Quando tutto sarà finito... le lettere dei ragazzi della Nuova@Scuola

«Usciremo, riempiremo le strade, ma soprattutto ci ritroveremo». Nei messaggi degli studenti tanto coraggio e speranza

Per essere eroi non c'è bisogno di superpoteri
Cosa farò quando tutto questo sarà finito? Cosa farò io, cosa faremo noi ragazzi? È l’interrogativo di questo numero del progetto di alternanza scuola-lavoro “La Nuov@Scuola”. Abbiamo deciso di scrivere lettere, articoli, pagine di diario per raccontare come stiamo vivendo questi giorni difficili. Che cosa farò io, però, è poco importante. Il mio disagio non è niente in confronto al dolore vero che stanno vivendo altri. Penso a quelli che hanno perso i loro cari, a coloro che non hanno più un parente, un amico, un genitore, un nonno. La mia lettera è rivolta proprio a loro, a tutti quelli che non hanno più a loro fianco una persona amata. Questa lettera è per i cari cuori spezzati. È per te che quando sarà finito penserai a cosa avresti voluto fare con la persona che ora non c’è più, per te che all’ora di pranzo dovrai abituarti a mettere un posto in meno a tavola, per te che dovrai prendere una pizza in meno perché quel tuo caro amico con cui uscivi sempre non ce l’ha fatta. Ed è anche per te che prima di andare a dormire non dovrai mandare la buona notte al tuo amore di una vita. Il mio pensiero va a tutti voi, perché quando tutto questo sarà finito non avrete un appuntamento, una riunione in famiglia o una festa tra amici ma un immenso vuoto da colmare, uno spazio da riempire. Voglio che voi sappiate che non siete soli, così come non lo siete adesso. Noi, infatti, siamo tutti con voi. Ai miei amici dico che non non so cosa faranno, cosa faremo, quando tutto questo finirà. Voglio solo che tutti noi torniamo di nuovo ad essere felici. E io? Cosa farò io quando tutto questo finirà? In questo momento è più importante dire cosa faccio. Io adesso seguo i protocolli e rispetto le raccomandazioni. Significa che io resto a casa, io non esco, io seguo le regole perché non voglio essere uno dei cuori spezzati a cui è rivolta questa lettera. Non voglio essere la persona che deve colmare i vuoti, ma quella che quando questò sarà finito abbraccerà la persona che ama e le dirà che è stato duro tutto questo, ma che ha fatto di tutto per non perderla. Ed è quello che faremo tutti se amiamo qualcuno, perché per essere eroi non abbiamo bisogno di un mantello e di superpoter. (Josè Gamarra ha 17 anni e frequenta l’Istituto tecnico agrario Pellegrini)

La bellezza riscoperta della routine
Cara “me” del futuro, ti racconto di un periodo che ti ha stravolto la vita. Ti racconto com’era difficile la vita per te e i tuoi coetanei che, come te, avevano un sogno per cui lottare. Ti racconto delle crisi quando ti sentivi sola, del bisogno di sentire persone che non sentivi da tempo, di amici ritrovati e di altri che era meglio che perdessi prima, delle volte in cui volevi sparire in un abbraccio, ma non potevi. Ti racconto della forza che hai scoperto di avere quando ti mettevi le scarpette e ti allenavi comunque, perché si può fermare tutto, ma i sogni non si fermano. Ti ricordi gli allenamenti in cucina, dove bastava spostare tavolo e sedie perché divenisse una sala da ballo e ti consentisse di allenarti anche due/tre ore al giorno per provare a scappare dalla realtà? Quanti pensieri hai avuto, ma non hai raccontato a nessuno perché temevi di far preoccupare ulteriormente le persone a cui vuoi bene. Ti racconto, di quando hai iniziato ad amarti e ad accorgerti che non hai bisogno di nessuno, se non di te stessa, per stare bene. Ti racconto di come la tua mente si sia aperta, più di quanto già lo fosse, e di come tu abbia iniziato a guardare quella che chiami “routine” in modo diverso, di quando ti sei resa conto che quella routine, che tanto ti stancava, ti rendesse felice perché era quello che volevi fare, era ciò di cui avevi bisogno. Cara me, quello che più di tutto ti è mancato erano gli abbracci, che tu amavi anche se ti reputavano una ragazza fredda. Gli abbracci per te erano sempre diversi, e ti aiutavano sempre in modo diverso. C’era quello che sembrava che rimettesse i pezzi in ordine, quello che sembrava volesse dirti “ce la farai” e quello in cui amavi sparire. Hai dovuto imparare ad abbracciarti da sola, a prenderti cura di te stessa, a rincollare i pezzi prima che fosse troppo tardi.Quel periodo, cara me, ti ha tolto tanto ma ti ha dato tanto altro. Ricordare tutto è importante, perché non voglio che la memoria si riduca a «c’è stata una pandemia che ha cambiato il nostro modo di vivere e ci ha portato via tante persone». È giusto che si ricordi, ma è altrettanto giusto che tu ricordi quello che hai vissuto. Cara me, promettimi che quando tutto questo sarà finito sarai felice di vivere la tua routine, che continuerai ad abbracciarti da sola, non perché gli abbracci non siano belli, ma perché sei tu che ti salvi e che ti completi. Promettimi che proverai ad essere forte come hai scoperto di essere, proverai a lasciare andare chi non vuole esserci e inizierai a seguire realmente i tuoi obbiettivi senza cercare giustificazioni. Perché ormai, di giustificazioni, non ce ne saranno più. (Daniela Monni, 16 anni, Liceo Coreutico D.A.Azuni)

Caro mondo, ne hai superate tante: vincerai ancora
Mondo, caro mondo, stai e stiamo passando un periodo davvero complicato. Quest’anno non abbiamo tregua. A gennaio ci siamo tutti spaventati per una possibile terza guerra mondiale che al corrente tempo sarebbe stata devastante, sia per noi che per te. Neanche il tempo di riprendersi che il surriscaldamento globale, ormai costante, ha deciso di incendiare l’Australia, distruggendo foreste e sterminando specie animali; ma hai superato anche questa. E adesso a marzo un’altra guerra. Questa volta non è tra stati o tra uomini, ma bensì una contro un’ epidemia causata da un virus. La triste novità che la differenzia dalle altre è che è la prima al tempo della globalizzazione e questo comporta a una diffusione più rapida della malattia. Ma ormai queste cose sono sentite e risentite, pensiamo positivo, pensiamo a quando tutto questo finirà. Sai, mi mancano terribilmente i miei amici, e non ho mai pensato a quanto contasse ogni singolo abbraccio, ogni piccola parola o ogni risata. Continuiamo a vederci tramite videochiamate e simili, ma non è la stessa cosa, non c’è la gioia che si percepiva in ognuno di noi. Quando finalmente il pericolo sarà scampato e saremo nuovamente tutti insieme e felici, credo che darò più peso alle azioni delle persone. Ciò che mi è sempre sembrato monotono e meccanico ora mi manca. Mi manca persino andare a scuola (che è tutto dire) che dava uno scopo alle mie giornate. Quando tutto questo finirà sarà probabilmente estate, e credo sarà una delle estati migliori della mia vita, sarà l’estate della rinascita, l’estate in cui tutti saremo più felici e grati di essere lì a godercela. Non vedo l’ora di nuotare nuovamente nel mare, di sentire la sabbia calda sotto i piedi o il sole sulla pelle oppure di andare con le mie amiche a fare shopping tutto il pomeriggio per poi scatenarci la sera fino a non sentire più i piedi. Per ora rimango a casa pensando a quando racconteremo di quest’anno ai posteri dicendo di come ti abbiamo salvato, rimanendo a casa in pigiama. (Clara Caiazza 16 anni, liceo scientifico Marconi)

Nessuno sarà come prima, saremo più forti
Scrivo a me stesso tra qualche tempo, quando questo periodo catastrofico sarà un lontano ricordo, per rievocare i sentimenti ed i pensieri che più mi accompagnano in questo momento. Quando le nostre vite torneranno alla normalità credo che nessuno sarà più lo stesso di prima. Sono convinto che questa pandemia si rivelerà l’evento più significativo della civiltà globalizzata fino ad oggi. Nessun conflitto, nessun attentato terroristico, nessun’altra epidemia ha mai unito e diviso così tanto il pianeta. Questi tragici avvenimenti faranno parte della vita di ognuno di noi per sempre. Tuttavia, sono proprio la consapevolezza del fatto che torneremo alle nostre abitudini e l’augurio che questo virus possa renderci migliori a darmi la forza e le energie per continuare a ridere, studiare, vivere in trepidante attesa di riprendere la mia routine che mi pareva tanto noiosa e snervante e che davo troppo per scontato. Più i giorni passano, più mi convinco che tale presa di coscienza coinvolgerà un gran numero di persone e che questa immane tragedia potrà far riscoprire a tutti dei valori che sembravano persi. Dopo le speranze e gli auspici, torno al presente per immortalare come io personalmente stia vivendo queste insolite giornate. L’intento è quello di tenersi più occupati possibile, il rischio è quello di soffermarsi a meditare su ciò che sta accadendo e andare nel panico. Lo studio, la lettura, lo svago, il riposo sono attività alleate per arginare la noia - e gli insegnanti sovraccaricano ed aiutano – ed evitare di pensare a come tante persone non possano fare lo stesso. Sono fortunato a poter stare in isolamento totale assieme ai miei genitori e i miei fratelli, in sicurezza e tranquillità almeno per me e per i miei affetti. Un privilegio che non sottovaluto. Purtroppo due miei carissimi amici hanno entrambi i genitori che lavorano in ospedale in prima linea per fronteggiare la malattia, e per quanto possa stare sereno per il mio tornaconto personale, trascorro le giornate in costante apprensione e preoccupazione per loro e le loro famiglie. In una situazione così ingrata e inaspettata i crolli nervosi sono frequenti e la maggior parte del tempo sto con il telefono a fianco per sostenerli e fare del mio meglio per distrarli dalla drammaticità della situazione. La speranza è che l’Italia ed il mondo si responsabilizzi e che non abbia paura, chi può, ad osservare un periodo di quarantena volontaria per poi tornare a vivere più carichi e solari che mai. Deve essere proprio la fiducia nel fatto che presto o tardi riprenderemo a fare le cose di una volta, senza mai più considerarle scontate, a darci ragione di essere responsabili e rispettosi delle norme e di chi ci sta garantendo un futuro migliore. (Gabriele Lai 16 anni, liceo classico Azuni)

Confortiamoci a vicenda in attesa di fare festa
Quando questo sarà finito ci vorrà ancora qualche tempo per tornare alla normalità, per tornare alla vita di tutti i giorni, per tornare ad abbracciarci e baciarci come prima. Quando questo sarà finito, amiche lo dico a voi, torneremo a passare le nostre serate. Ho ripensato decine di volte come sarà il momento in cui ci rivedremo, e per come siamo fatte noi sarà un fiume di lacrime, immensi abbracci titubanti, di quelli però che poi durano minuti, così me li immagino. Mi mancate, mi mancate molto, tutte le risate, le cavolate, le litigate, le feste, i balli, le nostre canzoni stonate, i pianti, i giorni difficili, mi mancano tutti quei momenti. Ma quando questo sarà finito torneremo con tutto il nostro bagaglio di ricordi a sorridere, sarà stupendo guardarci negli occhi ecomprenderci senza dire parole. In queste settimane, per vederci con la famiglia e con gli amici ci accontentiamo di usare le videochiamate, e passiamo le giornate tra le attività scolastiche e la noia. Ho scoperto però che lo stare a casa forzatamente mi ha avvicinato a mamma e babbo, non è più tempo di stare chiusi in camera con cuffie nelle orecchie e cellulare in mano, isolati dal mondo: ora c’è bisogno di parole, di sguardi, di affetto perché né noi, che siamo ragazzi, né i nostri genitori che sono comunque giovani, hanno mai vissuto un dramma come questo: la vicinanza ci aiuta a nascondere la paura.Mi sono accorta di quanto siano importanti le carezze che ci fanno sentire meglio, di quanto un abbraccio o una chiacchierata possano confortarci, e di quanto tempo buttiamo dietro a quel cellulare e neanche ce ne accorgiamo. Quando questo sarà finito sarà bello anche rivedere i compagni di scuola e i professori, quella scuola che spesso ci sembra una prigione ma che, ora che non possiamo frequentarla, ci manca da morire. Quando questo sarà finito vedremo la vita in modo diverso, perché solo dopo tutto quello che sta succedendo abbiamo capito quanto sia importante la libertà, fatta di piccole cose come fare una passeggiata, o quattro chiacchiere con gli amici e ci accorgeremo di quante occasioni e quanto tempo abbiamo perso. Capiremo che sono importanti i pranzi di famiglia e di quanto è bello passare il tempo con alcuni zii e con i nonni anche per noi che ci sentiamo “grandi”. Quando questi giorni difficili, che hanno causato gravi problemi e hanno portato via con sé migliaia di persone, saranno finiti, ricominceremo a vivere veramente, ma nei giorni prima che tutto ciò avvenga dobbiamo comprenderci e confortarci a vicenda. (Federica Pinna 16 anni, Polo Tecnico Devilla-Dessì)

Imparare da un virus quanto la vita sia imprevedibile
Tutto questo finirà. E quando sarà finito impareremo ad apprezzare di più ogni singola cosa, impareremo quanto sia importante avere persone intorno a noi che ci vogliono bene, impareremo a darci una mano l’un l’altro perché in questo mese che abbiamo trascorso in casa abbiamo imparato che senza scuola e senza gli amici, non si sta poi troppo bene. Riprenderemo a fare le attività che facevamo prima, andremo a pranzo tutti insieme come abbiamo sempre fatto, ma mettendoci più amore, più consapevolezza di quanto sia bello e di quanto siamo fortunati. Inizieremo a cogliere le opportunità quando ci si presentano, senza posticipare, vivremo la vita ogni singolo secondo, perché il secondo dopo le cose possono cambiare improvvisamente, ma di questo già ce ne siamo accorti. Credo che saremo più responsabili, ascolteremo di più chi ci dà delle raccomandazioni, dei consigli e li metteremo magari anche in pratica. Torneremo a ballare nelle discoteche, a canatre a scuarciagola nei concerti, ci abbracceremo come mai abbiamo fatto prima, perché ora sappiamo quanto vale veramente un abbraccio. Troveremo qualsiasi scusa per stare fuori casa, per passare tempo insieme, per recuperare tutto il tempo che c'è stato rubato. Questo riposo forzato ci ha insegnato tante cose, chi veramente ci sta vicino anche senza starci vicino, ci ha insegnato a cucinare, a fare sport in 40 cm quadrati, a studiare per tempo un po’ meno, ma soprattutto ci ha insegnato che la vita è imprevedibile, e che per questo dobbiamo vivere appieno ogni momento. Quando tutto questo sarà finito, vi vorrò ancora più bene di prima! (Gerolamo Canu 17 anni, liceo Margherita di Castelvì)

Se il virus è il re la paura è la regina, li batterà la Speranza
Mia cara libertà, “quando questo sarà finito” sono le parole che rimbombano costantemente nei miei pensieri come un’eco smisurata. Credo di impazzire. Ho bisogno di poter respirare di nuovo il tuo profumo e vivere avvolta dalla tua leggerezza. Voglio uscire di casa, correre e urlare a squarciagola. Danzare, portare avanti i miei progetti, i miei desideri e stare assieme alle mie persone. Invece tutto questo mi è proibito, a me e gli altri, da un virus con in testa una corona che è diventato il Re di questo mondo. Ha un potere talmente grande da essere riuscito, in qualche mese, a ribaltare le vite di un’intera popolazione. Invade le prime pagine di tutti i giornali ed ogni canale della tv, registrando dei numeri che nel giro di qualche ora devono essere ampliati. Ma tu sai una cosa? Lui non è solo. È affiancato dalla paura, la Regina del momento. Anche se il loro titolo è quello di re e regina però, non sono capaci di gestire una monarchia con ordine e intelletto. Hanno creato caos e confusione, ribaltando ogni certezza che esisteva e creando solamente disastri difficili o addirittura impossibili da rimediare. Il sopravvento è stato preso dalla speranza, da quel barlume che risiede dentro ognuno di noi. Prima o poi questo momento finirà, non c’è dubbio, ma è inutile dire che tutto sarà come prima. Si tornerà alla normalità, limitando in maniera moderata i divieti e le restrizioni che oggi siamo costretti a rispettare, ma qualcosa sarà cambiato. Il mondo intero probabilmente, le nostre menti e il comportamento della società. Tutto verrà visto con occhi diversi, comprendendo il valore di ogni piccolo gesto, ma tu, cara libertà, tornerai solo nel cuore di qualcuno. Non riuscirai ad entrare in quello delle persone che sono rimaste sole, o in quello di chi non c’è più per via di questo virus così potente che ti ha sbattuto la porta in faccia. Sai perché sta succedendo tutto questo? Io non lo so e probabilmente non c’è una vera risposta, ma ho capito che ogni lezione insegna qualcosa, e questa è una di quelle. Sono cambiata così com’è cambiato il mondo attorno a me. Non vedo l’ora di abbracciarti amica mia, potrò farlo di nuovo quando tutto questo sarà finito. (Chiara Ferrandu 17 anni, liceo coreutico Azuni)

La genialità dell’uomo e il Covid che non guarda in faccia nessuno
Surreale. Penso sia naturale definirlo così. Sono chiuso nella mia stanza, solo con me stesso, ma questa non è una novità e tu lo sai. Ho sempre trovato conforto nella mia cameretta, con i miei libri, il pianoforte, la tv e il letto. È un bel posto, sicuramente più confortevole del mondo là fuori. Ma se dopo tanto tempo sono tornato a scriverti, è perché là fuori sta accadendo qualcosa. Qualcosa di grosso. Le persone hanno paura, e sono chiuse nelle case, proprio come me. È strano. Coloro che da sempre davano tutto per scontato, ora rimpiangono ogni singolo attimo che gli è stato strappato dal tempo, soffrono. Soffrono perché passiamo la nostra vita a costruire le nostre abitudini, ci rifugiamo in esse e ci sentiamo sicuri, ed ora tutto questo ci è stato portato via. L’uomo ama stare con i propri cari. Ha bisogno del contatto fisico come del condividere le proprie emozioni. Ora l’uomo è triste. È chiuso nella sua stanza dalle sbarre del buon senso, e sa che se uscisse ferirebbe coloro che ama. Ma l’uomo è anche geniale. Non ridere di questo, so che detto da me ti suona strano, ma guardalo. Guarda cosa è in grado di fare. Ha abbattuto i limiti della distanza e riesce a tenersi in contatto con i suoi cari. Lotta con tutte le sue forze per non abbandonare ciò che ha costruito, e trasforma un ostacolo in un possibile vantaggio. Coloro che prima diffidavano del prossimo, ora stanno riscoprendo la propria solidarietà. La comunità si sente più forte, più unita, piena di speranza. Più umana. Quell’essere spregevole, che ci sta portando tanto male, ci sta facendo ricordare chi siamo. Chiunque può essere contagiato. Il ricco, il povero, l’italiano, lo straniero. Non ci sono preferenze. E quando non sei “il ricco”, e non sei “il povero”, l’unica cosa che acquista valore sta alla radice del tuo essere. Sei umano, e questa è la cosa più preziosa che hai. Lo ammetto, l’uomo ha tanti difetti. Ma oggi io voglio sentirmi fiero di lui, voglio credere nella speranza di un giorno migliore, e in quanto giovane sono circondato da adulti che mi dicono: «Adesso che sei piccolo, puoi permetterti certe fantasticherie; quando sarai più grande ti scorderai tutto» e questo non è vero. Guardatevi. Siete uniti. Ci credete tutti, ora più che mai. Avete smesso di farvi la guerra per combattere un nemico comune, e tra la rabbia che provavate e la tristezza che vi bagnava il viso, avete riempito i vostri occhi di speranza. Oggi siete tutti più umani. Fate tesoro di ciò, perché se domani ci dimenticassimo di tutto questo, torneremmo a cadere negli stessi errori di prima. Pensate a coloro che ora sono stesi sopra un lettino, senza poter vedere la luce del sole. Pensate a coloro che danno il massimo per poter guarire questa situazione. Pensate a coloro che hanno perso i loro cari. Tutto questo ci ha fatto male, molto. E dobbiamo imparare dai nostri errori, altrimenti, quando tutto questo sarà finito, quelle persone resteranno delle percentuali su uno schermo troppo condiviso da persone che hanno pensato solo a sé stesse. Spesso abbiamo smarrito la retta via solo per il gusto di farlo, è giunta l'ora di dar valore al nostro operato. Un uomo che si perde nei propri sbagli è un punto solitario nella vastità del suo essere vuoto. Un uomo che comprende il valore della vita propria e di quella altrui, è degno di esser chiamato tale. (Gabriele Tronza 16 anni, Liceo classico Azuni)

Aspettando il ritorno bellissimo della ispirazione
Diario carissimo, quando tutto questo sarà finito troverò l’ispirazione. Questa quarantena mi ha insegnato che quello che mi sono persa rimanendo a casa è perso, ma che potrò recuperarlo quando uscirò e incontrerò di nuovo i miei amici e la mia famiglia. Mentre stavo a casa ho passato il mio tempo a studiare, leggere e guardare film e serie tv. Mi sono divertita molto, perché ognuna di queste cose mi ha fatto capire qualcosa. Lo studio è importante, mi aiuterà molto ogni giorno per diventare chi voglio essere un giorno. La lettura mi aiuta a capire meglio i discorsi e a scrivere meglio e, come i film e le serie tv, mi insegna sempre qualcosa di utile. I film e le serie tv invece mi hanno fatto capire molte cose. Da pochissimo ho finito una serie che mi ha insegnato che la famiglia è importante, e che anche quella composta dagli amici lo è. Per questi tipi di famiglia si è pronti a rischiare tutto, ed è sensato farlo. Mi ha insegnato anche che l’amore è importante nella nostra vita, e che siamo circondati di amore, anche quando non ce lo aspettiamo. Quando tornerò a scuola, voglio applicarmi di più in ciò che faccio, migliorare me stessa piano piano. Quando tutto questo sarà finito tutti torneranno alla vita di prima, e andrà bene così, ma io non dimenticherò quello che è successo nei giorni in cui ero a casa, nei giorni in cui la situazione in tutto il mondo era critica, quando tutti lottavamo e collaboravamo per un fine comune maggiore, quando l’egoismo c’era, ma era mascherato dal virus che ci aveva messi tutti in allarme. Quando tutto questo sarà finito molte persone purtroppo non ce l’avranno fatta, ma noi che stiamo bene dovremo vivere anche per loro. In televisione ci saranno di nuovo i programmi settimanali e la routine quotidiana avrà di nuovo inizio, così come sarà la fine della “noia” che molti provano a casa. Caro diario, quando tutto questo sarà finito e si tornerà alla normalità, non sarà facile, ma sarà gratificante provare a riprendere e migliorare la vita di prima, riallacciare i rapporti con le persone con cui non parliamo, perché se c’è una cosa che questa quarantena ci ha insegnato è la precarietà della vita. Ecco, questo è quello che voglio fare ed applicare quando la quarantena sarà passata e quando tutto questo sarà finito. Voglio fare le cose che facevo prima e in più provare ed imparare nuove cose e cercare di essere una persona consapevole. Quando tutto questo sarà finito non voglio sprecare la mia occasione. Grazie per l’ascolto e la fiducia. (Miriana Sanna 16 anni, liceo scientifico “G. Spano”)

Il valore del superfluo che dà un senso alle nostre giornate
Questa lettera, se così si può chiamare, non è indirizzata a un mio caro o a una persona in particolare. Poiché è finita sul giornale non vedo il motivo per “spedirla” a qualcuno di preciso. Ma comunque devo trovare qualcuno, altrimenti che lettera sarebbe? Ho trovato: la invio a te, che ti è caduto l’occhio su questa pagina. Probabilmente hai comprato il giornale per informarti su ciò che sta succedendo in questo periodo nella tua città, su quante persone hanno contratto il virus che tanto spaventa e continua a mietere vittime anche qua a Sassari, dove vivo. Per la tua gioia anch’io parlerò di questo, ma non citerò fatti scientifici e non racconterò ciò che sta provocando questa malattia. Probabilmente stai sfogliando queste pagine nell’attesa di vedere un fatto positivo in questo mare di cattive notizie, un articolo che abbia come titolo “è stato trovato un vaccino” o ancora meglio, che reciti “il virus è stato sconfitto: siamo salvi!”. Ma io non scriverò di questo perché non ho l’autorità per farlo, ho sedici anni e non sono un medico né ho intenzione di diventarlo. Io spero di darti una chiave di lettura per vedere con occhi diversi ciò che sta succedendo così da aprire una porta nel tuo cervello che ti farà passare più velocemente questo periodo buio, se avrai il coraggio di seguire questa mia presunzione. Considera questo: ora non puoi più uscire per andare a divertirti, per fare una passeggiata, neanche per andare a lavoro a meno che tu non sia medico o un commesso in un supermercato. Sei a casa come me e come tutti qui in Italia e non sai che fare. Ma vedi, siamo tutti nella stessa situazione. Come passare dunque il tempo? Oltre fare ciò che ci è già stato consigliato da altre persone che hanno parlato e scritto prima di me, come ascoltare musica, fare le pulizie di primavera, visto che è finalmente arrivata; tenersi in forma per evitare di tornare nelle piazze; nelle vie; con qualche chilo di troppo in più, potresti fare ciò che non hai mai fatto: c’è qualcosa che non sei mai riuscito a fare perché non avevi tempo o perché ritenevi superfluo? Potresti provarci ora. Questo è anche il periodo del superfluo. Quello che ritenevi così prima, ora può essere invece un punto da cui iniziare per fare qualcosa che potrebbe esserti utile in futuro. Hai un computer? Ora sono molte le compagnie telefoniche che offrono Internet gratuito. Internet è una finestra sul mondo che apre un milione di altre vetrate molto più grandi. Su Internet si può trovare di tutto: film, articoli, libri ecc. Puoi leggere il libro che da tempo è lì, sul tuo comodino, pieno di polvere, che non riesci a finire. Ti sei promesso di leggere un po’di pagine al giorno prima di andare a dormire, ma ogni giorno torni stremato da lavoro e inizi a dormire ancora prima di riuscire ad appoggiare la testa sul cuscino. Ma la cosa più importante di tutte, che è il motivo per cui sto scrivendo questa lettera è: cosa farò io quando tutto sarà finito? Cosa farete voi soprattutto dopo che sarà finito questo periodo di terrore? Vi dico quello che farò io, magari può essere uno spunto: quello che sto facendo in questi giorni in casa. Può sembrare strano ma ho capito che avere meno da fare è fonte di creatività per poter occupare il tempo. Ecco che spuntano molte idee. Dedicherò del tempo a non fare niente e ad annoiarmi perché ho scoperto che, quando arriva la noia, ecco che la fantasia si fa avanti. La noia aiuta anche a pensare e a visualizzare in testa le cose che dobbiamo fare e soprattutto come farle. Ad esempio, potremmo ragionare su ciò che vorremmo fare (e come farlo al meglio) una volta finito questo cattivo tempo. In questo periodo sto riscoprendo i valori che forse avevo perso o “dimenticato”. Avevo dimenticato quanto fosse bello ascoltare le persone più grandi di me come i miei genitori che hanno molto da raccontare riguardo le loro esperienze e ciò che succede nei loro uffici ogni giorno. È bello scambiarsi opinioni, parlare delle proprie vite. Questo, in tutto quello che faccio di solito, capita raramente, non c’è mai abbastanza tempo. Utilizzerò molti più minuti del mio piano tariffario sul cellulare. Nella quotidianità le persone usano molto più i messaggi delle chiamate per interagire perché non hanno tempo. Chiamare le persone e chiacchierarci sono dei buoni modi per passare il tempo e per avere nuove idee. Credo che questo periodo rimarrà nelle nostre menti come ai nostri nonni è rimasto il ricordo delle guerre. Mi è stato insegnato che da qualsiasi cosa s’imparano cose nuove e come tali non vanno dimenticate, da questo mese ormai dovremmo pur aver appreso qualcosa di nuovo. Con esso ci ricorderemo tutto quello abbiamo fatto per distrarre la testa ed io e voi non lo dimenticheremo mai e potremo raccontarlo ai giovani quando noi saremo vecchi. (Andrea Ruzzeddu 16 anni, Liceo classico europeo Canopoleno)

Di una cosa sono certa: addio timidezza
Caro diario, in quest’ultimo periodo la vita delle persone è cambiata. Colpa di un virus, il Covid-19 o Coronavirus. Ha sconvolto la vita di tutti: noi ragazzi non andiamo a scuola e facciamo le lezioni online, non possiamo uscire con gli amici, hanno chiuso tutti i negozi tranne quelli che offrono beni di prima necessità. Questo significa che molte persone sono a casa, in quarantena come è giusto che sia, ma ce ne sono molte altre che rischiano ogni giorno per farci avere medicine, pane e cure mediche all’interno dell’ospedale. Queste persone hanno una famiglia che non possono vedere perché sono esposti maggiormente al virus, non possono stare con i loro figli e coniugi all’interno della stessa casa. Stanno facendo molti sacrifici, stanno soffrendo molto e sono loro i veri eroi di tutto questo. Non sempre i supereroi hanno un mantello blu, questa volta hanno mascherina, guanti e tute. Le loro armi sono i disinfettanti e ci salvano dal nostro nemico: il Coronavirus! Ma anche noi possiamo essere supereroi stando a casa rispettando i decreti che vengono emanati. Non è facile abituarsi alla “nuova vita”, stare a casa dove possiamo solo studiare, guardare film e sentire ogni giorno alla televisione quante perone vengono infettate, quante morte ma, fortunatamente, anche quante guarite. Questa situazione ci sta facendo capire molte cose, perlomeno a me. Mi sta facendo capire quanto vale la vita, quanto sono stata fortunata a riceverla. Ma anche che basta una piccola cosa che da un giorno all’altro la cambiamo. Un giorno stiamo vivendo la nostra quotidianità, mentre l’altro chi lo sa. Quando tutto è iniziato ricordo che era un giorno come un altro, ero andata a scuola ed avevo incontrato gli amici. Arriva la sera Conte parla di chiusure della scuole per due settimane. Era perfetto, avevo più tempo per studiare e concentrarmi su ogni verifica. Poi qualche giorno dopo un altro decreto: non possiamo uscire di casa e ancora non apre la scuola e da lì cambia tutto. Anche se non tutti l’hanno capito, ancora si trova gente che esce senza capire la gravità, altri fuggono dalle zone rosse per salvarsi mettendo a rischio molte altre vite e il virus si espande ancora, ancora e ancora. Finché non arriva in ogni regione, in ogni ospedale sempre più vicino. E pensare che il virus inizialmente era in Cina. Ho pensato subito che qui non sarebbe potuto arrivare, perché la Cina è così lontana da noi. Invece no, loro per fortuna l’hanno sconfitto perché hanno seguito ciò che gli veniva detto mentre noi no. Ora loro ci stanno aiutando, anche loro sono supereroi. La mia vecchia vita mi manca, mi manca la libertà, che da questa esperienza ho capito essere la cosa più bella che potessimo avere. La libertà di fare quello che vogliamo, quando vogliamo, ma soprattutto con chi. Mi mancano gli amici, le uscite, il divertimento. Non l’avrei mai detto, ma mi manca anche la scuola! È proprio vero il detto “chi ha tempo non aspetti tempo”, cioè se vogliamo fare una cosa non dobbiamo rimandare. “Da lunedì inizio la dieta”, “Da gennaio in palestra”, sono le cose più banali e comuni che si rimandano. Ma non dobbiamo farlo nemmeno con queste se è quello che vogliamo veramente. Quello che farò quando finirà tutto sarà abbracciare i miei amici, uscire in giro e divertirmi. Vivere la vita giorno per giorno, apprezzando ogni attimo, bello o brutto che sia. Apprezzare solo il fatto che sono libera, che sono in salute e che posso vivere. Continuerò a fare passi per arrivare ai miei obiettivi e crearmene sempre dei nuovi, seguire le mie passioni, cercare di realizzare quanti più sogni siano possibili e godermi la famiglia ancora di più di quanto non lo facessi prima. Lascerò da parte la mia timidezza ed inizierò ad avere più coraggio per ogni cosa che farò. Spero che tutto questo finisca subito, che tutto torni alla normalità: le persone a lavorare, noi a scuola e che tutti gli operatori sanitari possano abbracciare i loro figli. #STIAMOACASA e #ANDRA’TUTTOBENE (Adele Demelas 16 anni, Istituto Tecnico Agrario Pellegrini)

Ora più che mai è importante non lasciarsi andare
Ormai è passato quasi un mese da quando ho visto l’ultima volta i miei amici, i miei compagni di classe e i miei professori. Come me, migliaia di studenti in tutta Italia si trovano in questa situazione, certo i contatti fortunatamente ci sono, ma solamente in modo virtuale. Man mano che avanza il tempo, la noia si fa sempre più sentire, i libri da leggere, i film da guardare e le cose da fare pian piano finiscono, ma non dobbiamo perdere la speranza. Dobbiamo essere consapevoli che la situazione è temporanea, e facendo qualche sacrificio e qualche rinuncia, torneremo tutti quanti alle nostre vite, festeggeremo, ci divertiremo e passeremo dei momenti indimenticabili insieme, come abbiamo sempre fatto, ricordando tutto questo come un brutto sogno … Nonostante l’ottimismo non manchi, la situazione attuale mi rattrista parecchio, perché mai nella mia vita avrei pensato che l’Italia, il paese in cui sono nato e cresciuto, potesse affrontare una crisi così grande da coinvolgere l’intero paese, tutto ciò mi ha fatto riflettere, su quanto io senza saperlo, mi sentissi legato ad esso, è come se in me fosse nato una sorta di patriottismo e quel senso di appartenenza che non mi era mai capitato di provare, verso uno dei paesi più belli al mondo, con una quantità incommensurabile di arte, storia e cultura. Vedere in crisi le aziende, il sistema sanitario, il governo, l’economia nazionale e tutte le altre istituzioni mi ha fatto riflettere su quanto ognuno di noi influisca e contribuisca alla crescita di questo paese. E vederci in questa situazione, soli e isolati dal mondo, non è bello. Perciò, ora più che mai è importante restare uniti, non mollare, perché solo con l’impegno di tutti riusciremo ad affrontare questa crisi. (Federico Careddu 18 anni, Istituto tecnico Agrario Pellegrini)

Ascoltiamo la Natura, lei continua a vivere e ci esorta a rispettarla
Durante questo periodo di “reclusione” ho ingannato il tempo immaginando un dialogo con la natura sulla situazione che stiamo vivendo. Osservandola dalla mia finestra, ho notato che continua a vivere normalmente, con le sue albe e i suoi tramonti spettacolari, i fiori belli, i maestosi alberi di una primavera che si preannuncia rigogliosa. Sembra quasi che alla natura questa pausa abbia addirittura fatto bene. Forse ci sta facendo capire quanto sia importante per noi respirare aria pulita, ci mostra la sua bellezza e ci dimostra quanto lei possa vivere bene, o addirittura meglio, anche senza l’uomo. Quando tutto questo sarà finito, quando questo virus sarà stato sconfitto, spero che ci sarà anche un occhio di riguardo per lei, Madre Natura, nostra alleata sempre anche nel momento i cui noi non la rispettiamo. In questo momento è come se lei ci stesse parlando. Ci dice: «Io sono sempre stata gentile con voi, ma non mi stavate rispettando. Ora spero che possiate rendervi conto di quanto voi non siate fondamentali per me, ma anche di quanto io lo sia per voi». La Natura ci rimprovera.«Mi vengono in mente – ci dice – tutti i danni che mi avete fatto negli anni, l’inquinamento che sta ingrandendo il buco dell’ozono, il troppo caldo che mi fa soffocare e sta facendo morire molti animali, la plastica nei miei oceani, il fuoco nel polmone del pianeta. Troppi sono i danni che mi avete fatto, alcuni senza un motivo chiaro, altri per scopo di lucro. Allora, esseri umani, ascoltate in silenzio la mia orchestra; il vento, gli uccelli, tutte queste voci che senza parlare dicono molto più di tante parole. E ricordate: io per voi sono un privilegio, non è scontata la mia presenza armoniosa». Tutti siamo responsabili, anche se in modo differente, della sofferenza della natura. Mi dispiace pensare che, quando tutto sarà finito, molte persone continueranno a non salvaguardare l’ambiente. Riflettiamo sulle azioni che ognuno di noi, con piccoli gesti può fare. Come tutti uniti stando a casa possiamo battere un virus, tutti uniti potremo garantire un futuro migliore a noi, ai nostri figli e potremo respirare sempre un’aria pura. È la migliore eredità che possiamo dare alle generazioni future. (Francesco Sechi 17 anni, Istituto tecnico Agrario Pellegrini)

Presto torneremo a dirci di persona “ti voglio bene”
Quando tutto sarà finito, spero molto presto, tornerò a fare tutto ciò che in questo periodo di quarantena ci è stato proibito. La prima cosa che farò quando potremmo nuovamente uscire di casa senza un’autocertificazione, mascherine e guanti, sarà passare una bella serata con gli amici, mangiando qualcosa e divertendoci insieme come abbiamo sempre fatto. Tornerò a passare le domeniche in famiglia, tutti insieme e senza che nessuno sia assente, proprio come sta capitando purtroppo in questo momento. Un momento che senza alcun dubbio rimarrà per sempre nella nostra mente, sperando che quando finirà, parlandone con gli amici o con la famiglia, appaia un sorriso sulle labbra che ricorderà quanto siamo stati forti. È un momento che, ne sono certa, ci segnerà, ma anche insegnerà. A me personalmente sta facendo capire una cosa, quello di non dare mai niente per scontato, perché la maniera in cui stiamo vivendo questo periodo ci insegna che non si sa mai cosa la vita ti riservi. È proprio questo quello che farò quando tutto questo sarà finito, non darò mai più niente per scontato, attribuirò il giusto peso e il giusto valore ad ogni azione che farò. Inizierò a dire più “ti voglio bene” ai miei amici, ma soprattutto ai miei genitori e alle mie sorelle, dirò più “grazie” a tutte le quelle persone che mi circondano e che mi stanno accanto, aiutandomi nei momenti difficili. Penso che questi piccoli gesti, se non dati per scontati e detti con il cuore, abbiano un valore molto più bello. (Laura Manzoni 18 anni, liceo Margherita di Castelvì)

Cara Italia, grazie per gli sforzi che stai facendo e stai sicura: ce la faremo e saremo fieri di noi
Cari studenti, stiamo vivendo un periodo che non dimenticheremo mai, nel bene e nel male, perché sì, credo davvero che questa “esperienza” abbia anche un lato positivo. Stare a casa è straziante per tutti: ci insegna quanto le piccole cose della vita quotidiana siano importanti per noi. La scuola si è trasformata per noi ragazzi da qualcosa di monotono e obbligatorio in un ricordo felice, anche se non tutti vogliamo ammetterlo, ma è proprio tra quei banchi nascono le amicizie che ci porteremo dietro per tutta la vita. Quando tutto questo sarà finito, perché sappiamo che finirà, chissà se ci lamenteremo più della nostra vita quotidiana. Cari professori, grazie per il vostro costante impegno per noi. È vero che vi facciamo impazzire alle volte, ma anche voi siete parte del nostro quotidiano, quindi grazie se ci state vicino in questa situazione, sentire che qualcuno non si è dimenticato di noi è importante. In questo momento ci accorgiamo quanto il rapporto studente-alunno ci manchi e sia fondamentale per noi. Quando, presto ci rivedremo, saremo sicuramente in grado di ringraziarvi, forse perché non l’abbiamo mai fatto. Cari lavoratori, sappiamo che sono, come si suol dire, “tempi duri”, ma non abbiate paura che tutto vada in pezzi, in fondo la speranza è l’ultima a morire. Pensate invece a quando le vie delle città saranno di nuovo piene di gente, pensate a quando torneremo alla normalità e quel lavoro che per alcuni è noioso sarà motivo di felicità, perché la normalità manca a tutti. Qualcuno mi ha insegnato che può anche andare tutto male, ma se non ci si agita e si cerca di vivere tutto al meglio, allora sarà davvero tutto migliore. Cari medici e operatori sanitari, scusate se non tutti tra noi vi danno ascolto quando dite di non uscire. Amate il vostro lavoro ma non per questo vi dobbiamo costringere a fare i turni extra, solo perché siamo superficiali. È grazie a voi che usciremo vittoriosi dalla battaglia con questo nemico invisibile, e che riabbracceremo i nostri cari. Cari genitori, cari nonni, cari parenti, è strano non vedersi la domenica per pranzare insieme. In questi giorni, però, non stiamo sprecando il nostro tempo, è un tempo che non tornerà, da regalare a genitori, figli e fratelli. Quando non saremo più costretti in casa, forse avremo più coscienza della vostra importanza, e torneranno quelle “arrostite” tutti insieme e quelle lunghissime partite a carte. Cari amici, siete il più grande vuoto di queste giornate, chi avrebbe mai immaginato un periodo senza andare a scuola se non come una vacanza? Ci manca da morire uscire insieme, andare a ballare, fare festa ed essere spensierati, e siamo sicuri che torneremo a farlo, perché non sarà un virus a sciogliere legami forti come la nostra amicizia. Quindi cominciate adesso, cominciamo adesso a scegliere dove andare, cosa fare quando, tra poco, ci rivedremo. Ormai neanche l’estate è troppo lontana, e quanto sarà bella? Sicuramente più delle altre perché sappiamo bene come le vere amicizie resistano al tempo e alla distanza. Cari malati e care vittime dell’epidemia, siete dei combattenti e per chi ormai non c’è più, sappia che sarà ricordato perché se n’è andato combattendo e i coraggiosi non si dimenticano così facilmente. Forse più che le parole per voi serve il silenzio, un abbraccio, un bacio, una carezza, perché a volte sanno essere più utili di mille parole. Cara Italia, grazie per gli sforzi che stai facendo per gli italiani, la tua lotta in questa battaglia ci rende davvero fieri e fiduciosi. Certo forse non tutti sono contenti di come avete agito, ma “la vita non è tutta rose e fiori”, come ci sta insegnando questa situazione, ma siamo fieri di essere stati uno dei paesi più pronti e disponibili per i propri cittadini, e quindi ti rendiamo un grazie immenso, e quando avrai battuto il nostro nemico invisibile, di certo non ci dimenticheremo di tutto questo. “Caro” Covid19, non sei che un altro degli ostacoli che ci faranno crescere ancora di più. Forse grazie a te impareremo a rispettare più l’ambiente, a dare più importanza a chi ci sta a cuore, a non sottovalutare quello che viviamo tutti i giorni. Quindi nonostante tutto il male che ci hai portato, grazie. Grazie di aiutarci a crescere e ad aprire gli occhi. Grazie anche a te, perché ci hai dato la possibilità di dimostrare quanto siamo forti e quanto siamo in grado di migliorare. Quando ti avremo sconfitto, ti ricorderemo, ma non con paura, anzi saremo solo fieri di noi stessi. (Marta Uzzau 16 anni, Liceo classico Azuni Corso logico filosofico)

Riempiremo ancora teatri, musei e le strade delle città
Italia, ti ricordi di noi? Ti ricordi di quando riempivamo le piazze durante le feste, manifestazioni e commemorazioni? Ti ricordi di quando ci svegliavamo presto per andare a scuola o a lavoro? Ti ricordi quanto ci piaceva uscire e stare all’aria aperta, ammirando i meravigliosi paesaggi che ci offri? Ti ricordi quanto ci piaceva il mare, e il suo profumo di sale che ci riempiva i polmoni? Ti ricordi quanto ci piaceva ammirare le numerose forme d’arte presenti nel nostro paese, pittura, musica e danza? Cara Italia, ti scrivo per chiederti di essere forte, perché riusciremo a superare anche questa. L’Italia è grande nel mondo, è cultura, è la nazione più bella del mondo e lo sarà per sempre perché i nostri medici riusciranno a salvarla. Tutti oggi ci stiamo impegnando per superare questo periodo cosicchè un domani, più forti di prima, torneremo da te, e potremmo di nuovo ammirarti e ringraziarti per la tua bellezza. Torneremo a riempire i teatri, i palchi, i musei, i ristoranti, gli uffici e le scuole. Torneremo ad animare le strade con il frastuono del traffico. Torneremo a divertirci, ad abbracciare i nostri amici, i nostri familiari, le persone che amiamo, torneremo a guardarci dritti negli occhi e non più attraverso un schermo. Torneremo ad amare, odiare, discutere, perdonare, torneremo ad essere noi stessi e forse saremo persone migliori, riusciremo a goderci meglio i momenti, lasciando i cellulari sul tavolo e divertendoci come non abbiamo mai fatto; apprezzeremo di più la vita fuori dalla nostra casa, viaggeremo e conosceremo luoghi nuovi, che abbiamo sempre sognato di visitare. Quindi cara Italia preparati, perché noi stiamo tornando. (Giulia Pintus 16 anni, liceo Coreutico D.A. Azuni)