Arance e fischi dagli spalti per l’Italia senza “sardi”
di ANDREA SINI
Nel 1971 l’incredibile contestazione da parte del pubblico del Sant’Elia Per l’amichevole con la Spagna, Valcareggi non aveva schierato i cagliaritani
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«L’ultima volta che sono stato al Sant’Elia fuè temporada de naranjas». Nel dicembre 1989, alla vigilia dell’amichevole pre-Mondiale tra Italia e Argentina, Gianni Brera ricordò così “la partita delle arance” di quasi vent’anni prima.
Era in effetti la stagione degli agrumi, il giorno in cui la nazionale azzurra scese in campo a Cagliari contro la Spagna. Ma anche degli ortaggi, evidentemente, a giudicare da tutto quello che volò dagli spalti sul terreno di gioco. Una contestazione clamorosa da parte del pubblico cagliaritano, che di fatto costò a Cagliari un periodo di quasi due decenni senza partite dell’Italia. Una “punizione” che si esaurì appunto soltanto alla vigilia di Italia 90, grazie all’intercessione di Gigi Riva, che proprio in quel periodo entrava nello staff azzurro con il ruolo di accompagnatore.
Ma cosa accadde veramente quel pomeriggio del 1971? A raccontarlo è lo stesso Gianni Brera, nel suo volume “Storia critica del calcio italiano”, pubblicato da Bompiani nel 1975.
«Poiché la Coppa Nazioni non assilla – scrive il grande giornalista scomparso nel 1992 –, viene allestita una amichevole con la Spagna a Cagliari, il 20 febbraio 1971. Valcareggi ne approfitta per svecchiare un tantino. Ecco la sua formazione: Zoff (Napoli), Bet (Roma, Facchetti (Inter), Mazzola (Inter), Rivera (Milan), Boninsegna (Inter), De Sisti (Fiorentina), Prati (Milan)».
Il casus belli che scatena la protesta dei tifosi del Sant’Elia è proprio la scelta dell’undici da mandare in campo per sfidare gli spagnoli allenati dal leggendario László Kubala.
«Come si vede – prosegue Brera –, il buon Valcareggi suppone un po’ troppo dei cagliaritani: non figurando in squadra neppure uno di loro, quei fieri tifosi bombardano gli azzurri con fittissimi lanci di agrumi. Per soprammercato, la Spagna segna due gol (a zero) nel primo tempo e solo al 79’ può salvare l’onore – come si dice – il tarchiato e calmo De Sisti. La partita è da dimenticare come i lanci di agrumi. Ingenuo Valcareggi a credere che proprio in Sardegna lo “shinto” azzurro abbia la meglio sul tifo locale».
Brera, convinto sostenitore delle specificità regionali e locali dell’Italia (secondo alcuni fu un “leghista” ante litteram), tutt’altro che scandalizzato, diede così una personale interpretazione dello stato d’animo dei cagliaritani, privati della soddisfazione di vedere un loro giocatore in campo, sul loro campo, con la maglia della nazionale.
«Il particolarismo degli italiani non è un’opinione storica; quanto ai sardi, è piuttosto arduo dimostrare più della loro appartenenza politica all’Italia: quando si è rovinata la Spagna, li hanno trasferiti pari pari ai Savoia, che proprio allora stavano pencolando verso la Padania. Forse mai si sono sentiti tanto italiani i sardi come l’anno in cui hanno vinto lo scudetto: ma proprio per questo – conclude Brera – non si doveva prenderli in giro con la nazionale».
Era in effetti la stagione degli agrumi, il giorno in cui la nazionale azzurra scese in campo a Cagliari contro la Spagna. Ma anche degli ortaggi, evidentemente, a giudicare da tutto quello che volò dagli spalti sul terreno di gioco. Una contestazione clamorosa da parte del pubblico cagliaritano, che di fatto costò a Cagliari un periodo di quasi due decenni senza partite dell’Italia. Una “punizione” che si esaurì appunto soltanto alla vigilia di Italia 90, grazie all’intercessione di Gigi Riva, che proprio in quel periodo entrava nello staff azzurro con il ruolo di accompagnatore.
Ma cosa accadde veramente quel pomeriggio del 1971? A raccontarlo è lo stesso Gianni Brera, nel suo volume “Storia critica del calcio italiano”, pubblicato da Bompiani nel 1975.
«Poiché la Coppa Nazioni non assilla – scrive il grande giornalista scomparso nel 1992 –, viene allestita una amichevole con la Spagna a Cagliari, il 20 febbraio 1971. Valcareggi ne approfitta per svecchiare un tantino. Ecco la sua formazione: Zoff (Napoli), Bet (Roma, Facchetti (Inter), Mazzola (Inter), Rivera (Milan), Boninsegna (Inter), De Sisti (Fiorentina), Prati (Milan)».
Il casus belli che scatena la protesta dei tifosi del Sant’Elia è proprio la scelta dell’undici da mandare in campo per sfidare gli spagnoli allenati dal leggendario László Kubala.
«Come si vede – prosegue Brera –, il buon Valcareggi suppone un po’ troppo dei cagliaritani: non figurando in squadra neppure uno di loro, quei fieri tifosi bombardano gli azzurri con fittissimi lanci di agrumi. Per soprammercato, la Spagna segna due gol (a zero) nel primo tempo e solo al 79’ può salvare l’onore – come si dice – il tarchiato e calmo De Sisti. La partita è da dimenticare come i lanci di agrumi. Ingenuo Valcareggi a credere che proprio in Sardegna lo “shinto” azzurro abbia la meglio sul tifo locale».
Brera, convinto sostenitore delle specificità regionali e locali dell’Italia (secondo alcuni fu un “leghista” ante litteram), tutt’altro che scandalizzato, diede così una personale interpretazione dello stato d’animo dei cagliaritani, privati della soddisfazione di vedere un loro giocatore in campo, sul loro campo, con la maglia della nazionale.
«Il particolarismo degli italiani non è un’opinione storica; quanto ai sardi, è piuttosto arduo dimostrare più della loro appartenenza politica all’Italia: quando si è rovinata la Spagna, li hanno trasferiti pari pari ai Savoia, che proprio allora stavano pencolando verso la Padania. Forse mai si sono sentiti tanto italiani i sardi come l’anno in cui hanno vinto lo scudetto: ma proprio per questo – conclude Brera – non si doveva prenderli in giro con la nazionale».
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