“Joker: Folie à deux” è il solito sequel del grande successo. Tra ombre e noia, un finale all’altezza
Sullo schermo Joaquin Phoenix si conferma su ottimi livelli, la presenza di Lady Gaga non viene valorizzata
Il destino dei sequel di film di successo è segnato dall’inevitabile paragone con i lungometraggi da cui hanno origine, un confronto che la maggior parte delle volte faticano a reggere. Così sostanzialmente è per “Joker: Folie à Deux” arrivato a cinque anni di distanza dall’opera che vinse il Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia, dov’è stato presentato in anteprima anche questo seguito adesso nelle sale.
Pur non privo di motivi di interesse il nuovo film diretto da Todd Phillips, e scritto dallo stesso regista sempre insieme a Scott Silver, soffre di una certa ripetitività e procede stancamente con un ritmo sin troppo controllato finendo per essere indebolito, al posto di trarne giovamento, dai principali elementi di novità rispetto al primo capitolo: gli intermezzi musicali, con la presenza di Lady Gaga non particolarmente valorizzata dalla scrittura del personaggio di Harleen Quinzel, e la parte processuale che prende uno spazio importante nella narrazione.
La storia comincia con Arthur Fleck rinchiuso nel manicomio criminale di Arkham nella periferia di Gotham City per aver commesso, nei panni di Joker, una serie di omicidi fra cui quello clamoroso in diretta televisiva dell’anchorman Murray Franklin. Qui conosce, e se innamora immediatamente, la giovane Harleen Quinzel, affascinata per non dire ossessionata dalla figura di Joker come simbolo di rivolta sociale, mentre comincia il processo con il procuratore che chiede la pena di morte e l’avvocato difensore che punta sull’attenuante dell’infermità mentale della doppia personalità.
Arthur e Joker, un dualismo proposto sin dal curioso prologo d’animazione in stile Looney Tunes (ma firmato dal geniale animatore francese Sylvain Chomet) in cui il protagonista lotta con la sua ombra. Lo sviluppo del personaggio deve molto a Joaquin Phoenix che si conferma su ottimi livelli. La sua eccezionale interpretazione, premiata con l’Oscar, valeva già metà del primo “Joker” che per il resto si poggiava in gran parte su ispirazioni scorsesiane (da “Re per una notte” a “Taxi Driver” in particolare). Qui pensando al suo “New York, New York” si può forse ricondurre al maestro italoamericano l’aspetto da musical che, va detto, in “Joker: Folie à Deux” non segue gli stilemi classici del genere.
Non ci sono infatti grandi e scintillanti coreografie, ma parti cantate che vengono utilizzate come canale di comunicazione tra i due protagonisti. Il risultato non è solo un musical che appare spento, privo di energia, ma anche quello di appesantire la narrazione con fin troppe canzoni. L’alchimia tra Joaquin Phoenix e Lady Gaga raggiunge poi giusto la sufficienza, senza riuscire a coprire i difetti del film che in parte si riscatta con un finale capace di chiudere bene il cerchio del dittico di Todd Phillips.
Dentro il lungometraggio le stesse riflessioni del primo capitolo: dal disagio psichico alla critica sociale passando per il potere condizionante dei mass media. In fondo era già stato detto tutto. E meglio.
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