«Ho ancora tante frecce nel mio arco»

Eleonora Meloni, 18 anni, è campionessa europea nella specialità nudo. Il futuro? «Studierò per diventare ingegnere»

SASSARI. «Il tiro con l’arco? Non è solo un tiro al bersaglio, come molti pensano, in realta è molto di più. Dietro c’è tanto allenamento e fatica e poi serve concentrazione, tanta. Direi che da questo punto di vista è una disciplina che si avvicina allo yoga, che richiede rigore e meditazione. Io sono seguita quotidianamente da una psicologa che mi ha insegnato le tecniche di meditazione e respirazione. Se è uno sport rilassante? Direi proprio di no, durante le gare c’è lo stress tipico di ogni competizione».

Eleonora Meloni , 19 anni il mese prossimo, ha appena conquistato in Croazia il titolo di campionessa europea nell’arco nudo juniores, specialità campagna. Fa parte degli Arcieri di Uras, il gruppo sportivo tra i più forti d’Italia. Sempre in Croazia ha conquistato l’argento nella gara a squadre.

Complimenti Eleonora, due medaglie in una specialità sconosciuta ai più.

«In realtà ne ho vinto tre: oro nell’individuale e nel misto, e argento a squadre con altre due compagne. È vero che il tiro con l’arco è uno sport poco mediatico, ma qui a Uras è il più praticato, siamo arcieri nati. Ci teniamo davvero. Spero che queste vittorie siano anche l’occasione per far conoscere questo sport ai miei coetanei. Insegna a coltivare la fiducia in se stessi, la concentrazione e l’equilibrio interiore. Lo consiglio a tutti i ragazzi».

Lei come ha scoperto il tiro con l’arco?

«Nel 2014, avevo 12 anni. Dietro casa mia ho visto alcuni arcieri che si esercitavano e mi hanno fatto provare. L’arco non l’ho più lasciato».

Ha scelto l’arco nudo, una specialità non olimpica.

«Per noi l’equivalente delle Olimpiadi sono i World Games. I prossimi saranno negli Stati Uniti nel 2022. L’arco nudo è una specialità affascinante anche se faticosa. Le gare sono nei boschi, con percorsi a volte difficili, si tira in salita, in estrema discesa, e quanto bisogna camminare per cercare i bersagli. Oltre a tirare bene e avere una vista perfetta, bisogna avere ottimi piedi. Utilizziamo un arco semplice, quasi primitivo, non come l’arco olimpico che è invece super tecnologico, quasi un altro sport».

Ci racconti la gara dell’oro agli Europei nell’individuale. È stato difficile?

«Sono partita molto bene già dalle qualificazioni. Dopo solo un turno ho ottenuto il pass per accedere direttamente in semifinale. Poi in finale me la sono vista con la bravissima britannica Kathryn Morton, ma ho vinto io 48 a 37».

Un anno da incorniciare il 2021, prima la maturità poi addirittura tre medaglie agli Europei.

«Un anno impegnativo, direi, ma è andato tutto a meraviglia. Prima la maturità scientica (con un bel 100, ndr), poi gli Europei. Peccato per la pandemia che ha reso tutto più complicato, anche se per il nostro sport è stato più semplice rispetto ad altri. Il distanziamento è la regola nel tiro con l’arco».

Cosa farà da grande?

«Ancora non lo so. Intanto mi sono iscritta a Cagliari alla facoltà di ingegneria elettrica, poi si vedrà. L’unica cosa certa è che il mio arco non lo abbandonerò mai, finora mi ha regalato tantissimo, anche un fidanzato. Si chiama Filippo, è arciere anche lui. Ecco, direi che il tiro con l’arco è un buon modo per fare nuove amicizie, oltre che per trovare fidanzati ovviamente ».

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