La Nuova Sardegna

La regina dello spettacolo

Icona di professionalità e libertà, la rivoluzione di Raffaella Carrà dall’Italia al Sudamerica

di Fabio Canessa
Icona di professionalità e libertà, la rivoluzione di Raffaella Carrà dall’Italia al Sudamerica

Su Disney la serie in tre puntate di Daniele Luchetti sulla grande artista italiana famosa in tutto il mondo

30 dicembre 2023
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Non sarà stata forse la migliore in ognuna delle cose che faceva, ma nessuna era migliore di lei nel farne così tante e con successo. Ballerina, attrice, cantante, show woman, presentatrice, autrice televisiva. Raffaella Carrà ha vissuto tante vite nella sua lunga carriera nel mondo dello spettacolo. Un percorso ricostruito nella docuserie “Raffa” disponibile, da pochi giorni, sulla piattaforma streaming Disney Plus. Tre episodi di circa un’ora ciascuno, con regia di Daniele Luchetti, in cui oltre a ripercorrere in modo cronologico le sue esperienze professionali si cerca di far luce sulla personalità della poliedrica artista di origini romagnola concentrandosi quindi da una parte su Raffaella Carrà, dedita al suo lavoro, e dall’altra su Raffaella Pelloni (il suo vero cognome), una donna che ha sempre difeso la sua privacy affrontando con il massimo riserbo anche la malattia che l’ha portata alla morte nel luglio del 2021 quando aveva 78 anni.

In questo senso assume particolare importanza il ricordo della sua infanzia segnata dall’abbandono del padre, assenza ribadita più volte nella docuserie per sottolineare quanto quel trauma abbia accompagnato tutta la vita della protagonista. Lo evidenziano anche alcune delle tante testimonianze raccolte per l’occasione e utilizzate insieme allo straordinario materiale di repertorio per la costruzione di questo omaggio alla Carrà. Da personaggi noti come Fiorello, Tiziano Ferro, Loretta Goggi, Enzo Paolo Turchi, Marco Bellocchio e Bob Sinclar al nipote Matteo Pelloni, l’anziana amica di famiglia Anna Vasini e l’ex calciatore Gino Stacchini, il suo primo fidanzato. E parlando di vita privata trovano ovviamente spazio nel racconto le sue due relazioni più importanti: con Gianni Boncompagni e Sergio Japino, entrambi importanti per lei anche come compagni di lavoro in televisione. È sul piccolo schermo che Raffaella trova la sua strada dopo aver abbandonato il sogno della danza classica e il cinema, non senza soddisfazioni come l’approdo a Hollywood con “Il colonnello Von Ryan” al fianco di Frank Sinatra. Il punto di svolta, nei primi anni Settanta, “Canzonissima” dove lancia il “Tuca tuca”. Provocatorio, audace, rivoluzionario come altri brani con i quali conquista letteralmente il mondo: “Rumore”, “A far l’amore comincia tu”, “Fiesta”.

Le immagini delle esibizioni all’estero testimoniano lo straordinario successo internazionale della Carrà, in Spagna e Sudamerica in particolare. La sua storia viene anche intrecciata con quella del Paese, dal rapimento Moro alla strage del Rapido 904 nel dicembre del 1984 di cui parla, commossa, in una puntata di “Pronto, Raffaella?”. Da lì in poi, con il terzo episodio, la narrazione si fa un po’ più veloce e si conclude, anzitempo, con il successo di “Carramba!”. Manca tutta la parte finale della sua carriera, dal festival di Sanremo del 2001 alle ultime apparizioni in tv. D’altronde non era facile condensare in tre ore una vita straordinaria, di un’icona come Raffaella Carrà.

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