La Nuova Sardegna

L'intervista

Milly Carlucci: «Ho imparato tutto da Arbore e Minà. Il ballo aiuta a superare momenti difficili»

di Alessandro Pirina
Milly Carlucci: «Ho imparato tutto da Arbore e Minà. Il ballo aiuta a superare momenti difficili»

La star tv in tour con Ballando on the road: «Andiamo a caccia di nuovi talenti Nei miei show ho un ruolo guida, non posso perdere la pazienza»

14 maggio 2023
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Il sabato sera e l’altra domenica di Arbore, giochi senza frontiere e bellezze al bagno, Miss Italia e Telegatti, Sanremo e Pavarotti. In più lustri di carriera Milly Carlucci ha condotto gli spettatori verso tutte le forme di intrattenimento televisivo. Nessuna come lei. E ora dal piccolo schermo si sposta nei centri commerciali d’Italia alla ricerca di talenti. Da Ballando con le stelle, che vira verso la 18esima edizione, a Ballando on the road, che al nono anno, farà tappa all’Antegnate Gran Shopping di Bergamo il 20-21 maggio, al Centro Commerciale Campania di Caserta il 27-28, alla Galleria commerciale Porta di Roma il 10-11 giugno. Al suo fianco i maestri di Ballando.

Signora della tv: le piace questa definizione?

«È lusinghiero, è un modo di affermare affetto e stima per il lavoro che faccio. Ma preferisco essere chiamata semplicemente Milly. I titoli non servono».

Ballando con le stelle: è stata lei a proporre alla Rai lo show?

«Ballando nasce in Inghilterra 70 anni fa, si chiamava “Come dancing” ed era uno show di ballo per soli professionisti. Poi nel 2000 si ferma, per riprendere nel 2004, quando la Bbc prevede una nuova formula: un professionista e un dilettante. Io sono a Londra, lo vedo e mi piace tantissimo. Tornata a Roma lo propongo alla Rai e a gennaio 2005 mi fanno fare quattro puntate, ma visto il clamoroso successo della prima mi chiedono di prolungarlo a otto».

Qual è il segreto di Ballando?

«Il ballo, tanto che il programma va in onda in 62 paesi. L’essere umano ha una forte passione per il ballo, è uno degli archetipi della nostra cultura, della nostra vita. E poi ci sono i personaggi che ogni anno partecipano».

Ora sta per partire con il tour di Ballando on the road.

«Proprio grazie a Ballando il ballo è diventato uno sport diffusissimo, ancora più del calcio. Negli anni sono cresciuti talenti straordinari ed è giusto portarli alla visibilità televisiva per fare conoscere le loro qualità, ma anche per fare capire quale mezzo straordinario è il ballo per risolvere problemi e scavallare momenti difficili. Noi andiamo a cercare ragazzi prodigiosi. Ma il ballo ha anche un aspetto curativo: ci sono classi di portatori di handicap, persone che si rivolgono alla danzaterapia per superare momenti difficili e attraverso la comunità del ballo ritrovano sostegno e fiducia. È un mondo meraviglioso in cui non devi essere per forza un campione».

A Ballando sono scesi in pista i vip più diversi tra loro: la soddisfazione più grande?

«Penso a quei personaggi che dietro il loro nome nascondono una forte timidezza e attraverso il ballo se ne liberano. O persone coraggiose come Giusy Versace che dopo un incidente traumatico anziché disperarsi è venuta a ballare con le sue protesi. O persone di una certa età, come Albertazzi o Iva nell’ultima edizione, che dimostrano che non bisogna mai abbandonare la gioia di vivere, ma bisogna stare nella mischia fino alla fine».

Chi invece non è ancora riuscita a portare in pista?

«Ho un segretissimo elenco dei desiderata, persone che ogni anno continuo a chiamare. Gabriel Garko, per esempio, lo volevo da anni e alla fine è stata un’esperienza meravigliosa».

Nata a Sulmona, da bambina ha vissuto anche ad Alghero.

«Mio papà doveva fare un corso di sei mesi all’aeroporto di Alghero. E ad Alghero nacque mia sorella Gabriella. Avevo 5 anni. Da adulta sono tornata e guardando il mare, la città ho provato a ricordare qualcosa ma è molto difficile, ero troppo piccola».

Il legame con la Sardegna?

«Sono venuta tante volte per lavoro e vacanza, ha una bellezza unica che non sta a me celebrare. E poi lo scorso anno dalla Sardegna sono arrivati a Ballando due maestri straordinari: Simone Casula e Moreno Porcu, due ballerini fantastici».

Cosa è stato per lei Arbore?

«Un mentore. Gli devo tutto. Con “L’altra domenica” mi ha permesso di iniziare questa incredibile avventura. Ai tempi le donne in tv erano o soubrette o vallette, non c’erano le conduttrici. Lui ci fece capire cosa voleva dire lavorare in tv, fare i giornalisti: dovevamo proporre alla redazione e poi realizzare».

Blitz con Gianni Minà.

«Un grande maestro che mi ha insegnato come si fanno le interviste, come si entra in confidenza con i grandi personaggi».

Nel Bisbetico domato si picchia con Ornella Muti per Celentano. Il cinema che ruolo ha avuto nella sua carriera?

«Non avevo ancora deciso quale strada intraprendere, dovevo capire quale fosse la mia vocazione. Ed ebbi l’occasione clamorosa di recitare con questi due grandi professionisti. E poi quando vedi Adriano lavorare non puoi che imparare».

A un certo punto in tv c’erano tre Carlucci: erano troppe?

«Fu un momento breve. Ognuna poi ha preso una strada precisa: Anna ha scelto di stare dietro le quinte, è autrice e regista. Gabriella è transitata per la tv, ma ora fa tutt’altro, lavora nella promozione del cinema».

1991: la nascita del sodalizio con Fabrizio Frizzi.

«Siamo stati una coppia che ha saputo interpretare il mondo della tv che stava cambiando. Scommettiamo che...? fu un nuovo tipo di varietà in cui al centro del palcoscenico c’era la gente comune. Noi e gli ospiti eravamo contorno. Io e Fabrizio, sotto l’egida di Guardì, siamo stati una coppia che funzionava e ancora tutti ricordano».

L’incontro con Pavarotti.

«È stato magico, indimenticabile. Avevo la fortuna di assistere alla preparazione di un genio. Aveva una cura maniacale di tutto, non tralasciava alcun dettaglio. Mi ha insegnato l’umiltà del grande artista».

Oltre trent’anni di fila in Rai: mai tentata dalla concorrenza?

«Ho fatto qualche piccola esperienza anche dall’altra parte, ma il mio dna è la prima serata del sabato di Rai 1, è il mio habitat naturale».

Ballando 2023: si dice che Barbara D’Urso prenderà il posto di Selvaggia Lucarelli.

«Sono rumors creati dalla rete, noi non abbiamo detto nulla. Stiamo iniziando a lavorare e prima di passare ai contenuti ci vorrà del tempo. Siamo agli albori».

Ma lei non si arrabbia mai?

«No, perché il mio ruolo è quello di ricomporre le crisi. Se mi lasciassi andare non avrei più il ruolo di guida. Io sono un po’ l’allenatore, devo gestire lo spogliatoio. Può succedere che qualche volta mi arrabbi, ma deve essere successo qualcosa di davvero clamoroso».
 

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