Le pietre di Sciola suonano dal colle di San Michele

Una mostra sulle opere dello scultore di San Sperate nelle sale del castello. Inaugurazione non appena si entrerà in zona gialla e chiusura il 3 ottobre

Sulla cima del colle di San Michele di Cagliari, laddove si erge l’omonimo Castello giudicale adibito a spazio espositivo, svettano come stalagmiti, alzandosi in piedi verso il cielo, “Le colonne infinite” di Pinuccio Sciola. Gli elementi verticali costruiti con vecchi tubi innocenti, omaggio a Gaudì da parte dell’artista scomparso il 13 maggio di cinque anni fa, precedono l’ingresso al monumento che ospita la mostra “Madre Pietra – la natura, la scultura, la città”, visitabile in presenza non appena la Sardegna rientrerà in zona gialla e sino al 3 ottobre 2021.

«La mostra è un omaggio a Pinuccio Sciola, ma è anche un omaggio di Pinuccio alla città di Cagliari» dice Maria Sciola, figlia dell’artista e direttore generale della Fondazione che porta il nome del grande maestro.

All’interno un allestimento dal carattere corale, così come sarebbe piaciuto tanto allo stesso Pinuccio, conosciuto non solo per la sua esplosiva energia creativa, ma anche per la straordinaria sensibilità umana, tanta da riuscire per buona parte della sua vita, a trasformare il suo paese natale, San Sperate, oltreché in Paese Museo, in “salotto” intellettuale pubblico e aperto in cui tutti facevano parte del tutto, senza distinzione alcuna di cultura, età e provenienza.

Un percorso espositivo che unisce alla rigorosa curatela di Simona Campus e Tiziana Ciocca, l’emotività di un allestimento firmato da Salvatore Campus che, insieme alla Fondazione Pinuccio Sciola e alle operose mani del gruppo di lavoro del Castello di San Michele, regala al visitatore un viaggio ideale all’interno delle più significative tappe della ricerca artistica di Sciola, inserendo anche lavori inediti e aspetti poco conosciuti, ma non per questo di minore importanza.

«Presentare la mostra “Madre Pietra - la natura, la scultura, la città”, dedicata a Pinuccio Sciola, è una grande emozione. Una mostra che rispecchia in pieno l’orientamento dell’amministrazione, sensibile ai temi che vedono città, natura, parchi, monumenti e cultura come elementi che tutti insieme concorrono a creare il tessuto sociale cittadino di una città sempre più a misura d’uomo» dice l’assessore alla Cultura, Spettacolo e Verde Pubblico di Cagliari, Paola Piroddi.

L’impatto visivo dato dalla cortina muraria interna del Castello, unitamente alle strutture di acciaio e policarbonato impiegate per il restauro architettonico dell’edificio, sono il tempio ideale per ospitare l’ampia selezione di opere che fanno emergere, in una molteplicità di risonanze, la sensibilità ambientale e ambientalista che da sempre sottende la produzione dell’artista.

All’ingresso, ecco presentarsi subito l’origine di Sciola “nato da una pietra, amante della terra, dell’acqua, dei fiori, del sole”, come lui stesso amava presentarsi: una grande distesa di terra arata in cui le canne colorate, omaggio dell’artista al Premio Nobel Grazia Deledda e all’identità dei sardi ripensata senza retorica nella contemporaneità, fanno da cornice alla “coltivazione” dei famosi semi di basalto, metafora dei cicli della vita e materia, eredità di quelle remote ere geologiche in cui la terra sputava fuoco, elemento che insieme ad aria, acqua e terra compongono le radici eterne del Creato laico tanto caro all’artista.

Quest’ultimo, che amava circondarsi della compagnia pulita e spontanea dei bambini, ricordava spesso l’azzardata quanto delicatissima ed efficace ipotesi data da una sua piccola ospite per la quale se si piantano semi di pietra, non potranno che nascere e crescere montagne. Questa commovente spiegazione viene esplicitata nella sala dedicata ai laboratori didattici, importantissima sezione della mostra, non accessoria ma progettata e pensata contestualmente all’idea matrice del progetto.

Queste tre grandi installazioni sono completate da un video documentario della metà degli anni ’90, con la regia di Giorgio Dettori e le musiche di Paolo Fresu, che esprime la stessa magia che possiamo ritrovare andando a visitare il Giardino Sonoro a San Sperate.

È intuibile dall’allestimento l’evoluzione tecnica ed esecutiva dell’artista e del modo in cui interveniva sulla materia: dalle Pietre nude in cui l’intervento umano è quasi nullo, si passa ai primi tagli effettuati con l’ausilio di un disco rotante, una, due volte in senso verticale e poi a seguire in modo sempre più fitto delle pietre lamellari con le quali, per la prima volta, la pietra diventa anche trasparente. Isolata nella cappella di pietra calcarea del Castello, come il più prezioso dei gioielli reali, l’ultima pietra che Pinuccio Sciola ha suonato - appena qualche settimana prima della sua scomparsa - in San Pietro Vincoli a Roma, davanti al Mosè di Michelangelo. A impreziosire ulteriormente l’installazione sonora, la registrazione dell’ultima performance del Maestro con le musiche composte da Andrea Granitzio.

Il primo piano ospita un’ampia produzione progettuale, che testimonia l’ampia visione di un artista in grado di concepire il rapporto tra le proprie opere e le città che le ospitano con tutto quello che ne comporta, compresa l’interazione umana che Pinuccio Sciola riteneva essere quanto di più importante possa esistere e per cui ognuno è meritevole d’essere contemplato.



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