ExMa, una chiamata alle arti: mostra e nuova direzione
di Elsa Pascalis
Si apre “Non puoi uccidere il tempo con il cuore” con i lavori di sei artisti sardi curata da Sonia Borsato alla guida del Centro comunale d’arte di Cagliari
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«La nostra è una chiamata alle arti!», dichiara Sonia Borsato, algherese, docente di Storia dell’Arte e Museologia Contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Sassari, nominata quest’anno responsabile delle arti visive del centro comunale d’arte EXMA di Cagliari.
«In questi giorni a ridosso dell’inaugurazione della mostra, “Non puoi uccidere il tempo col cuore” – curata dalla stessa Borsato – ci siamo interrogati su quello che è successo in questi anni di pandemia e soprattutto sul conflitto scoppiato in quest’ultima settimana. Sui social le persone condividono Guernica, il celebre grido contro la guerra di Pablo Picasso, le poesie scritte dai poeti russi, etc. La sensazione è che ci si aggrappi quasi in modo disperato all’arte. D’altra parte, è e sarà proprio l’arte a testimoniare la storia. Siamo quindi noi, che a vario titolo lavoriamo nella cultura, a dover dare memoria a questo momento storico attraverso l’interpretazione che diamo di ciò che stiamo vivendo».
La presentazione al pubblico della mostra “Non puoi uccidere il tempo col cuore”, da oggi e sino al 22 maggio, segna l’inizio di un nuovo sistema gestionale del centro culturale cagliaritano: una struttura di direzione e organizzazione tutta al femminile, che oltre alla presenza della Borsato, conferma il coordinamento generale alla Presidente del Consorzio Camù Francesca Spissu e inserisce il ruolo di manager culturale affidandolo a Silvia Murruzzu, già project manager del Consorzio. «La gestione degli spazi culturali cittadini che mette insieme pubblico e privato si conferma una formula vincente e si riconnette alla politica dell’Assessorato alla Cultura di Cagliari che proprio in questi giorni lavora sulla necessità di assicurare agli operatori culturali una programmazione di almeno una triennalità operativa», afferma l’Assessora Maria Dolores Picciau. La mostra , prodotta dal Consorzio Camù e ospitata nella Sala delle Volte dell’EXMA, ruba il titolo a una frase di David Foster Wallace, tratta da “Brevi interviste con uomini schifosi”, dal racconto “Per sempre lassù”. Narra di un adolescente che in una giornata d’estate si trova con la sua famiglia in una piscina affollata e decide di salire sul trampolino più alto per tuffarsi davanti a tutti in quella che è una sfida prima di tutto con sé stesso.
Una sfida che raccoglie pienamente la metafora della vita stessa e che viene declinata attraverso le opere di sei artisti sardi, all’interno di un allestimento progettato da Salvatore Campus. Silvia Mei, Narcisa Monni, Veronica Paretta, Vincenzo Pattusi, Paolo Pibi e Giuliano Sale, tutti nati tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 regalano al pubblico un’armoniosa coralità seppur ognuno nella sua personalissima specificità espressiva. Le opere, quasi tutte nate nel pieno dell’emergenza pandemica e che si ritrovano involontariamente esposte in tempi che soffiano venti di guerra, si ritrovano a raccontare di come sia necessario “aggredire” la vita, viverla, assaporarla e sentirla. Ed ecco il bestiario contemporaneo di Silvia Mei; l’arte relazionale delle lenzuola vissute dove Narcisa Monni ha ricucito questo periodo “acciaccato”; la speleologia color pastello di Paolo Pibi all’interno dell’animo umano; gli eroi stanchi del virtuosismo pittorico di Vincenzo Pattusi; la girandola di colori, diario intimo delle grandi tele di Veronica Paretta; la carnalità sfacciata di Giuliano Sale che richiama l’erotismo sopito durante la pandemia.
«In questi giorni a ridosso dell’inaugurazione della mostra, “Non puoi uccidere il tempo col cuore” – curata dalla stessa Borsato – ci siamo interrogati su quello che è successo in questi anni di pandemia e soprattutto sul conflitto scoppiato in quest’ultima settimana. Sui social le persone condividono Guernica, il celebre grido contro la guerra di Pablo Picasso, le poesie scritte dai poeti russi, etc. La sensazione è che ci si aggrappi quasi in modo disperato all’arte. D’altra parte, è e sarà proprio l’arte a testimoniare la storia. Siamo quindi noi, che a vario titolo lavoriamo nella cultura, a dover dare memoria a questo momento storico attraverso l’interpretazione che diamo di ciò che stiamo vivendo».
La presentazione al pubblico della mostra “Non puoi uccidere il tempo col cuore”, da oggi e sino al 22 maggio, segna l’inizio di un nuovo sistema gestionale del centro culturale cagliaritano: una struttura di direzione e organizzazione tutta al femminile, che oltre alla presenza della Borsato, conferma il coordinamento generale alla Presidente del Consorzio Camù Francesca Spissu e inserisce il ruolo di manager culturale affidandolo a Silvia Murruzzu, già project manager del Consorzio. «La gestione degli spazi culturali cittadini che mette insieme pubblico e privato si conferma una formula vincente e si riconnette alla politica dell’Assessorato alla Cultura di Cagliari che proprio in questi giorni lavora sulla necessità di assicurare agli operatori culturali una programmazione di almeno una triennalità operativa», afferma l’Assessora Maria Dolores Picciau. La mostra , prodotta dal Consorzio Camù e ospitata nella Sala delle Volte dell’EXMA, ruba il titolo a una frase di David Foster Wallace, tratta da “Brevi interviste con uomini schifosi”, dal racconto “Per sempre lassù”. Narra di un adolescente che in una giornata d’estate si trova con la sua famiglia in una piscina affollata e decide di salire sul trampolino più alto per tuffarsi davanti a tutti in quella che è una sfida prima di tutto con sé stesso.
Una sfida che raccoglie pienamente la metafora della vita stessa e che viene declinata attraverso le opere di sei artisti sardi, all’interno di un allestimento progettato da Salvatore Campus. Silvia Mei, Narcisa Monni, Veronica Paretta, Vincenzo Pattusi, Paolo Pibi e Giuliano Sale, tutti nati tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli anni ’80 regalano al pubblico un’armoniosa coralità seppur ognuno nella sua personalissima specificità espressiva. Le opere, quasi tutte nate nel pieno dell’emergenza pandemica e che si ritrovano involontariamente esposte in tempi che soffiano venti di guerra, si ritrovano a raccontare di come sia necessario “aggredire” la vita, viverla, assaporarla e sentirla. Ed ecco il bestiario contemporaneo di Silvia Mei; l’arte relazionale delle lenzuola vissute dove Narcisa Monni ha ricucito questo periodo “acciaccato”; la speleologia color pastello di Paolo Pibi all’interno dell’animo umano; gli eroi stanchi del virtuosismo pittorico di Vincenzo Pattusi; la girandola di colori, diario intimo delle grandi tele di Veronica Paretta; la carnalità sfacciata di Giuliano Sale che richiama l’erotismo sopito durante la pandemia.
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