La Nuova Sardegna

Gloria Guida: «La mia Sardegna è come una favola»

Alessandro Pirina
Gloria Guida: «La mia Sardegna è come una favola»

L'attrice si racconta: dal cinema alla tv, dal matrimonio con Johnny Dorelli all'amore per l'isola

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Quando dice che la Sardegna è la sua casa, la sua isola, non esagera. A vederla, in realtà, non sembrerebbe ma lei la Sardegna la frequenta da oltre mezzo secolo. A 64 anni Gloria Guida ha ancora la freschezza, il fascino e la bellezza di una “ragazzina”, per citare il film con cui ha esordito al cinema poco più che 18enne. Ma in realtà lei i suoi primi passi li ha mossi proprio in Sardegna, tra le discoteche di Porto Cervo e dintorni e le comparsate nei film girati in Costa Smeralda. Era una bambina quando arrivò per la prima volta nell’isola, il padre Giorgio Guida - quasi omonimo di quel Giorgio Guidi, alias Johnny Dorelli, che sarebbe diventato l’uomo della sua vita - era il re dei barman e in estate si trasferiva armi e bagagli a Baja Sardinia. E con lui tutta la famiglia, la piccola Gloria compresa. Un amore, quello per la Sardegna, che proseguirà anche dopo l’incontro con Dorelli, uno dei pionieri di Porto Rotondo, dove la coppia amava trascorrere i mesi estivi, e non solo. Tanto che decisero di sposarsi nel municipio di Olbia. A officiare le nozze fu l’allora sindaco Gian Piero Scanu. Era il 1991 e Gloria Guida, dopo tante commedie al cinema e qualche exploit teatrale, si era ritirata dalle scene. Salvo poi tornare in tv dopo oltre 20 anni - e con grande successo - con la trasmissione “Le ragazze”, che in qualche modo rimanda al titolo del suo primissimo film del 1974.

Partiamo dalla Sardegna: i suoi primi ricordi nell’isola?

«Ho vissuto tantissimo in Sardegna, da quando avevo 11 anni. La considero la mia città, la mia isola. I miei genitori d’estate stavano a Baja Sardinia. Mio padre ha lavorato in tantissimi locali. Dico solo il Ritual. Fu lui nel 1970 ad aiutare il fondatore Andres Fiore ad aprire la discoteca in una serata di pieno agosto. Fu un successo incredibile. Ricordo che allora nel locale si chiudevano le entrate con le cassette delle bibite, non c’erano neanche le porte. È stato un periodo fantastico per la Sardegna. Al Ritual da ragazzina ho fatto anche la dj. Là dentro ho lasciato un pezzo della mia vita».

La musica è sempre stata la sua grande passione. E infatti la sua carriera è iniziata non come attrice ma come cantante.

«Io ho sempre cantato. A Bologna da bambina facevo scuola di canto, ho partecipato a diversi concorsi, facevo le gare nelle tipiche balere emiliane. Ma uno dei primi ricordi musicali riguarda proprio la Sardegna. Mio padre ebbe la faccia tosta di farmi esibire nella piazzetta di Porto Cervo durante una serata con Rita Pavone e Teddy Reno. Seduti in prima fila c’erano l’Aga Khan e tutta la gente che frequentava allora la Costa. Ricordi bellissimi. E anche le prime comparsate al cinema le ho fatte in Sardegna in un film con Little Tony».

Dalla musica al cinema: come è avvenuto il passaggio?

«È sempre legato alla musica, al canto. In quel periodo ero stata scritturata dalla casa discografica Cgd e avevo fatto i primi provini per i dischi, le lacche, si chiamavano così. Per l’occasione avevo fatto anche delle foto che sono finite negli uffici di una casa di produzione cinematografica. E così è arrivato il primo film “La ragazzina”. Da lì è partito un po’ tutto».

Inizia una carriera che la porterà anche in Sardegna con “Peccati di gioventù” di Silvio Amadio.

«Verissimo, girammo quasi tutto il film a Porto Rafael».

Lei uno dei simboli del genere della commedia sexy all’italiana, bistrattata dalla critica di allora e poi rivalutata anche dai big del cinema. Un nome su tutti Quentin Tarantino.

«Lui è appassionatissimo di quel cinema. Anzi, direi che ha una passione sfrenata. Anni fa doveva fare uno speciale per un film e volle me come intervistatrice. Ogni volta che viene a Roma mi chiama, mi invita alle sue prime. Ha sempre questa delicatezza, questa carineria di farsi sentire. In passato mi aveva anche proposto di collaborare con lui».

E lei?

«Non ho accettato, non me la sono sentita. Il film era “Hostel”, troppo sanguinolento».

Negli anni Settanta spopola al cinema con le commedie del filone sexy, da ”La liceale” e “La minorenne” ad “Avere vent’anni” e “L’infermiera di notte”. Poi nel 1979 la svolta a teatro e l’incontro con Johnny Dorelli.

«Non mi sono fatta mancare nulla, ho attraversato tutti i settori dello spettacolo. Posso dire di avere fatto una gavetta consistente. Nel 1979 sono stata scelta per “Accendiamo la lampada” e lì ho conosciuto Johnny. Da quel momento la mia vita ha subito un cambiamento. Mi sono un po’ fermata, ho scelto di seguire la famiglia e stare con mia figlia Guendalina».

Vent’anni lontana dalla scene, poi il grande ritorno in televisione.

«A un certo punto mi sono chiesta: e adesso che faccio? E così ho deciso di rimettermi in gioco. Sono ripartita da piccole partecipazioni in tv, come per esempio “Tale e quale show”, fino a quando non mi sono detta che non potevo continuare tutta la vita a fare solo partecipazioni. Volevo qualcosa di più impegnativo. In quel momento mi è piovuta dal cielo la proposta del programma “Le ragazze”».

Come nasce il suo debutto alla conduzione?

«Avevo già fatto per Raitre due speciali con Luca Barbarossa, “Il mondo a 45 giri”, e avevo potuto rompere il ghiaccio con la tv. Più avanti il direttore Stefano Coletta mi ha chiamata in Rai per un colloquio e mi ha proposto “Le ragazze”. E ho ricominciato in pieno la mia attività».

Successo di pubblico e critica, “Le ragazze” si avvia alla quarta edizione.

«Sì, andrà in onda a febbraio. Il programma sta andando bene. E siccome da cosa nasce cosa, adesso per Natale farò anche due speciali dello Zecchino d’Oro dall’Antoniano di Bologna. Una città che amo, ci vivono mia madre e mio fratello. Per me si tratta di una piccola rivincita. L’Antoniano fa parte della mia città ma non mi aveva mai invitato per alcuna manifestazione. Finalmente la chiamata, anche se in tarda età, è arrivata. Insomma, ora posso rifarmi».

Nella conduzione televisiva ha un modello?

«Non mi ispiro a nessuno. ”Le ragazze” è una trasmissione che sembra pennellata per me, scritta per me, e di fatto poi lo è diventata. La prima edizione è stata una prova generale. Piano piano mi sono sciolta, mi sono liberata della timidezza che non mi abbandona mai. Quanto ai modelli, facendo questi racconti che anticipano quello che “le ragazze” racconteranno in prima persona, mi sono avvicinata un po’ allo stile di Alberto Angela. In gonnella, però».

Nel suo programma ha raccontato anche “ragazze” sarde, come la scrittrice Michela Murgia e l’infermiera sassarese Nicoletta Sanna dalla durissima infanzia in orfanotrofio. Quali sono le “ragazze” della sua Sardegna?

«Oggi nell’isola vengo meno, perché non abbiamo più la casa. Ma se penso a Porto Rotondo mi vengono in mente le negozianti a cui ero più affezionata, da Paolona che aveva la boutique a Maria Grazia Baldan. E poi la mia “ragazza” che viveva con noi, Gavina di Tempio, con cui continuiamo a sentirci».

Tantissimi anni a Porto Rotondo in quella che è la Sardegna da copertina, ma lei e suo marito avete sempre fatto poca vita mondana.

«La Sardegna l’abbiamo sempre vissuta come un posto per stare insieme, uniti in famiglia. Per me la Sardegna è la bellezza della natura, del mare. Al mattino prima tappa in edicola. E sa qual era il primo giornale che compravo?».

Me lo dica lei.

«La Nuova Sardegna. L’ho sempre apprezzata tanto. Poi andavamo al mare e rientravamo a casa all’ora di pranzo, quando gli altri invece si stavano ancora alzando dal letto. Di vita mondana davvero poca, al massimo qualche cena con gli amici stretti. Per noi la Sardegna non è solo estate, ma anche inverno. Quante volte quando facevamo “Accendiamo la lampada” arrivavamo a Olbia la domenica sera e restavamo a Porto Rotondo fino al martedì. La Sardegna l’abbiamo sempre vissuta come un rifugio, un luogo che ci serviva per rigenerarci».

Cantante, attrice, conduttrice. Per chi fa spettacolo il grande traguardo è il festival di Sanremo. Ci ha mai pensato?

«Come concorrente no, non sono ai livelli dei cantanti che ci partecipano. Come conduttrice non nego mi piacerebbe molto. E siccome le donne della mia età non sono più sottovalutate come un tempo io non demordo».

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