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Luca Vitali: «Vi riporto Jeff Brooks, vero uomo Dinamo»

di Antonello Palmas

	<strong>Jeff Brooks</strong> con la maglia di Trieste, la sua ultima squadra
Jeff Brooks con la maglia di Trieste, la sua ultima squadra

Il coach biancoblù annuncia il ritorno a Sassari di uno degli eroi del Triplete. «E’ molto legato a questa terra, ha grandi valori»

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Sassari «L'impatto con il mondo Dinamo è super. Sono molto contento». E quella di Luca Vitali, nuovo coach della nuova era, deve essere una contentezza contagiosa, perché è riuscito a piazzare un colpo sensazionale per la serie A2, convincendo Jeff Brooks a scendere di categoria e tornare a Sassari. La Dinamo non si può più nascondere, ora è chiaro a tutti che punta davvero a tornare subito al piano di sopra.

Brooks, che venerdì ha compiuto 37 anni, naturalizzato nel 2017 dopo aver sposato un’italiana, è uno degli eroi del Triplete biancoblù, dopo il quale ha giocato in Russia nel Saratov, poi a Malaga, nell’Olimpia Milano, nella Reyer Venezia e per ultimo a Trieste. Giocatore multidimensionale, sa fare praticamente tutto e bene, coprendo sia il ruolo di 4 che di 5. E ha una caratteristica che a Vitali piace molto: dà tutto per la realtà nella quale si trova, calandosi completamente dentro di essa.

Coach Vitali, Brooks è un colpo di gran livello, anche perché ha mercato in Lba e lo volevano anche all’estero, come lo avete convinto? «L'ho chiamato e gli ho detto: Jeff, nella carriera ci sono due esplosioni, la prima quando si esordisce, la seconda verso la fine. Lui è molto legato a questa terra. Gli ho spiegato un pochino il progetto ed è apparso entusiasta di poterne farne parte. È stato mio compagno in Nazionale, è un uomo che ha grandi valori. Penso che si attagli benissimo a quei quattro concetti di cui ho parlato il giorno della mia presentazione: appartenenza, emozionare, toccare il cuore, avere fame. Certo ci sono giocatori con tipi di fame differenti, nel suo caso secondo me (anche per l'età) ce l’ha per questa terra. È un profilo giusto e credo che faccia capire il bel lavoro di squadra che stiamo facendo con Paolo Citrini e la direzione “umana” che vogliamo dare a questa Dinamo».

Impressioni dopo il tuo arrivo in biancoblù? «Sono stato accolto molto bene, con grande entusiasmo, mi hanno fatto sentire subito a casa, compresa la gente incontrata in giro. Ho voluto conoscere tutto il mondo Dinamo, da chi gestisce la biglietteria al marketing, ho trovato persone con il sorriso e super disponibili e con voglia di lavorare bene insieme, di costruire qualcosa che aggreghi».

Non potevi proporre i tuoi assistant perché è la prima esperienza da head... «Mi trovo molto bene con lo staff, ho trovato un ambiente coeso, da Oldo (Max Oldoini) che l'altro è stato mio allenatore, sia a Cantù che nel giovanile, ad Antonio Carlini detto il Bomber perché fan di Gigi Scotto... E poi con Jack Devecchi, con cui siamo amici da una vita, e lo stesso “Citro”, lavoriamo con entusiasmo e voglia».

Con Cremona c'era un rapporto particolare, il triste epilogo fa capire quanto non sia scontato mantenersi a certi livelli. «Mi dispiace tanto, Cremona è stata fondamentale per me, mi ha dato tanto da giocatore, con il presidente Aldo Vanoli ha avuto un rapporto super, c’era un clima familiare. Gigi Brotto, che ha giocato a Sassari mi ha dato la possibilità di far parte dello staff. Una realtà che ha dato tanto al basket, ma purtroppo accadono cose su cui non puoi fare niente».

Tra le prime cose fatte all’arrivo a Sassari? «A Beppe Mulas appena arrivato avevo chiesto di vedere i ragazzi del settore giovanile di cui è responsabile. Abbiamo fatto un allenamento per visionarne una quindicina, perché credo che sia comunque importante fare sentire loro  che la società è attenta e può dare loro una opportunità. No, non faccio nomi per non mettere pressione».

Sassari sempre più tiepida verso il basket, come pensate di recuperare i tifosi? «Dobbiamo puntare prima di tutto a emozionare, il risultato viene di conseguenza. Non che non vogliamo essere competitivi, sappiamo che nella sport sei misurato dai risultati e solo se vinci sei un fenomeno. Ma vorrei che i ragazzi fossero concentrati nel creare un gruppo nel quale il popolo si riconosca e questo li faccia diventare più forti. Poi andremo a vedere dove saremo arrivati».

Ma è fattibile in un mondo di professionisti e (ne abbiamo visti) mercenari? «Io credo molto in questi valori, nel giocare per qualcosa, con una identità e una propria gratificazione. Ci sono posti che hanno bisogno di giocatori così, che si esaltano maggiormente in realtà nelle quali si sentono supportati da un’intera piazza» .

L'ipotesi di un ripescaggio: come la vedi? «La vedo che... siamo concentrati per fare una squadra per la A2. Queste cose non dipendono da noi. Se poi questa ipotesi lontana si concretizzasse, cercheremo di farci trovare pronti».

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