«No alle scorie accanto ai Nuraghi»

Sergio Frau lancia l’allarme in una lettera aperta al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini

Sergio Frau, sin dalla fondazione giornalista culturale di Repubblica, è anche studioso di archeologia, autore di libri che, contro vecchi paradigmi e contro molti pregiudizi, hanno messo la Sardegna al centro della storia antica. Ora lancia un appello al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini perché salvi i siti archeologici sardi dalle scorie nucleari: «Sento il dovere di segnalare a Lei come massimo tutore del nostro patrimonio culturale – scrive Frau in una lettera aperta al ministro – che per quel che riguarda la Sardegna del Medio Campidano la mappatura dei possibili siti di stoccaggio di scorie nucleari purtroppo si è basata su documentazioni obsolete, che non contemplano i tesori archeologici conservati, ancora sepolti, in quel territorio: una vera, estesa, strabiliante “Pompei del mare” da affidare, intatta, agli studiosi che dopo di noi verranno. Stiamo parlando della grande piana cerealicola che circonda su Nuraxi, la reggia megalitica di Barumini scoperta da Giovanni Lilliu, che la diseppellì dalla collina coltivata a fave che la copriva. Oggi è nella lista d’oro Unesco. Ebbene proprio in quella zona, sotto un corposo strato di limo, c’è una parossistica presenza di insediamenti nuragici ancora mal studiata, mal intesa e assai poco segnalata. Di nuraghi come e talvolta più imponenti di quello di Barumini ce ne sono decine e decine».

Negli ultimi anni, con i consigli del geologo del Cnr Mario Tozzi e con gli incoraggiamenti di Andrea Carandini (consulente Unesco e accademico dei Lincei) Frau ha censito un centinaio di nuraghi sepolti dal fango, fotografandoli con i droni e facendoli conoscere con mostre e trasmissioni tv. «Si tratta – spiega Frau nella lettera – di colossali torri megalitiche che, ancora sepolte, si svelano soltanto fotografate dal cielo: punteggiano l’intera zona selezionata per le postazioni dei depositi nucleari. Più delle parole urlano le immagini che Le invio e le due mappe che evidenziano l’inquietante sovrapposizione dei depositi nucleari con le risultanze archeologiche da noi rilevate e ancora assenti dalle mappature ufficiali dell’archeologia sarda».

«Le assicuro – prosegue Frau rivolto a Franceschini – che non sto esagerando quando parlo di una “Pompei del mare”, un sito diffuso cancellato invece che dalla lava da uno tsunami. Gli unici due nuraghi sepolti scavati scientificamente negli anni scorsi hanno restituito veri tesori archeologici: strumenti di lavoro, bacili di bronzo, blocchi di ossidiana. Talmente tanta roba da poter riempire i due musei creati apposta per esporre quei reperti. Avendo seguito, ammirato, l’accelerazione alla resurrezione di Pompei, quella vera, impressa da Lei e dai suoi collaboratori, spero che converrà con me che non appartiene alla storia dell’uomo abbandonare un luogo lasciandovi tutti gli averi. Questo successe nel Medio Campidano, che ancora sigilla le prime pagine della storia mediterranea».



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