La Dinamo ha delle scusanti ma l’approccio non è da big Basket
Le assenze da sole non spiegano il flop di domenica 4 ottobre contro Montecatini
Sassari Certo che si sperava qualcosa di meglio per l’esordio casalingo della Dinamo Banco di Sardegna, sconfitta in casa da Montecatini (72-81) dopo una rimonta apparsa cosa fatta, ma che non si è davvero realizzata. Che si potesse produrre una prestazione migliore davanti ai tifosi biancoblù accorsi tutto sommato in buon numero al PalaSerradimigni (fatto non scontato dopo una retrocessione e 16 anni in Lba) è sicuro, ma era anche logico attendersi dei problemi legati alle assenze e a una preparazione condotta non certo nella maniera ideale.
Non si tratta di cercare alibi e tutto sommato in casa Dinamo nemmeno lo fanno, per orgoglio e consapevoli che potrebbe essere un’arma a doppio taglio dal punto di vista psicologico. Ma è un dato di fatto che, in uno sport in cui si va in campo in cinque e il roster è composto fondamentalmente da dieci elementi, dover fare i conti con quattro assenze di cui tre riguardano titolari non è un aspetto secondario, anche per chi, come i Giganti, non nasconde ambizioni di primato e di promozione, diretta e non. E che la preparazione non è quindi stata condotta come si voleva.
Rinunciare contemporaneamente a Kaza Kajami-Keane, play e tiratore principale oltre che nazionale canadese, all’esperto Michele Vitali e all’uomo attorno a cui è stato costruito il progetto per leadership e capacità tecniche e fisiche, Jeff Brooks (colpito da febbre), insieme a quella del giovane Riccardo Pisano, è oggettivamente uno sforzo che non è facile da sostenere.
Già a Milano con l’Urania si erano manifestate delle problematiche cui in qualche modo si era riusciti a rimediare. Contro i toscani di Andreazza però i sassaresi hanno avuto delle pause inattese, con percentuali da due non all’altezza: 7/17 nel primo tempo, nel quale Luca Vitali avrebbe dovuto chiamare time out ma non lo ha fatto, spiegando in sostanza che i giocatori hanno la sua fiducia e la capacità di migliorare, non hanno bisogno di un babbo che li richiami. Concetto che per la verità non ha convinto i più. Ma anche le percentuali dalla lunetta (8/18 finale) sono state davvero inadeguate. Ma soprattutto occorre cambiare l’approccio: troppo morbido, così non si va lontano.
Da considerare che domenica esordiva il play irlandese Sean Flood, che non poteva essere già inserito anche se ha avuto impatto da giocatore d’esperienza, che si sa gestire. Ma questo ha costretto a un super lavoro Monaldi («Diego ha tirato la carretta per tutta la preseason», ha ricordato coach Luca Vitali) e Grande.
Inoltre Bryce Nze era in campo dopo alcuni giorni di febbre e ha tardato a carburare; che Nicolò Nobili tarda a entrare nei giochi; e che Alessandro Grande era diventato papà da pochi giorni, anche se è riuscito a gestirsi al meglio risultando alla fine uno dei due migliori insieme a un Riismaa che si conferma grande acquisto.
Grande ha tra l’altro terminato dolorante, ma in sala stampa alle domande preoccupate dei giornalisti Luca Vitali si è affrettato a precisare: «Sono solo crampi...».
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