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Allarme maremoto, le nuove superboe controllano le onde

Allarme maremoto, le nuove superboe controllano le onde

Tra il 2017 e il 2020 tre terremoti (Turchia) (Ionio) (Egeo) hanno generato eventi anomali

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Il rischio esiste e sottovalutarlo sarebbe un errore madornale. Anche perché, come dimostra il terremoto di Messina del 1908, l’idea dello Tsunami mediterraneo non è per nulla esotica e non è nemmeno improbabile che possa colpire le coste italiane. Quello che invece è necessario è cercare di mettere a fuoco due punti precisi del discorso: dove e quando. Per questo motivo anche l’Italia si sta preparando a una rivoluzione nella prevenzione degli tsunami, grazie a un progetto all’avanguardia che potrebbe salvare migliaia di vite. L’azienda spagnola Mediterranea Senales Maritimos (Msm) sta realizzando per il Centro allerta Tsunami (Cat) dell’Ingv una flotta di boe d’alto mare, pronte ad entrare in azione nei prossimi mesi. Si tratta di “ guardiani tecnologici” galleggianti che saranno in grado di rilevare e misurare l’arrivo di un’onda anomala generata da un terremoto sottomarino, inviando dati cruciali prima che lo tsunami raggiunga la costa, offrendo così un vantaggio prezioso nella corsa contro il tempo per mettere in sicurezza le popolazioni costiere. Ma come funzionano esattamente queste sentinelle del mare? Le boe sono collegate a un sensore di pressione posizionato sui fondali, tra i 2600 e i 3200 metri di profondità, attraverso un modem acustico. Ogni variazione anomala della pressione viene captata, trasmessa via satellite in tempo reale al Cat e analizzata in pochi secondi. Se i dati dovessero rivelare una minaccia concreta, scatterebbe immediatamente un allarme al dipartimento della Protezione civile, che valuterà i tempi di arrivo dell’onda e diffonderà l’allerta a Regioni, Comuni e Cittadini. Un sistema rapido che potrebbe fare la differenza in caso di un’improvvisa necessità. Come, d’altra parte, è già successo Dal 2017, anno in cui il Cat è diventato operativo, il Mediterraneo ha già sperimentato l diversi tsunami, seppur di modesta entità. Terremoti come quello del 2017 al largo della Turchia (magnitudo 6.8), quello del 2018 nel mar Ionio (6.8) o il più recente sisma del 2020 nell’Egeo (7.0) hanno generato onde anomale, dimostrando che il pericolo è reale. Ecco perché il sistema di allerta è strutturato su tre livelli: verde, arancione e rosso. Se l’allerta è arancione, significa che l’onda potrebbe colpire con effetti lievi, ma è comunque consigliato spostarsi verso zone elevate. Se invece scatta il rosso, non c’è tempo da perdere: l’acqua potrebbe salire oltre un metro, travolgendo tutto ciò che incontra. Con l’installazione di queste nuove boe, l’Italia e tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo compiono un passo decisivo verso una protezione più efficace. Ogni secondo guadagnato nell’allerta significa più persone evacuate in tempo, più città al riparo, più vite salvate. Il mare, da sempre fonte di vita e ricchezza, nasconde anche insidie imprevedibili. Ma oggi, grazie alla tecnologia e alla cooperazione internazionale, l’uomo ha una chance in più per anticiparle. (claudio zoccheddu)

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