La Nuova Sardegna

L'intervista

Orietta Berti «Non ho mai pensato di ritirarmi: ricevo proposte ogni giorno»

di Alessandro Pirina
Orietta Berti «Non ho mai pensato di ritirarmi: ricevo proposte ogni giorno»

La cantante sabato in concerto a Ozieri. «Amadeus e Fiorello mi chiedono: quando vieni in vacanza in Sardegna? Ma io non ho tempo in estate»

13 settembre 2023
5 MINUTI DI LETTURA





A giugno ha compiuto ottant’anni, ma l’energia e la voglia di fare sono quelle di una ventenne. Orietta Berti non sta ferma un attimo, su e giù per l’Italia: piazze, teatri, festival, tv, social. Dietro quei capelli corti rossi e quei vestiti tutti luci e paillettes si nasconde un vero e proprio caterpillar dello spettacolo. Un artista a tutto tondo - di quelli che hanno fatto la gavetta vera e hanno conquistato il successo vero - che in questo suo infinito tour ora fa tappa in Sardegna, a Ozieri, dove sabato sarà la superstar della festa patronale. Ad aprire la serata sarà Fred De Palma, poi il palco sarà tutto per lei, l’Orietta nazionale.

Signora Berti, a giugno ha compiuto 80 anni, la sua carriera dura da più di 60...
«No, sono 57. Io non conto gli anni dei provini. Finché non si ha successo è inutile raccontare. Tutto per me inizia il 18 giugno 1965 con la pubblicazione di “Suor Sorriso”».

Dunque, 57 anni di carriera: si ferma mai a fare un bilancio?
«Non c’è tempo. Ogni giorno mi propongono un sacco di cose e le valuto con i miei collaboratori: questa sì, questa no. Si fa così un bilancio di una carriera, di una stagione, di un tour. Il 9 giugno ero a Milano per la presentazione di “La discoteca italiana” e il mio manager Pasquale Mammaro mi fa: “mi do già da fare per la prossima incisione”. Il mio lavoro l’ho sempre fatto in questo modo e mi ha dato grandi soddisfazioni: perché cambiarlo?».

Lei è un’artista che riesce ad arrivare a più pubblici: qual è il segreto?
«L’importante è sempre farsi vedere e proporre cose nuove e gradevoli. Chi non mi segue non lo sa, ma io ho sempre avuto un pubblico fresco, gioioso. Non solo adesso che ho fatto “Mille”, “La discoteca italiana” e “Luna piena” con Manuelito (Hell Raton, ndr) che mi ha portato i ragazzi di 13 anni. Io ho sempre fatto trasmissioni, da Domenica in a Buona domenica, e la gente si è abituata a vedermi, siamo cresciuti, invecchiati insieme. Quei bambini che mi seguivano un tempo sono oggi uomini - con a loro volta figli e nipoti - che mi seguono ancora. Ho sempre fatto spettacoli popolari, feste in piazza piene di gente. Ho ammiratori in tutta Italia, che continuano a mandarmi video, prodotti della loro terra, anche peperoncini. Ricevo pacchi da ogni parte d’Italia».

Sanremo 2021 è stato in qualche modo l’inizio di una nuova primavera: cosa è successo?
«Fino a Sanremo facevo tante trasmissioni come opinionista, non mi proponevo come cantante. Sono tornata al festival in quella edizione in cui venivamo dal Covid. La gente stava ricominciando a vivere. Quel festival è stato quello con più canzoni in classifica, quello dei Maneskin. E dopo Sanremo sono arrivati “Mille”, Ramazzotti e “Luna piena” con Manuelito: la canzone più ballata dalle drag queen in discoteca».

In questi anni ha collaborato con Fedez, Achille Lauro, Hell Raton, Rovazzi: che idea si è fatta di questi fenomeni musicali così diversi da lei?
«Fedez e Achille li ho sempre seguiti, ci vedevamo dietro le quinte delle trasmissioni. Manuelito mi ha voluta a tutti i costi, ancora prima di Fedez. Mi diceva: voglio fare una collaborazione con te sui social, tu entri nel mio mondo e io nel tuo. Quando è uscita “Mille” con Fedez e Achille lui mi ha detto: mi hai fregato. Ma io non potevo lasciarmi sfuggire quella occasione. Invece, poi abbiamo fatto insieme “Luna piena” ed è andata benissimo. Non è detto che non ci sarà un bis. Quest’anno poi c’è stato Rovazzi, prima ancora c’era stato Lodo Guenzi. Sono tutti ragazzi sinceri, mi piace lavorare con loro».

A differenza di quasi tutti i suoi colleghi lei ha continuato a vivere una vita normale: Montecchio, marito, figli, ora nipoti. È stata mai tentata da una vita più movimentata?
«Negli anni Settanta tutta la discografia e quasi tutte le trasmissioni tv erano a Milano. Io abitavo a 40 minuti di macchina e non vedevo la necessità di spostarmi. E non volevo cambiare casa. A me piace stare qua, mi ricarica, anche se non c’è il sole della Sardegna o i panorami di Roma e Napoli. Abbiamo tanta nebbia, ma a me piace anche quella».

Ha amici veri tra i colleghi?
«Io sono amica di tutti. Quando non c’era l’Alta velocità e Roma-Milano si faceva in auto tanti si fermavamo a casa mia per pranzo o per cena. Oggi con Ornella (Vanoni, ndr) ci sentiamo spessissimo. La Zanicchi mi chiama sempre, ogni tanto anche Morandi. Al Bano mi invita sempre alle feste di compleanno, ma non sono mai riuscita ad andarci per impegni».

Poche settimane fa se n’è andato Toto Cutugno, celebrato più da morto che da vivo. Cosa ha provato?
«Io dico che lo hanno celebrato troppo poco, dovevano farne almeno il doppio. Le sue canzoni intramontabili sono famose in tutto il mondo».

Lei si arrabbia mai?
«Quando sono a casa con i miei animali. Deve sapere che ho otto gatti. E poi mi arrabbio con le mie nipotine che sono molto vivaci».

Cosa è per lei fare tv?
«Mi piace, ma più di tutto mi piacciono gli spettacoli. Per chi è una cantante è meglio un teatro o una piazza piena di gente di un freddo studio televisivo».

Orietta e la Sardegna: qualche ricordo particolare?
«Un bellissimo spot della Tre insieme a mio figlio Otis nella spiaggia di Villasimius. E poi ho tanti amici che vengono in vacanza, come Amadeus e Fiorello: “Orietta, quando vieni?”. Io dico quando avrò tempo, ma l’estate è la stagione dei concerti».

Pensa mai: ora smetto. Oppure come dice il ritornello della sua canzone più famosa: finché la barca va lasciala andare?
«Non ho mai pensato di fermarmi, quasi tutti i miei colleghi la pensano come me e quando possono lavorano fino alla fine. Pensiamo a Charles Aznavour. Ha fatto l’ultimo concerto in Giappone a 94 anni, è tornato in Francia, si è messo a riposare e non si è più risvegliato».

In Primo Piano
L’emergenza

Campagne invase dai cinghiali: agricoltori sul piede di guerra

di Salvatore Santoni
Le nostre iniziative