La Nuova Sardegna

Gazale: «L’amicizia con Zingaretti cresciuta dietro le sbarre»

di Fabio Canessa
Alessandro Gazale nei panni di Davide Piras nella fiction "Il re"
Alessandro Gazale nei panni di Davide Piras nella fiction "Il re"

L'attore sassarese parla dell’esperienza di lavorare sul set di “Il re”. Nella fiction è il braccio destro del direttore di un carcere  

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Il braccio destro di un re che domina in un territorio delimitato da mura belle alte. Non quelle di un castello però, sono le pareti di un carcere. Alessandro Gazale esordisce in una serie interpretando un agente penitenziario devoto a un controverso direttore che ha il volto di Luca Zingaretti. Si intitola “Il re” e approda domani sera su Sky (disponibile anche on demand e in streaming su Now) quello che può considerarsi il primo prison drama italiano. Otto episodi, diretti da Giuseppe Gagliardi, per raccontare le dinamiche che si sviluppano all’interno di una prigione di frontiera: il carcere di San Michele dove il comandante Bruno Testori applica la sua personale idea di giustizia.

L’attore sassarese veste i panni di uno dei suoi fedelissimi pretoriani, gruppo di cui fa parte anche un personaggio femminile interpretato da Isabella Ragonese. Quattro mesi di riprese, partite esattamente un anno fa, tra Trieste, Civitavecchia, Torino e Roma. «Un’esperienza meravigliosa, complice anche il fatto di essere in piena pandemia è stato un set davvero blindato e questo ci ha reso ancora più uniti» racconta Alessandro Gazale.

Com’è stato scelto?

«Mi hanno contattato per fare un provino a distanza, un self tape, a novembre del 2020 quando stavo girando a Sassari il lungometraggio d’esordio di Paolo Pisanu che dovrebbe uscire quest’anno. Sono piaciuto e prima di Natale mi hanno chiamato a Roma per fare un secondo provino. La produzione era in movimento da tempo e magari se non fosse scoppiata la pandemia avrebbero iniziato prima senza pensare di contattarmi».

Ma chi è Davide Piras, il personaggio che interpreta?

«Come si capisce dal cognome è sardo, ognuno dei fedelissimi agenti al servizio del direttore del carcere viene da una Regione diversa che rispecchia in pratica il luogo d’origine di noi interpreti. Ed è il più temuto dai detenuti, considerato il “bastardo”. Infatti ci sono diverse scene in cui intervengo con una certa violenza».

Un ruolo non facile: come si è preparato per affrontarlo al meglio?

«Appena mi hanno mandato la sceneggiatura l’ho letta tutta d’un fiato e poi, come sono abituato a fare, mi sono messo a studiare con attenzione il copione. Insomma ho passato i mesi precedenti alle riprese, prima di andare sul set a marzo di un anno fa, a entrare bene nella parte. Sul set mi sono trovato subito a mio agio, merito in primis di Giuseppe Gagliardi che ha importanti doti di comunicazione oltre a grandi capacità come regista. Ho legato molto con lui, mi faceva sentire sempre sereno e mi dava anche spazio per contribuire a creare il personaggio che è venuto fuori in maniera naturale. In generale posso dire che è stato per me un momento di formazione fantastico, ho imparato molto anche solo vedendo tutto quello che mi girava intorno quando non ero direttamente impegnato. Sono stati quattro mesi bellissimi».

Accanto a un attore affermato, molto amato dal pubblico, come Luca Zingaretti che è il protagonista.

«Perché sia così amato lo si capisce ancora meglio standogli vicino. A parte la sua professionalità e umile come tutti i veri grandi. Sul set era disponibilissimo, incoraggiava tutti. L’ho sempre sentito intervenire in modo positivo, mai una parola fuori posto. È un progetto al quale teneva molto, che ha seguito da vicino sin dalla preparazione, e lo ha dimostrato ogni giorno sul set».

Com’è stato il rapporto con lui durante tutta la lunga fase delle riprese?

«Per me, ma credo il discorso valga anche per gli altri interpreti, è stato come il capitano di una squadra di calcio. Il punto di riferimento. Mi ha dato tanti preziosi consigli che fanno piacere perché arrivano da un maestro della recitazione con esperienze anche da regista, piccoli suggerimenti che mi hanno messo nella posizione di migliorare quello che stavo facendo. È nato un bel rapporto tra noi, più volte abbiamo finito la serata insieme dopo le riprese».

È una serie che potrebbe continuare?

«Parlarne ora è prematuro. Diciamo che sicuramente sarebbe bellissimo ritrovarsi sul set per girare una seconda stagione».

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