La Nuova Sardegna

Cinema

C’era una volta il west nella Cinecittà dell’isola

di Claudio Zoccheddu
C’era una volta il west nella Cinecittà dell’isola

I ciak a San Salvatore di Sinis per il film che stregò Tarantino. Da “Giarrettiera colt” l’ispirazione per realizzare Kill Bill

13 aprile 2023
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L’idea era ambiziosa ma semplice: costruire la Cinecittà del western per attirare i capitali del cinema italiano, ormai stregato dal successo degli spaghetti western. I soldi, erano i primi anni ’60, in realtà non erano molti e l’idea della Corronca Company era quella di offrire un set naturale a basso costo per le produzioni cinematografiche. Gli aspiranti imprenditori del cinema non avevano grandi risorse economiche ma in qualche modo riuscirono ad ottenere i permessi, pagando un canone d’affitto al comune di Cabras, per trasformare il villaggio di San Salvatore di Sinis in un pueblo del New Mexico, che divenne un set cinematografico per 363 giorni all’anno, perché il primo sabato e la prima domenica di settembre il set lasciava il posto alle celebrazioni del Santo Salvatore e alla Corsa degli scalzi.

Quelli della Corronca Company investirono comunque qualche milione di lire per realizzare un arco in cartongesso, un pozzo, un patibolo e un saloon in legno, che all’interno ospitava l’ufficio dello sceriffo e le prigioni. Pitturarono tutto di bianco, alla maniera messicana, e affidarono il resto della scenografia alle case basse di San Salvatore di Sinis e agli sterrati polverosi che riportavano proprio agli scenari dei migliori spaghetti western.

Il primo ciak Ironia della sorte, i contatti degli impresari del cinema Made in Sardegna portarono a chiudere il primo contratto con una produzione di fantascienza. Fu così che il primo dei due film realizzati a San Salvatore di Sinis iniziò a prendere vita. Si trattava di “2+5 Missione Hydra”, girato da Pietro Francisci, che però sfiorò soltanto il villaggio del Sinis, preferendo le sue campagne per filmare quello che sarebbe dovuto essere il luogo dell’atterraggio di un’astronave proveniente della costellazione Hydra. Poi Francisci si spostò in lungo e in largo nell’Oristanese, fino a riprendere le scene finali davanti all’arco di s’Archittu.

Il film, girato in lingua inglese, venne distribuito nel 1966 e non ebbe un grande successo, al punto che una rivista specializzata lo definì «confuso e ambizioso, non tanto per gli effetti speciali inesistenti quanto per il tentativo di rileggere i momenti tipici della fantascienza spaziale ora con i toni della commedia ora con quelli del melodramma all'italiana».

Tra le curiosità ce n’è una davvero particolare: tra i doppiatori italiani compare il nome di Ferruccio Amendola , alle prese con uno dei suoi primi lavori in qualità di doppiatore. Ad ogni modo, “2+5 Missione Hydra” ebbe il merito di presentare le location dell’Oristanese ai cineasti dell’epoca e al regista Gian Rocco che, dopo un sopralluogo nel Sinis, decise di realizzare a San Salvatore il suo “Giarrettiera Colt”, l’unico film ambientato per intero tra le casette del villaggio.

Spaghetti western Nel 1967 a Cabras arrivò la troupe e gli attori scritturati dalla Columbus cinematografica, tra cui la protagonista Nicoletta Machiavelli , bellissima interprete della pistolera Lulù, e Claudio Camaso, nome d’arte del fratello minore di Gian Maria Volonté, che impersonò il cattivissimo “Rosso”. Come accadde per “2+5 Missione Hydra”, neanche “Giarrettiera Colt” sfondò ai botteghini ma ebbe il merito di lanciare, per la prima volta, una protagonista femminile nel ruolo della giustiziera a cavallo.

Una scelta che, magia del cinema, impressionò il giovanissimo Quentin Tarantino , patito degli spaghetti western al punto da imbattersi in questa pellicola e da trarne spunto per il suo “Kill Bill”. La parte di Beatrix Kiddo, interpretata da Uma Thurman , è ispirata proprio a Nicoletta Machiavelli. Infatti, quando la protagonista di “Kill Bill” si nasconde a El Paso, in Texas, per portare avanti la gravidanza lontana dalla banda criminale di Bill, Beatrix assume il falso nome di Arlene Machiavelli, omaggio del regista alla star di “Giarrettiera Colt”.

All’epoca, però, il film di Gian Rocco si rivelò un flop che decretò la fine dell’epopea western nel Sinis. Nemmeno le leggende riuscirono a risollevare le sorti della Corronca Company, tra queste la più famosa, ancora in voga, è che alcuni ciak di “Per un pugno di dollari” vennero realizzati proprio a San Salvatore. Sostanzialmente, un clickbait ante litteram.

Il primo capitolo della Trilogia del Dollaro di Sergio Leone venne girato tra Cinecittà, dove vennero registrati gli interni, e Colmenar Viejo, un paesino a 35 chilometri da Madrid. Allo stesso modo, non attecchì nemmeno l’idea dei registi Mario Gariazzo e Leopoldo Savona, decisi a realizzare il loro “Dio perdoni la mia pistola” proprio a San Salvatore di Sinis. Le riprese, tuttavia, vennero interrotte quasi subito per via degli alti costi di produzione legati al trasporto dei materiali e della troupe e la produzione decise di terminare la lavorazione a Cinecittà.

Gli ultimi set Dopo “Giarrettiera colt” San Salvatore sparì dagli orizzonti cinematografici per anni, per ritornarci nel 2012 quando Davide Manuli decise di girarci alcune scene del suo “La leggenda di Kasper Hauser”, con Vincent Gallo, e successivamente con Laura Bispuri che, quattro anni dopo, decise di ambientare a San Salvatore di Sinis il suo “Figlia mia”, con Valeria Golino e Alba Rohrwacher.

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