L’attitudine punk-garage dei Loose Sutures

Disponibile il disco d’esordio della band sassarese con un regalo: la partecipazione di Trevers Peres degli Obituary

SASSARI. Non è ancora trascorso un anno e mezzo da che hanno deciso di unire forze e talenti in una band ma, per essere un gruppo così giovane, i sassaresi Loose Sutures hanno già raggiunto risultati non di poco conto.

Entrati nell’autunno del 2019 negli RKS Studios per registrare con l’assistenza di Alfredo Carboni l’album d’esordio, hanno pubblicato un primo singolo a dicembre, altri due tra febbraio e marzo e da ultimo, alla fine dello stesso mese di marzo, il debutto autointitolato per la Electric Valley Records di Ossi.

Nove brani e cinque interludi danno corpo al disco, principalmente votato a sonorità anni Settanta e in cui grandi riff alla maniera dei Blue Cheer si sposano al garage e a una certa sfacciata attitudine punk (“Lie”). Ottima l’iniziale “Moisty Sins”, nel segno dello stoner, e ottima anche la successiva, esplosiva “Ted’s Grin”; le chitarre sature di “Sophomore Dream” anticipano la più rilassata (si fa per dire) “Wish to Fuck a Dead Man”, che ci mostra un lato fin qui nascosto dei Loose Sutures, di derivazione blues.

Le seguenti, tiratissime tracce ci portano alla conclusiva “I Need a Million”, efficace cover degli statunitensi The Laughing Dogs. A proposito di Stati Uniti, impossibile non richiamare la già citata “Lie”, che ospita alla sei corde un pezzo vivente di storia del metal mondiale, quel Trevor Peres che da quasi trentacinque anni è, con John e Donald Tardy, l’anima dei seminali Obituary.

La collaborazione è nata grazie all’amicizia tra Peres e il batterista Marco Angius, il quale racconta: «Quando abbiamo creato la band avevo già in mente di coinvolgerlo e di farci questo regalo “a distanza”» – a distanza perché il musicista d’Oltreoceano ha registrato il contributo nella sua città d’origine, Tampa, in Florida.

Per quanto riguarda i testi, la formazione – nella foto di Peppe Corronca, da sinistra in senso orario: Angius, Marcello Meridda (basso), Gianpaolo Cherchi (chitarra e voce) e Antonio Pilo (chitarra e voce) – si è concentrata su «perverse storie d’amore e profili di killer», quest’ultima una tipologia di personaggi molto particolari che certo «rappresenta l’abisso della mente umana, ma che, piaccia o meno, affascina».

A ciascuno, naturalmente, la libertà di affrontarla come sente: «Uno può relegarli al ruolo di mostri, negarne l’esistenza, studiarli o riderci su». Ecco allora un Charles Manson che dall’artwork di copertina, opera di Giuseppe Fancellu-Sscvlt, guarda spiritato verso chissà quale oscuro angolo (della sua mente, presumibilmente).

L’album dei Loose Sutures si può ascoltare gratuitamente nella pagina loosesutures.bandcamp.com, dove può essere anche comprato (o regalato) tanto in digitale quanto in due diverse, preziose e limitate versioni in vinile.

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