Dinamo eliminata: il Poz stavolta l’ha fatta grossa

Pozzecco trattenuto da Burnell sotto lo sguardo di Sardara

Sassaresi fuori dalla Final Eight di basket, il coach sotto accusa

MILANO. Non scende in campo e non deve segnare canestri, ma quando la sua squadra gioca si finisce inevitabilmente a parlare di lui. Prima e dopo. Gianmarco Pozzecco aveva rinunciato a tenere un profilo basso alla vigilia della Final Eight ed è riuscito ad attirare su di sé quai tutte le attenzioni anche durante la partita. Ora che la Dinamo è già sulla strada di casa, eliminata in maniera amarissima dopo la “sparatoria” con la Carpegna Prosciutto Pesaro, inevitabilmente si continua a parlare ancora del coach triestino. Che ha tanti meriti ma stavolta ha commesso anche parecchi errori, ed è normale che finisca sotto processo, giornalisticamente parlando.

L’accusa. La Dinamo è stata eliminata ai quarti di finale, dopo appena una partita, da una competizione nella quale ambiva ad arrivare sino in fondo. Lo ha detto alla vigilia proprio Pozzecco, prima in modo più articolato (“Non ho paura di mettere pressione sui miei ragazzi, siamo forti e possiamo vincere”), poi alla sua maniera, davanti a tutti gli altri coach: “Se vinceremo noi, come farete a portarci la coppa in Sardegna col Frecciarossa?”. Il campo ha invece detto che a meritare la qualificazione è stata Pesaro, che sulla carta è meno forte e di pressioni addosso ne aveva davvero poche. Una bruttissima botta, per il Banco, sicuramente la delusione più grossa della gestione Poz, dopo gara7 della finale scudetto persa con Venezia.

La difesa sassarese ha concesso la bellezza di 115 punti agli avversari, Bilan e compagni non hanno mai preso veramente il controllo del match, nonostante un massimo vantaggio di 13 punti, e soprattutto la squadra è stata completamente surclassata sul piano tattico. Il buon momento dei marchigiani c’entra solo in parte, perché la Dinamo arrivava da 9 vittore nelle ultime 10 partite. Insomma, meglio di così… La sensazione è che la sconfitta, prima ancora che della tripla del Tambone nell’ultimo minuto dell’overtime, sia figlia di una partita preparata molto meglio da Repesa ed eseguita in maniera perfetta dai suoi interpreti. Dai raddoppi su Bilan eseguiti con grande aggressività e tempi perfetti, alla difesa a zona, nella quale il gioco biancoblù si è spesso impantanato. La Dinamo, infine, è riuscita a incassare 115 punti contro una squadra che ha tirato con percentuali assolutamente normali: il 52% da 2 e il 41% da 3.

La difesa. È la legge della Final Eight, e lo dimostra anche la sfida con Brindisi di ieri. Che senso ha sottolineare per settimane il fatto che questa competizione sfugge ai pronostici, per poi voler spaccare il capello su una sconfitta all’overtime contro una squadra in ottima salute? La Dinamo, seconda in classifica in campionato nonostante un budget non certo stellare, a livello offensivo ha giocato sui suoi (elevatissimi) standard, segnando 99 punti nei tempi regolamentari e mandando come sempre cinque uomini in doppia cifra. La difesa ha concesso troppo, è vero, ma si è trovata davanti un Drell in serata di grazia e un Justin Robinson fiammeggiante, che comunque dopo un primo tempo da 19 punti era stato in qualche modo limitato.

La partita Pesaro l’ha vinta sulle giocate di due “eroi per caso”: Gerland Robinson, che al momento dell’uscita di Justin per falli aveva segnato appena 2 punti e ha chiuso a quota 15. E Matteo Tambone, che dopo oltre 41’30” trascorsi in panchina, si è alzato e ha toccato una sola palla, trasformandola nella tripla della vittoria. Insomma, storie tipiche da Final Eight. Con un’ultima annotazione sull’arbitraggio: largamente insufficiente, che ha scontentato entrambe le fazioni, e che ha lasciato le Dinamo senza tiri liberi per qualcosa come 16 minuti consecutivi, dal 18’ al 34’, nonostante la difesa spesso dura di Delfino e compagni.

La sceneggiata. Quello che è piaciuto meno, in ogni caso, è stato il comportamento di Pozzecco: prima il fallo tecnico a tempo scaduto dopo la fine del primo quarto, con proteste talmente plateali da venire sanzionate contemporaneamente dai tre arbitri. Poi la seconda sanzione, in uno dei momenti chiave del match, per una protesta su un’infrazione di passi di Happ apparsa chiarissima. E la lunga sceneggiata, con tanto di ulteriore discussione con i fischietti e di battibecco con alcune persone in tribuna, al momento di andare verso gli spogliatoi. Situazioni da evitare, che non fanno altro deteriorare il rapporto con gli arbitri e far sì che si parli di questo, più che degli straordinari risultati ottenuti sinora.

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