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2010. La Dinamo è nel grande basket: la A1 conquistata in gara4 con Veroli

Lo show di Jason Rowe (17 punti nell'ultimo quarto) decide la partita e quando suona la sirena il PalaSerradimigni impazzisce


17 dicembre 2021 di Mario Carta e Roberto Sanna, 14 giugno 2010


C’è una città impazzita, una città in festa che ha contagiato un'intera isola stretta intorno a un pallone da basket, in un PalaSerradimigni pulsante di 5000 cuori all'unisono e davanti ai teleschermi. La Dinamo porta Sassari e la Sardegna in LegaA regalando una spensierata, orgogliosa notte di gioia anche a chi tifoso magari non è, ma da ieri si sente un po' più fiero di essere sardo. E un po' più alto, come i giganti che indossano le canottiere sassaresi. Ieri Sassari ha rappresentato tutta l'isola, unita in una vittoria che in altri campi e su altri campi, non solo sportivi, è roba dimenticata. Adesso nel basket si è innalzata al rango delle metropoli Milano e Bologna, Roma e Napoli, e lo ha fatto dimostrando che non è necessario essere multimiliardari per riuscire a volare: basta usare al meglio testa e portafogli, anche quello che per necessità ha aperto la Regione sarda, salvando 11 mesi fa la Dinamo dal fallimento, contribuendo a ridurre gli svantaggi dell'essere isola, permettendo anche alla sua più forte squadra di basket di giocarsela alla pari – anzi meglio – con e contro tutti, e di poter continuare a rappresentare un positivo esempio per tanti giovani. Sempre di più da ieri sera.

Se lo sport è una metafora della vita, il basket lo è doppiamente. Ed ecco che quello di ieri è stato il successo su un avversario e non contro un nemico, con i tifosi della Dinamo intrecciati con gli oltre 100 ciociari senza che sia volato un solo insulto. Il basket è una lezione da imparare e da trasportare nella vita: per il modo di aggredire la partita che ha avuto la Dinamo, subito decisa e insieme cosciente dei propri mezzi sino a portarsi sul +15, per essere poi capace di risalire superando anche se stessa quando era stata a sua volta superata dai giallorossi. Nell'aver meritato ogni canestro, nato dalla difesa. Adesso è serie A1. Sassari dopo 50 anni di Dinamo e 20 di LegaDue la sentiva come un diritto ed è pronta a difenderla con unghie e denti (...)

La promozione della Dinamo è il riscatto di un territorio prostrato dalla crisi, che sa che non è il mezzo milione di contributi a cambiare il destino dell'industria nel Sassarese ma trova dentro la retina un motivo di riequilibrio verso un sud sardo dal quale si sente spesso distante, e verso il quale rivendica – attraverso uno sport più elitario del calcio – una sorta di primato culturale (dalla prima università ai due Presidenti ai quali ha dato i natali) che ora può essere recuperato. Un riequilibrio da serie A, il Cagliari da una parte e la Dinamo dall'altra unite dal tifo di tutta l'isola. Ieri al palasport sventolavano le bandiere di tutti e Quattro i mori. Ora è festa. Poi ci si sveglierà e saranno nuovi problemi. Problemi da serie A, che la Dinamo ha dimostrato di poter risolvere. Insieme a tutta la Sardegna.

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Non svegliateci. La Dinamo in Serie A è sempre stata un sogno, ora che Vanuzzo alza la coppa, Rowe si coccola il pallone della partita e sul parquet la folla porta in trionfo Hubalek, c'è la paura che arrivi qualcuno ad accendere la luce. E' bello, bellissimo, una festa così non si era mai vista. E allora se è un sogno, per favore, che nessuno si azzardi a farlo finire. Dinamo-Veroli 3-1, per la prima volta Sassari è nella serie A del basket. E' una notte magica, costruita nella settimana più infernale vissuta dalla Dinamo.

Un anno dopo la finale persa con Soresina, c'era Veroli da battere e una maledizione da sfatare. Persa gara1, strappata gara2 in trasferta, portata a casa tra i denti gara3 venerdì notte, sulla racchetta c'era il match-ball della vita. Mai successo, in mezzo secolo di storia, di poter giocare una gara valida per la promozione in Serie A. Mai successo di farlo in casa, con un pubblico commovente. La palla pesava un quintale, serviva qualcuno capace di metterla nel canestro. Ed eccolo apparire nel giorno più importante: Jason Rowe. Il più piccolo, il play introverso, il play che l'anno scorso si fece soffiare la palla da Troy Belle in gara3 di finale. Non poteva che essere lui, nella sceneggiatura della finale, il protagonista (...)

Quello vero, che per tutto un girone di andata aveva messo a ferro e fuoco la Legadue prima di perdersi in qualche meandro misterioso. Aveva anche rischiato il taglio alla fine della regular season, ora si è capito perché è rimasto. Attendeva il suo momento, l'ultimo quarto di gara4 che comincia sul 65-63 per la Dinamo. Veroli rimette i suoi massicci americani Draper e Hines, Sacchetti si affida al suo Jason. E' uno show mai visto, 17 punti in un quarto, non lo prende nessuno, la folla si innamora. Veroli non ne ha più, si arrende, ha perso. La Dinamo ha già pagato un anno fa, stavolta la festa sul parquet non la fanno gli avversari, l'ultimo minuto è una passerella. Escono Rowe e Vanuzzo per gli applausi, esce Hubalek, la gente comincia a spingere per l'invasione. Quando suona la sirena comincia una notte indimenticabile.

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