Oristano, le trame noir dell’isola dei misteri
Ieri insieme con Flavio Soriga e Mauro Pusceddu la presentazione della collana proposta ai lettori dal nostro giornale
ORISTANO. Di “noir” c’era poco: c’erano invece i colori della narrazione, della vita raccontata con spirito e forse anche amore, c’era la passione per il mestiere di scrivere e la ritrosia a cucirsi addosso l’etichetta di “scrittori”. C’era, soprattutto, tanta gente, ieri pomeriggio al Librid di piazza Eleonora, per la tappa oristanese della presentazione della collana “I maestri sardi del giallo”. Mauro Pusceddu e Flavio Soriga, due degli autori presenti con i propri libri nella collana in edicola con La Nuova Sardegna, hanno avuto la capacità di raccontarsi in modo leggero, di descrivere il “mestiere” dello scrittore (anche se Mauro Pusceddu nella vita fa il magistrato), ma anche quello di raccontare, al di là delle etichette forse riduttive di “giallo”, una Sardegna vissuta giorno per giorno, attraverso i suoi luoghi, la sua gente, le sue debolezze e la sua forza.
Ne è venuta fuori una narrazione piacevole, a tratti divertente, dove si è parlato del fenomeno degli scrittori sardi, un movimento prolifico e dinamico. Scrittori completi, romanzieri più che giallisti, che però hanno dato a alcune delle loro opere il connotato del mistero che ne ha fatto “anche” dei giallisti.
E così può capitare che un magistrato nato a Nuoro e un scrittore nato a Uta si ritrovino sullo stesso terreno, a spiegare cosa muove la trama di un libro, con Pusceddu che parte dalla conclusione e con Soriga che invita a diffidare dalle ricette semplici propinate dagli scrittori che parlano di come si scrive un libro: «Sono tutte balle».
Nei libri di Mauro Pusceddu e di Flavio Soriga c’è sì il mistero, ma c’è anche questa isola che nella sabbia del mistero sembra impastata e plasmata. Misterioso il suo passato, misteriosi alcuni meccanismi del presente, misterioso il suo futuro. E misteriose anche le strade che portano alla scrittura: «Sono nato a Uta e quei 18 chilometri che ci separavano da Cagliari sembravano un’enormità, sembravano mille chilometri – ha detto Soriga –. Ero destinato a lavorare al Comune, se mi fosse andata bene, o a lavorare nell’orto, se mi fosse andata male». C’è stata invece una terza via, imboccata per caso, per disperazione, per rabbia. O forse, semplicemente, perché doveva andare così. D’altronde ogni storia è diversa: quella di Soriga da quella di Pusceddu, quella di Mannuzzu da quella di Fois, quella di Todde da quella di Angioni.
Una pattuglia di autori numerosa e di qualità che la collana di gialli distribuita da La Nuova Sardegna rivela in modo esaustivo, pur proponendone solo una parte. Eppure, tra le parole messe una dietro l’altra nei discorsi e nelle battute della presentazione di Oristano, Soriga ha introdotto un tema importante per gli scrittori sardi: chi c’è dietro questa pattuglia? «Avevo 22 anni quando ho scritto il primo racconto – ha detto Soriga –. Dove sono adesso i ventenni?».
Probabilmente i nuovi Mannuzzu, i nuovi Angioni, ma anche i nuovi Abate, le nuove Murgia sono già tra noi, stanno già scrivendo, magari hanno mandato qualche bozza di romanzo a qualche casa editrice. Del retso, da queste parti c’è la predisposizione a osservare: «Le storie non ci mancano», ha detto Flavio Soriga. E non serva la mancanza di fantasia come scusa per un freno alla narrazione: «Una buona dotazione di fantasia l’abbiamo tutti». Ma la capacità di scrivere va allenata: «Maradona si allenava. Forse poco, ma si allenava», ha ricordato ancora l’autore di “Neropioggia”, il libro che sarà in edicola il 12 maggio. E anche la scrittura va allenata, con pazienza e dedizione, magari gettando nel cestino tante pagine brutte. «Poi un giorno, ti capita di scrivere una mezza paginetta, di rileggerla e di dire: “Però, questa mezza paginetta è veramente bella”. E ti senti un dio». Ci vuole passione. E amore per i libri. «È importante – ha concluso Soriga –che in un momento come questo, così difficile per i giornali, un quotidiano prenda un’iniziativa e dica ai suoi lettori: “fidatevi di noi. Questi libri li abbiamo scelti per voi”».
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