La Nuova Sardegna

Grazia Deledda tra biografia e fiction

di LUCIANO MARROCU
Grazia Deledda tra biografia e fiction

Anticipazione dal libro che Luciano Marrocu dedica al Nobel

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Il 15 agosto, dopodomani, cadono gli ottant’anni della morte del premio Nobel per la letteratura Grazia Deledda. Per l’occasione, anticipiamo le prime pagine del libro di Luciano Marrocu «Grazia Deledda», che uscirà a fine anno con la casa editrice Donzelli. Muovendosi tra fonti documentarie e invenzione, il libro dello scrittore e storico cagliaritano disegna un veloce ritratto biografico della Deledda. Una storia su come l’aspirazione alla creazione artistica debba aggirare, quando non li sa abbattere, gli steccati che si frappongono alla sua realizzazione.

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di LUCIANO MARROCU

Poiché il viaggio è lungo e lei non sa stare con le mani in mano, sì è portata un libro, ma dopo pochi minuti lo ha lasciato cadere nel sedile vuoto accanto al suo. Sembrerebbe concentrata sul paesaggio che scorre non proprio veloce dal finestrino, in realtà fa programmi. Questi i programmi: sistemarsi il più velocemente possibile nella casa di donna Maria Manca che si è offerta di accoglierla (non è chiaro se da ospite o da pensionante), tuffarsi nella vita letteraria della città ammesso che ci sia una vita letteraria a Cagliari, magari incontrare qualcuno che le faccia dimenticare lo squallido atto finale della sua relazione con Andrea Pirodda. Va detto a questo proposito che tutto, in un attimo, si è rovesciato: risulta che non è più lei a non volere Andrea Pirodda ma è Andrea Pirodda a non volere lei.

Le colline del Partheolla.

Non è certo un granché la collina su cui sale il treno dopo Dolianova, sappiamo a quanto arrivano queste alture del Partheolla, solo un lieve poggio ma abbastanza per garantire una vista su Cagliari. Che a lei Cagliari appaia come qualcosa di meraviglioso, celestiale perfino, si spiega anche con la Nuoro che si è lasciata alle spalle, che può anche piacere a chi ami il genere borgo selvaggio e tetro ma ben poco sembra piacere a lei che la descrive come un posto con il calore di un villaggio dell’età del ferro. Non è ancora venuto il tempo che uno scrittore inglese, alto e dalla barba rossa, osservi Cagliari da un punto cardinale opposto a quello da cui la guarda ora Grazia, da Sud cioè e quindi dal mare, e la veda come «una città nuda che si alza ripida, ripida, dorata, accatastata nuda verso il cielo dalla pianura all’inizio della profonda baia senza forma».

A casa di Donna Manca.

E’ un un piccolo arrivo quello di Grazia, un arrivo senza clamore, anche se un suo posto nel mondo della letteratura l’ha già conquistato. Siamo in ottobre, l’autunno che Grazia trova a Cagliari è un autunno cagliaritano, il calendario dice autunno ma di fatto è estate. In sintonia col clima la mise di donna Maria Manca, che l’accoglie al suo arrivo con indosso un abito tutto frange e volanti e brandendo un ombrellino bianco foderato di viola. Nuvole di storni si gonfiano e si allungano nel cielo sopra la stazione, mentre altri della stessa combriccola si sgolano tra gli alberi. Anche i gabbiani trova interessanti – non ne aveva mai visto prima – mentre si librano in alto per poi tuffarsi nelle acque sporche del porto. Anche a Nuoro ci sono uccelli – passeri, merli, gazze, volatili di tutte le razze insomma– ma chissà perché non la commuovono come la commuove il volo dei gabbiani.

La storia di Anania.

Quanto alla casa della sua ospite, a poche centinaia di metri dalla ferrovia e dove arrivano portati da una carrozza a nolo, sarà pure una costruzione ben fatta, si affaccia però sul mattatoio comunale, con i suoi insopportabili miasmi e i quotidiani inquietanti muggiti. La casa è in via San Lucifero, in cui andrà ad abitare il protagonista di «Cenere», il povero Anania, che in due puttane, che stazionano proprio in via San Lucifero, cercherà di scoprire la madre. Forse stanca dal viaggio, Grazia poco apprezza la barocca accoglienza di Maria Manca, baci, abbracci, squittii e poi, sullo scalone che dovrebbe finalmente portarla dentro casa, quel davvero eccessivo, sino quasi al ridicolo, coro di ragazzine. A Grazia è destinata la camera più bella, quella col balcone da cui si vede il mare ed è a sua disposizione il salotto, anche questo non propriamente di suo gradimento, affollato com’è di piccole cose di pessimo gusto: di pessimo gusto per Grazia, s’intende. Qui potrai ricevere i tuoi ammiratori, le dice Maria Manca. Ma Grazia non pensa ci siano ammiratori per lei in questa città, e anche se ci fossero stasera non avrebbe nessuna voglia di riceverli. Insomma, non è proprio di buon umore .

Cattivo umore.

A Grazia, capita spesso di essere di cattivo umore. E’ un cattivo umore – lei lo chiama malinconia – che, tuttavia, non le ha mai impedito di scrivere. La suddetta malinconia l’ha spinta anzi a passare ore e ore sul suo tavolino a immaginare intrecci che mai daranno vita a storie allegre e anzi, il più delle volte, avranno un finale luttuoso. E’ stato un modo, scrivere, per fuggire da una casa, la sua a Nuoro, dove ogni cosa le appare triste, o meglio appassita, le pareti hanno un colore umido di autunno, tutto è freddo nella stanza dalla cui finestra vede il monte coperto di nebbia. Ha scritto per anni piegata sul suo scartafaccio mentre le sorelle tengono a bada la madre, il maggiore dei suoi fratelli è in campagna e l’altro fratello dorme i suoi sogni d’ubriaco. A quel disagio, a quella infelicità senza desideri, cerca di dare, nei romanzi e nei racconti, i caratteri di un dramma che sarà a tinte cupe, ma avrà però contorni netti, precisi.

Un mazzo di rose rosse.

Il cielo è sereno, quando il giorno dopo il suo arrivo, ha inizio il tour de force mondano a cui la direttrice (e sospettiamo redattrice unica) di “Moda Sarda” sottopone Grazia. Il cielo è sereno e anche lei si è rasserenata, la si potrebbe dire eccitata se non facesse di tutto per mantenere quella compostezza un po’ accigliata, barbaricina, intorno a cui si appresta a costruire la sua immagine pubblica. Tribolazioni della celebrità, le avrebbe definite molti anni più tardi ricordando il soggiorno a casa di Maria Manca. Tribolazioni di cui ha avuto un anticipo la sera del suo arrivo, quando le è arrivato un grande mazzo di rosse rosse, non si è saputo da parte di chi. Nel contesto fastidioso del primo impatto con Cagliari, anche le rose hanno giocato la loro parte: prendendo il mazzo nelle mani, si è sentita pungere da una spina, un incidente minimo per cui si è confermata del fatto che non c’è rosa senza spine. Ma oggi è un’altro giorno e, quando la sua ospite annuncia che tra poco avranno visite, Grazia sorride. In fondo è a Cagliari per questo: mostrarsi ed essere mostrata.

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