La Nuova Sardegna

Teatro

Marisa Laurito sbarca in Sardegna con "Persone naturali e strafottenti"

di Alessandro Pirina
Marisa Laurito sbarca in Sardegna con "Persone naturali e strafottenti"

Quattro tappe per la piéce di Patroni Griffi. L'attrice: «Oggi c’è troppa indifferenza, sull’Iran bisogna alzare la voce»

15 gennaio 2023
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Non capita spesso che una compagnia venga richiamata in Sardegna per riportare il proprio spettacolo, ma se succede è perché il pubblico ha apprezzato, e non poco. È il caso di “Persone naturali e strafottenti” di Peppino Patroni Griffi, pronto a sbarcare di nuovo nell’isola per una tournée targata Cedac: giovedì a Nuoro, venerdì a Macomer, sabato a Tempio, domenica a Lanusei. A capitanare la compagnia è sempre Marisa Laurito, la Donna Violante di questa Napoli così diversa dall’immaginario collettivo.

Ma questa Napoli così oscura, dark esiste per davvero?

«Qualunque città ha una parte dark e una più luminosa. Napoli ancora di più, è la città degli opposti. A Napoli puoi trovare la più bella e straordinaria poesia, l’arte più geniale, ma anche il più orrido dei burroni bui».

Il testo è di 50 anni fa, ma i personaggi possono appartenere al mondo di oggi. Chi sono gli emarginati, i soli del 2023?

«Peppino ha scritto una cosa che, a mio avviso, è oggi modernissima. Forse ancora più moderna di quando la scrisse, fatta eccezione per qualche piccolo aspetto. Quanto agli emarginati, eccome se ce ne sono tanti. Pensiamo agli immigrati, quelli di cui si ha paura: oggi accadono cose orribili. Ma certe cose le scriveva Patroni Griffi già 50 anni fa. Credo che su questo testo ci sia molto da riflettere. È visionario, e molto oltre. Un po’ come il testamento di Pasolini che aveva previsto tutto».

Nello spettacolo è affiancata da un cast di giovani e bravi attori. Come giudica le nuove leve del teatro italiano?

«Nello spettacolo il livello attoriale è molto alto. Sono tutti quanti attori giovani e straordinari. A cominciare da Giancarlo Nicoletti, che è anche il regista. E poi Giovanni Anzaldo e Livio Beshir. Sono ben felice di lavorare con loro, ho accettato proprio perché sono di alto livello. Poi, in generale, come ci sono attori bravi, ce ne sono anche meno bravi, ma è così ovunque».

Capitolo Iran: cosa l’ha spinta a metterci la faccia?

«Oggi non possiamo girarci dall’altra parte. È un momento molto complesso. Credo sia arrivato il tempo di smuovere le coscienze. Dobbiamo fare sapere ai ragazzi che stanno facendo la rivoluzione in Iran che non sono soli. Quello che sta succedendo è allucinante, orribile. È un popolo affamato e le sanzioni non fanno altro che affamare di più le nuove generazioni. Non c’è alcun rispetto dei diritti umani. Stiamo assistendo a condanne a morte senza processo, stupri, torture. In Iran c’è una politica di padri ciechi che stanno uccidendo i propri figli e il futuro della nazione. Tutto questo mi sembra anche molto cretino».

Rispetto al passato la cultura è più o meno indifferente a ciò che accade nel mondo?

«Al mio compleanno due cari amici mi hanno regalato una canzone, “Indifferente mai”. Perché nella vita tutto sono stata fuorché indifferente. L’indifferenza è il dramma di questa epoca, lo diceva anche Gramsci. Essere indifferenti vuole dire pensare a se stessi, non collaborare all’andamento del mondo, ma neanche della famiglia, degli amici, delle persone che si amano. Oggi c’è una visione della vita individualista. Ci sarebbe più bisogno di generosità, di stare accanto agli altri. Patroni Griffi parlava del dramma della solitudine. Perché viene? Perché non si è capaci di connettersi agli altri e gli altri sono indifferenti ai problemi altrui».

A febbraio sarà “on the road” su Sky con Mara Maionchi e Sandra Milo. Si è divertita?

«Moltissimo, io adoro viaggiare. E poi avevo compagne straordinarie, decise, spiritose, ognuna con una propria vita e una propria personalità».

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