deve calmare per il bene del Banco»

Il presidente della Dinamo bacchetta il coach: «Ma non è in discussione»

SASSARI. Urla nel silenzio, parole irripetibili e un nervosismo esagerato sin dalla palla a due, che vanno a coprire e cancellare anche quella fetta di ragione che gli spetta in maniera abbastanza chiara. Pozzecco che “esce di testa” e se la prende con gli arbitri però non piace alla Dinamo e la sceneggiata di venerdì sera durante la semifinale contro la Virtus Bologna, che è costata al coach l’espulsione per doppio fallo tecnico, è rimasta un po’ indigesta.

Più della delusione per la sconfitta, maturata al termine di una gara giocata molto bene per almeno 30 minuti, a tenere banco è la totale perdita del self control da parte di Gianmarco Pozzecco, “stoppato” al momento dell’uscita dal campo da Stefano Sardara.

Presidente, cosa è successo ieri dalle parti della panchina biancoblù?

«Gianmarco era troppo nervoso, sin dall’inizio. E questo non va bene, perché ha trasmesso nervosismo anche all’ambiente».

Le proteste per alcune decisioni arbitrali però sono sembrate decisamente comprensibili.

«Ma un conto è protestare per una decisione arbitrale. Un’altra cosa è perdere completamente il controllo. Dobbiamo stare calmi, Poz deve stare calmo, perché comportandosi in questo modo non si ottiene comunque niente».

Secondo lei l’arbitraggio ha orientato il risultato?

«Mi viene in mente un episodio che ha fatto adirare anche me: il fallo in attacco fischiato a Bilan sul +7, che da un potenziale gioco da tre punti è diventato una palla per i nostri avversari. Venerdì ce la siamo giocata bene, senza tre pedine importanti. Con noi al completo, la Virtus avrebbe comunque potuto vincere, ma avrebbe penato ancora di più».

La domanda era un’altra.

«E la risposta è no: abbiamo perso perché abbiamo dato tutto contro una grandissima squadra e alla fine non ne avevamo più. Ma il tema è comunque un altro».

In che senso?

«Non mi interessa parlare dell’arbitraggio perché un problema tra la Dinamo e gli arbitri non esiste e non deve esistere. Mi interessa parlare del nostro allenatore e del comportamento che lui e tutti noi dobbiamo tenere durante le partite».

Prego.

«Due espulsioni nelle ultime tre partite non sono qualcosa di cui andare fieri. Sono troppe e non hanno nessuna giustificazione. Gianmarco è eccessivamente nervoso e non va bene».

A cosa è dovuto secondo lei questo nervosismo?

«Lui è fatto così, sappiamo tutti che ha un carattere particolare. Sa che deve lavorare su se stesso, in passato da quando è stato con noi a Sassari lo ha fatto, si è applicato e ha ottenuto risultati, dai quali sia lui che noi abbiamo tratto giovamento. Ora si sta lasciando di nuovo un po’ andare, bisogna che si riparta da quel punto. Deve tornare a prestare la stessa attenzione e lo stesso impegno di qualche tempo fa».

Siamo in un momento particolare: il lungo lockdown, la riapertura, gli infortuni e i contrattempi a ripetizione. Un po’ di nervosismo ci può stare da parte di un allenatore.

«Sì, ma solo sino a un certo punto e non se questo ci danneggia. A Bologna ha iniziato a protestare dalla palla a due, trasferendo all’ambiente un tipo di tensione che non ci possiamo permettere. Così non va bene, e bisogna essere onesti: gli arbitri all’inizio hanno tollerato, l’espulsione sarebbe potuta arrivare addirittura prima».

Memori anche di quanto successo tra voi a giugno, a oggi la posizione di Pozzecco è in discussione?

«Neanche per sogno. Gianmarco è e resta l’allenatore della Dinamo. Siamo convintissimi e felicissimi di andare avanti con lui. Ma voglio che si parli di lui perché è un bravo allenatore e ottiene buoni risultati, non perché si lascia andare a queste sfuriate. Ha l’occasione di consacrarsi a certi livelli, non può sprecare tutto».

Al di là di questo episodio, con che umore è tornato a Sassari dopo l’eliminazione dalla Final Four?

«Con un po’ di amarezza, perché ci siamo resi conto di potercela giocare, ma purtroppo non siamo arrivati a questo appuntamento nelle condizioni migliori. C’era un limite oggettivo legato agli infortuni e alle condizioni precarie di alcuni giocatori. Però da Bologna ho portato con me una certezza: a ranghi completi questa Dinamo se la gioca con chiunque».

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