La Nuova Sardegna

Intervista

Alberto Gazale: «Otello in piazza sold out, per Sassari sarà una grande festa»

di Massimo Sechi
Alberto Gazale: «Otello in piazza sold out, per Sassari sarà una grande festa»

I 1200 biglietti per l’evento di venerdì venduti in 24 ore

08 luglio 2024
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«La lirica in piazza è la festa del nostro teatro e noi ci offriamo alla città senza paracadute ma semplicemente per quello che siamo, con tutte le professionalità che lavorano per farla diventare una festa di Sassari insieme al suo teatro».

Alberto Gazale, oltre a essere direttore artistico della stagione lirica, firma regia, scene e costumi di quello che è sicuramente l’evento più atteso e partecipato della stagione: l’Otello, che verrà rappresentato in Piazza d’Italia venerdì 12 luglio.

La lirica in piazza è stata una delle scommesse vinte lo scorso anno. Quest’anno ritorna con un’opera più complessa, sia dal punto di vista strutturale che del linguaggio.

«Abbiamo venduto tutti i 1200 biglietti in 24 ore. È vero che era un prezzo popolare che abbiamo dovuto mettere solo per avere dal Ministero l’alzata di sipario, ma è la testimonianza che Sassari merita sempre più di essere indicata tra le città di cultura di primissimo piano, non solo per la lirica. È una risposta straordinaria, tra l’altro per un’opera che a volte fa fatica a riempire i teatri. Ci sono opere che al pubblico sono particolarmente care e altre che vengono considerate di nicchia. Forse c’è da colmare quel vuoto che si è creato dalla morte di Puccini in poi che ha un po’ interrotto il grande amore della lirica a favore di altre espressioni artistiche più popolari. E questo è un po’ paradossale se si pensa che il nostro Paese è stato da sempre la culla della lirica. C’è poi un aspetto che vorrei rimarcare».

Quale?

«Il nostro Otello sarà colorato di scuro. A noi tutta la polemica del black face non appartiene perché in Italia siamo sempre stati esportatori di cultura mantenendo il massimo rispetto per tutte le altre culture e identità».

Nel cast sono presenti, nei ruoli principali, alcuni dei protagonisti di Pagliacci.

«Sì, ritorna Marco Caria, per lui è un debutto in questa opera. Sono molto felice di questo, lui ha un grande talento anche attoriale e sta facendo una bellissima presa di ruolo. Poi ritorna anche Angela Nisi, splendida Nedda in Pagliacci ed è un altro debutto nel ruolo di Desdemona. Per Otello invece arriva in corsa Hector Lopez Mendoza che questo ruolo lo ha già cantato in diversi teatri. Ma anche tutti gli altri ruoli non sono affatto di secondo piano e abbiamo artisti di grandissima qualità».

In questi giorni state condividendo le prove con il pubblico spiegando le varie fasi.

«Io credo tantissimo nel percorso che, come teatro, stiamo facendo. Per essere seguiti bisogna spiegare bene anche tutti gli ingranaggi che fanno parte di un’opera. Mi sono innamorato del teatro quando ho iniziato come comparsa perché ero affascinato da tutto, anche dall’impianti luci, la fonica, tutte queste cose esercitano un fascino enorme e accompagnano a vedere il risultato finale. Più spieghiamo e più il pubblico sarà consapevole di quello a cui assiste».

Il progetto della lirica per tutti va avanti con ancora più entusiasmo, c’è anche l’idea di realizzare un globe theatre, sul modello del teatro elisabettiano, su una struttura mobile. Che utilizzo pensate di farne?

«Il concetto è quello di portare in futuro l’opera, ma non solo, anche la prosa e in generale la cultura, dove è necessario e può esserci diffusione, senza aspettare che si debba andare nel posto deputato. Il fine può essere non solo artistico ma anche sociale e politico. Si può avere anche una diffusione turistica, sfruttando una delle nostre vocazioni e le nostre bellezze naturali. Di fatto il nostro Globe lo stiamo già realizzando, abbiamo cominciato con le balaustre che sono la copia esatta del Globe Theatre. In dicembre proseguiremo con altre parti che costituiranno la scenografia della Bohème».

Per ora tutte le scelte, compreso puntare anche su opere contemporanee, sembrano vincenti. C’è qualche aspetto che vorreste migliorare?

«Da quando ho iniziato il lavoro con l’Ente ho cercato di capire quali fossero i limiti delle persone che da anni lavorano all’interno del teatro e ancora non sono riuscito a fissare questo limite. C’è un livello qualitativo che tra l’altro viene riconosciuto da tutti quelli che arrivano a Sassari e che riguarda ogni aspetto, dalle maestranze al coro all’orchestra. Tutti lavorano senza sosta per cercare di costruire il miglior prodotto possibile».


 

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