La Nuova Sardegna

L'intervista

Luca Bizzarri: «La mia è satira ma per i politici sono un nemico»

di Alessandro Pirina
Luca Bizzarri: «La mia è satira ma per i politici sono un nemico»

L'attore a Cagliari col suo show «Paolo? Più che amicizia è un sequestro»

11 maggio 2023
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«Chissà dove mangia la pizza il ministro, dato che gli Uffizi costano 25 euro...». Così Luca Bizzarri nel suo ultimo tweet. Ce l’ha con Sangiuliano, secondo cui gli Uffizi non possono costare meno di una pizza. È solo l’ultimo di centinaia di post in cui l’attore genovese se la prende con i politici e la loro comunicazione che lascia a desiderare. Una fustigazione di gaffe e scivoloni via social, la sua, che non ha colore, colpisce tutti indistintamente. Prima è diventata un podcast - 5mila ascolti al giorno e un milione di streaming al mese - e ora uno spettacolo teatrale. “Non hanno un amico” - questo il titolo - sarà al Teatro Auditorium di Cagliari il 17 maggio.

Quando inizia la sua battaglia contro coloro che non hanno un amico che li consiglia?

«Forse quando ho avuto la consapevolezza di essere io il primo a non averne. Il vero amico non è quello con cui giochi a scacchi, ma quello che ti dice quando stai sbagliando, che ti dice che hai torto».

Qual è l’identikit di questi senza amici?

«Alla fine lo siamo un po’ tutti, non c’è qualcuno peggio di altri. Anche se quando questi diventano persone importanti, politici, si vede di più».

Il caso più eclatante di questi scarsi comunicatori?

«Forse quello che mi ha fatto più impressione è anche quello che è finito meglio. Di Maio è stato zitto sei mesi e ha trovato un lavoro. Una storia a lieto fine».

Il miglior comunicatore ?

«Meloni è abbastanza brava, non è male, infatti sta dove sta. Pure lei ogni tanto casca nell’urlo e nella sciatteria, ma è sopra la media. Questo perché è un campionato in cui gli altri sono scarsissimi. Lei è una capolista di serie B, per dirla da genoano».

Sui social lei è schietto, oggi diciamo politicamente scorretto: ha un prezzo questa libertà?

«Sì, ma non parlerei di prezzo. Stiamo comunque parlando di social, che è un posto che non esiste. Però è vero che mi capita di fare una battuta politica e subito divento per quella parte lì un avversario. Colpa di un’ignoranza politica che non sa distinguere i ruoli».

Da sinistra l’accusano di essere fascista, da destra comunista col Rolex. All’estero succederebbe lo stesso?

«Grazie a Dio nei paesi civili la satira è vista come satira e non come avversario politico. Il mio lavoro è semplicemente quello di spostare un punto di vista. Io faccio satira politica ma anche di costume. Il primo obiettivo della mia satira sono le mie mancanze, le mie paure. Il problema è che quando la politica non è abbastanza forte riesce a farsi intimorire dai comici».

A Genova ha presieduto con successo la Fondazione di Palazzo Ducale. Una nomina politica della giunta Toti. Ha mai avuto paura di venire ascritto a una parte?

«La cosa mi ha fatto molto ridere. Io sono stato nominato dalla destra e per questo stavo sulle balle alla sinistra. Ma stavo sulle balle anche alla destra perché non facevo cose di destra».

Dai social al podcast, ora il tour teatrale: che spettacolo sarà?

«Noi di una certa età lo chiamiamo monologo, chi è più giovane stand up. Sul palco ci sono solo io con un microfono. Sta andando bene, sono impressionato dai riscontri».

È finito nel mirino degli hater anche per avere prestato la voce a Zelensky.

«Quello che mi fa sorridere è che io prestavo la voce al protagonista di una serie che era interpretato da uno degli uomini che, nel bene o nel male, diventerà uno dei grandi personaggi della storia. È come se avessi doppiato Garibaldi, Mazzini o Hitler».

Genova per noi, diceva Bruno Lauzi. Cosa è per lei?

«Posso stare ovunque, anche bene, ma è sempre lì che torno».

Questo tour è uno dei pochi episodi lavorativi senza Paolo Kessisoglu. Ce la farà?

«È difficile e pericoloso, non ho il suo appoggio. È come camminare su un filo, ma è anche stimolante. È solo una parentesi, sarà anche bello tornare insieme a fare cose nuove».

Da quanto vi conoscete?

«Quasi 34 anni».

Quindi un amico ce l’ha?

«Il nostro è un rapporto ancora diverso. Lavorare sempre con lo stesso partner è un matrimonio, un sequestro di persona».

Quest’anno ha fatto Lol, lo show della Goggi, le copertine di Dimartedì. È sempre lo stesso Luca o ogni volta deve adeguarsi al contesto?

«È sempre lo stesso mestiere che però va fatto in maniera diversa. Lol era una improvvisazione di sei ore, con Loretta ho scritto sia per lei che per me. È stata una emozione pazzesca lavorare con una donna così forte. Per me è stato un piccolo punto d’arrivo».

Si parla di grandi cambiamenti in Rai. Ci sarà spazio per lei?

«Mah, bisogna vedere. Ora sono dall’altra parte e sto bene dove sto. Spero però che la politica non faccia altri disastri come quelli che ha fatto finora. La Rai è un patrimonio culturale di tutti, è un posto bellissimo che ha fatto grandi programmi di satira politica. Ma sono ormai anni che non ne fa uno. Questo racconta molto del degrado culturale di un Paese».
 

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