Basket, Ergin Ataman: «Dal tetto dell’Europa mi manca la Sardegna»

Ha appena conquistato l’Eurolega con il suo Anadolu Efes Istanbul. Il coach turco ripercorre la straordinaria stagione dei suoi e guarda al futuro

SASSARI. La sua prima Eurolega, nuova di zecca, luccica nella bacheca di casa. Il sorriso delle occasioni migliori, sfoggiato dopo la finale vinta contro il Barcellona, lascia posto alla serenità di chi ha realizzato un sogno e non vede l’ora di riprovarci. Ergin Ataman, 55 anni, ha guidato il suo Anadolu Efes di Istanbul sul tetto d’Europa e ora, a una settimana dall’impresa, in esclusiva per la Nuova Sardegna prova a ricucire i fili di un successo che parte da lontano. E che, in qualche modo, tocca anche la nostra isola.

Coach Ataman, i complimenti per la vittoria valgono doppio, perché è stata davvero una Final Four bellissima.

«Sì, a livello tecnico credo che sia stata una manifestazione bellissima: ci sono state due semifinali molto dure e tirate per tutti, decise in entrambi i casi negli ultimissimi possessi. E la finale è stata una grande partita sia a livello tecnico che di intensità. È stato molto bello vincere, ma ci resta una sola amarezza: l’assenza dei tifosi. Forse si sarebbe potuto giocare la finale in una sede che consentisse di avere almeno un po’ di pubblico. Noi, che siamo fuori dall’Ue, non abbiamo potuto portare con noi neppure le nostre famiglie».

Al di là dell’equilibrio, il suo Efes ha coronato un biennio straordinario. Eravate davvero i più forti?
«Noi già dall’anno scorso eravamo pronti per questo traguardo, stavamo dominando la regular season dell’Eurolega e poi purtroppo ci siamo dovuti fermare. Non so se avremmo vinto, ma eravamo primi e di certo eravamo i favoriti. Perciò siamo ripartiti con la stessa identica squadra: niente movimenti e lo stesso obiettivo in mente».

In regular season però avevate chiuso al terzo posto.
«All’inizio abbiamo fatto un po’ di fatica, forse non eravamo concentrati e pronti dopo tutto quello che è successo. Poi abbiamo trovato il nostro ritmo e abbiamo disputato un campionato spettacolare. Abbiamo chiuso terzi, è vero, ma con le migliori statistiche dell’Eurolega come coefficiente tra punti fatti e subiti. Nella seconda metà della stagione abbiamo davvero dominato tante partite, ne abbiamo vinto parecchie con 20 o 30 punti di scarto».

Il successo sul Real Madrid nei playoff è stato una sorta di passaggio di consegne.
«Il Real Madrid è sempre una squadra dura, quella serie ci ha fatto molto bene. Poi eravamo pronti, come dicevo, l’unico nostro obiettivo era il primo posto. Avevamo questo in testa dal 2019, dopo la sconfitta con il Cska, e se devo essere sincero avevamo anche un po’ di rabbia addosso per la scorsa stagione rimasta incompiuta».

Rispetto all’ultimo posto del 2018, avete avuto una crescita incredibile.
«Sì, siamo migliorati come squadra e abbiamo acquisito una grande mentalità. Negli ultimi tre anni, l’Efes è la squadra che ha vinto più partite in assoluto in Eurolega. E sì, in effetti rispetto a quell’ultimo posto siamo cresciuti. Serve pazienza, serve tanto lavoro».

L’Olimpia Milano è arrivata a un tiro dal giocarsi la finale con voi.
«Con Ettore Messina hanno fatto un grandissimo lavoro, la sua esperienza è stata fondamentale. Hanno costruito una squadra che in un certo senso gioca un basket simile al nostro, con un roster basato tanto sugli esterni, come Rodiruguez, Delaney e Punter. Hanno giocato una grande Eurolega. Dopo tantissimi anni hanno raggiunto le Fina Four e hanno perso per un solo tiro. Secondo me hanno le carte in regola per restare con continuità a questi livelli».

Ha avuto modo di vedere qualche partita della Dinamo?
«Ho visto poche partite ma la seguo sempre. Ho visto per esempio l’ultima ed è stato davvero un peccato. Devo dire che in questi anni contro Venezia la Dinamo non è mai stata aiutata dalla fortuna».

Ha sentito Stefano Sardara di recente?
«Certo, ci sentiamo tutte le settimane. Sapeva che ho già firmato un rinnovo biennale, ma mi ha fatto un’offerta da due milioni per venire a Sassari e non ho potuto rifiutare... Battute a parte, Stefano è un amico ed è un grande appassionato di basket».

Siete anche soci, sulla stessa barca con Torino. Come va su quel fronte?
«Stiamo seguendo il campionato, aspettiamo e vediamo. Speriamo di andare in serie A, poi valuteremo come si potrà andare avanti. Siamo sulla stessa barca, sì, speriamo di non affondare».

Quando torna in Sardegna?
«Bella domanda. Ho un grande affetto nei confronti della vostra isola, ha casa là e purtroppo manco da due anni. Spero che le restrizioni finiscano presto anche per noi che veniamo dalla Turchia, non vedo l’ora che tutto torni alla normalità. Mi manca la Sardegna, ho voglia di andare a casa e incontrare i miei amici».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

WsStaticBoxes WsStaticBoxes