Basket, Gianmarco Pozzecco: «Io defilato? È il nostro segreto»

Il coach della Dinamo racconta il momento positivo

SASSARI. Coach Gianmarco Pozzecco, la sua Dinamo ha chiuso il 2020 con una bella vittoria, che vi avvicina alla Final Eight. Il modo ideale per mandare in archivio un anno complicato.
«Dal punto di vista sportivo viviamo un momento felice. Sono contento, siamo terzi in campionato e primi in Champions League. Bisogna avere la consapevolezza dover di vivere alla giornata, sapendo che arriveranno momenti meno felici: è la caratteristica di questo campionato».

È per questo che la classifica della serie A è così corta?
«Ogni partita nasconde insidie, il fattore campo conta relativamente e fare pronostici è impossibile. Per le squadre che devono vincere diventa tutto più complicato, per le altre forse il contrario. Noi non possiamo lamentarci. E con Brescia abbiamo avuto tanto anche dalla panchina».

Andiamo subito alla nota dolente: Justin Tillman in campo solo per pochi minuti, e sempre fuori nel secondo tempo. È una bocciatura?
«Assolutamente no, mi è dispiaciuto lasciarlo fuori ma ci serviva vincere e avevamo raggiunto un buon equilibrio. Continueremo a lavorarci».

Lui però continua a sembrare un pesce fuor d’acqua.
«Ha avuto un percorso sfortunato, con il dramma della morte dei genitori. Una volta arrivato qui è stato falso positivo e poi ha avuto l’infortunio alla spalla, tutte vicissitudini che lo hanno bloccato, e non gli hanno dato la possibilità di lavorare col gruppo proprio nel momento in cui stava costruendo la propria identità. Il problema è proprio aver costruito questa identità senza di lui, e ora capisco che sia complicato inserirsi in un contesto in cui nel suo ruolo ci sono giocatori che stanno facendo straordinariamente bene, come Bilan, Bendzius e Burnell».

Come se ne esce?
«Con il lavoro e con la fiducia. Justin in questo periodo si sta allenando bene, in settimana vedo da parte sua attenzione e spirito di sacrificio. Ha 24 anni, ha talento e caratteristiche che ci servono. Ma è anche un uomo, non una macchina. Dopo la partita ho parlato con lui, l’ho rassicurato».

Vale la pena aspettarlo?
«Di più. Vale la pena e soprattutto se lo merita».

Torniamo a lei: a Cremona dopo l’intervallo è rimasto negli spogliatoi; domenica con Brescia nel secondo tempo si è seduto e ha affidato la squadra al suo vice. Tutto a posto?
«Nell’ultimo periodo ho somatizzato certe situazioni che mi vedono responsabile: ho commesso degli errori, ne soffro, molto umanamente, e non voglio nasconderlo. Tutto questo mi porta a essere più nervoso del solito, e a volte questo nervosismo non riesco a trasformarlo in energia positiva per la squadra. Tra l’altro, per tante ragioni, sono sempre sotto i riflettori, quindi starci meno non mi dispiace. A Cremona ho ritenuto più utile trovare un’alternativa, passando il testimone a Casalone. Con Brescia ho dato i gradi a Edo e Gerry Gerosa e mi sono messo a fare il vice. Tra l’altro io ho fatto l’assistente e consiglio questa esperienza a tutti i giocatori che vogliono allenare».

È andata piuttosto bene...
«Sapete perché me lo posso permettere, e perché funziona? Perché il mio staff gode di grande considerazione da parte della squadra. Tutto questo mi dà enorme soddisfazione, vederli ancora più coinvolti è bellissimo. Con loro due e Boccolini, ma anche con Stefano, che è tornato in panchina da un paio di partite, e con lo stesso Federico Pasquini, con il quale ci facciamo dei segnali durante le partite, in questo momento c’è un’intesa totale. Credo che questo livello di collaborazione sia anche di esempio per i ragazzi. Il litigio con Sardara e il chiarimento, ci tengo a dirlo, hanno portato un miglioramento esponenziale del clima».

A proposito di tattica, come mai avete iniziato a usare la zona?
«Come diceva il mio maestro Dodo Rusconi, se non difendi di squadra la zona non può essere efficace. Noi in questo momento però abbiamo quello spirito di collaborazione che è indispensabile: ci sono comunicazione e posizione per poter aiutare, c’è la capacità di capire ciò che l’attacco vuole fare. Non credo molto nella zona “studiata”, di solito la facciamo quando ci sono dall’altra parte dei lunghi non tiratori. Infatti Buscaglia, che non è l’ultimo arrivato, ha messo subito dentro un lungo in grado di tirare da fuori. Ad ogni modo è un’arma difensiva in più, e i ragazzi ci credono».

Può fare il nome di un giocatore del quale è particolarmente contento?
«In questo momento sono felice per Stefano Gentile. Ha avuto tanti problemi fisici ma sta recuperando. Sono fiero di avergli dato ancora più responsabilità. Ora è anche diventato padre, lo vedo sempre più maturo, secondo me come giocatore può collocarsi a un grandissimo livello. Ma sono contento di tutti, da Kruslin a Katic, col quale abbiamo vinto 4 gare su 5. Senza parlare di Burnell e Bendzius, che sono due veri e propri colpi che portano la firma di Pasquini».

Il 2020 avrebbe dovuto vederla come ct della nazionale sperimentale, ma il Covid ha di fatto bloccato l’attività.
«Ci tengo molto e spero di diventare presto operativo».

Una cosa positiva di questo anno infame?
«La crescita professionale di un altro “dei nostri”: Lele Fara oggi è uno dei migliori team manager in Italia. Ci ritroviamo in casa un sassarese, un vero tifoso della Dinamo, che è un valore aggiunto inestimabile del nostro gruppo».

Una cosa negativa, tra le tante?
«Mi manca il contatto umano. Con i giocatori, con i tifosi, con le persone. La cosa veramente deprimente è vivere la pressione della partita, fare tutto in maniera professionale ma non poter condividere una gioia. Andare a vincere a Bologna e non poter festeggiare tutti insieme con una birra è una cosa tremenda. In una piazza come Sassari questa cosa la soffri ancora di più. E poi ci manca la Dinamo lab, e non abbiamo la possibilità di vivere la femminile».

Un augurio per il 2021.
«Spero finisca tutto con il vaccino. Lo farò? Sappiate che se ci sarà un furto di vaccini, io sono il primo indiziato. E patteggerò, ammettendo di averlo rubato per farlo il prima possibile...».

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