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Paolo Citrini:« Dinamo nata con un’idea logica, siamo certamente competitivi»

di Antonello Palmas
Paolo Citrini:« Dinamo nata con un’idea logica, siamo certamente competitivi»

L’analisi del direttore sportivo dei biancoblù: «Non abbiamo cercato le stelle. Gruppo con mentalità e giocatori che ci tengono»

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 Sassari Veniva già data tra le favorite prima che cominciasse la campagna acquisti, ora che la Dinamo ha scelto i suoi magnifici dieci per la A2 di basket arriva solo la conferma che Sassari ha tutti i numeri per tentare l’immediato ritorno nella massima serie. Come spiega il ds Paolo Citrini.

Senso di Dinamo Soddisfatti del roster costruito?

«Sono contento perché abbiamo fatto sicuramente una squadra competitiva. Grazie al coach Luca Vitali che è stato fondamentale parlando singolarmente con ogni giocatore che abbiamo trattato e alla società che ci ha supportato in tutto, informandosi costantemente».

Il gruppo italiani forse ha pochi eguali.

«Non abbiamo cercato le stelle, volevamo gente che avesse quel “senso di Dinamo” che ultimamente si era un po' perso. Ci sono giocatori che hanno già vinto, alcuni già stati in Dinamo e hanno già dimostrato di tenerci (non come molti della scorsa stagione). Penso a Monaldi, a Michele Vitali, a Brooks».

La scommessa Può definirsi tale quella di affidare queste ambizioni a un debuttante nel ruolo di head coach come Luca Vitali?

«Io credo molto in Luca, perché ha le idee molto chiare, è un ragazzo che parla la lingua dei giocatori, ha idee, conosce già il sistema, l'ambiente, la comunicazione. Ha un potenziale veramente enorme da esprimere e ha già capito cosa serve in un ambiente come quello della Dinamo. Stefano Sardara ha sempre avuto delle idee più avanti rispetto agli altri, e se lo ha preso è perché ci vede un potenziale talento e la capacità di poter fare un grande lavoro. Perché è stato un grande giocatore, perché ha una grande testa, personalità e la capacità di trasmettere ai giocatori un plus. Lo ha fatto anche nei colloqui individuali con tutti i giocatori».

Guardie «Forse non è una squadra clamorosa dal punto di vista del talento, ma è una Dinamo in cui tutti hanno mentalità e conoscono il peso del rendimento di squadra, difensivo e offensivo, che ci può permettere di costruire qualche cosa di buono. Quattro i creatori di gioco: Kara Kajami-Keane è il più in vista, il più importante a livello europeo, un play vero, di personalità, può essere un grande protagonista. Quindi Diego Monaldi e Alessandro Grande: uno ha vinto tre campionati in A2, l’altro ha talento ed è sempre stato protagonista. Tutti e tre intercambiabili, possono giocare insieme. A loro si aggiunge Riccardo Pisano, nato nella Dinamo, può giocare tre ruoli, dall'1 al 3, gran difensore.

Quindi gli ultimi due arrivati, negli spot di ala piccola.

 «Sono due team player, due giocatori di squadra, che possono fare tre ruoli, a metà tra i lunghi e gli esterni, ovvero Joonas Riismaa e Michele Vitali. Il primo è giovane, ha esperienze in A1 e A2, che è un giocatore che può giocare tre ruoli (dal 2 al 4), non appariscente ma fa tutte le cose che servono per la squadra, dalla difesa al tiro da tre punti, sa dare equilibrio. L'anno scorso a Tortona, quando Fioretti aveva degli infortunati, è stato assolutamente all'altezza, è un giocatore che fa giocare meglio anche gli altri. La stessa cosa vale per Michele, è un tiratore (non è uno da venti punti a partita), difende, può giocare da due ma anche da quattro, come aveva fatto Veronesi. Un vincente. Mi ricordo che l'ultimo trofeo, la Supercoppa, la Dinamo lo vinse perché lui mise due bombe nel supplementare con Venezia, nella Supercoppa di Bari, Anche se ha qualche anno in più, carattere, personalità ed entusiasmo restano. Uno dei migliori italiani che ci può essere in A2».

I lunghi

«Sono quattro, atipici. Un giovane dal grande potenziale, che è Nicolò Nobili, 2.08 con le spalle larghissime, ha buone mani, può crescere, che può giocare 5-4. Stesso discorso per Simone Aromando, che può giocare 4-5, perché ha post basso, tiro, è un giocatore rampante, l'anno scorso ha fatto molto bene a Mestre e nel finale di stagione a Pesaro. Abbiamo messo vicino un grande jolly come Jeff Brook, sappiamo che andrà gestito perché arriva da un'operazione, ma è integro, ha fisico da trentenne, mentalità vincente, una professionalità pazzesca, può essere il grande trascinatore con la sua leadership. E l'ultimo, Bryce Nze, è una scelta molto chiara, perché abbiamo pensato che in A2 fanno la differenza i giocatori che sanno giocare più ruoli e sanno fare più cose. Nze è un giocatore che innanzitutto ha vinto la A2 da protagonista in Francia, un campionato molto competitivo e molto fisico. Giocatore fatto e finito per un A2, molto solido, passa benissimo la palla, ha tiro da tre punti e può giocare sia 4 che 5. Sono differenti e intercambiabili, ma multifunzione. Alla fine, in un mercato dove ci sono 6-7 squadre veramente con budget importanti e con voglia di vincere, noi siamo riusciti a creare una squadra competitiva, con un'idea di Dinamo e con un'idea logica, che era la cosa fondamentale».

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