La Nuova Sardegna

Se la fabbrica di internet chiudesse

di MATTEO PORRU
Se la fabbrica di internet chiudesse

Sparirebbero gli haters ma si perderebbero migliaia di posti di lavoro

16 febbraio 2022
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Non succede, ma se succede che la minaccia di Zuckerberg si avvera, e Facebook e Instagram chiudono in Europa, che facciamo? Il problema si pone per tutti, perché i social ormai fanno parte della nostra vita, lavorativa e privata. Di più, la influenzano. Se togliamo questi due addendi all’addizione, il risultato cambia. Ma quanto? A livello imprenditoriale e di marketing sarebbe un disastro per tutti: sono milioni le aziende che usano le inserzioni e la presenza online per farsi pubblicità, allargare e curare la platea di potenziali clienti, per vendere o, per essere concreti, per guadagnare. Guadagna anche Meta, che da quelle inserzioni dipende e non poco.

Guadagnano gli utenti, che hanno più offerte fra cui scegliere e più probabilità di trovare una soluzione a un’esigenza specifica. Spegnete l’interruttore e si spegne tutto: guadagni, rete di scambio e opportunità di sviluppo. Un’altra categoria che risentirebbe molto di questo stop sono le testate online, per non parlare dei blog, degli influencer. E una categoria di lavoratori, i social media manager, perderebbero il lavoro con la stessa velocità con cui pubblicavano un post, seguiti da moltissime altre occupazioni satelliti.

A livello sociale, le cose andrebbero male ma non malissimo. Via i post, via i mi piace e i commenti. Le cose più vicine, quelle a portata di dito, tornerebbero a essere lontane, lontanissime da noi. Il nostro raggio d’azione e di interazione col mondo crollerebbe. Ma si estinguerebbero per causa di forza maggiore i leoni da tastiera, gli hater. Andrebbe via tutto il marcio, tutto l’odio, tutta la rigidità di posizioni di persone ormai più abituate allo scontro che al dialogo. Forse parleremmo di più, ci confronteremmo di più, tra persone e non tra profili. E ci ricorderemmo dei due social come se fossero stati Atlantide, un regno sommerso che ormai non si vede più.

Ma saremmo davvero capaci di farlo? Se il virtuale è, come è, parte della nostra vita tanto quanto il reale, riusciremmo a resistere all’assenza? O ci ritroveremmo su un’altra piattaforma, magari appena nata, pur di continuare ad applicare la stessa logica di vita e di relazioni?

Non succede, eh. Ma se succede?

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