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Dalle acque di Cabras riaffiora la città antica del Neolitico medio

Dalle acque di Cabras riaffiora la città antica del Neolitico medio

«Progetti come questo possono dare uno sguardo nuovo sulle civiltà del passato»

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«Non è solo l’archeologia dei relitti. L’archeologo subacqueo ha competenze che completano e approfondiscono quelle dell’archeologo che opera sulla terraferma: acquisisce infatti le conoscenze per ampliare e applicare i metodi di ricerca lì dove la presenza delle acque è determinante rispetto alla vita dell’uomo, che sia il mare o le zone umide». Le campagne di scavo subacquee sono un altro dei fiori all’occhiello di questa scuola di specializzazione unica in Italia: le attività legate al corso di studi, negli anni sono arrivate fino in Tunisia, con progetti altrettanto unici nel loro genere. È del 2009 lo scavo che ha riportato alla luce l’antica città di Neapolis, colonia romana fondata da Giulio Cesare nel I secolo a.C., ancora oggi sommersa al largo della costa tunisina a seguito di uno tsunami del 365 d.C. ma riaffiorata dalle acque del Mediterraneo grazie a una lunga e proficua collaborazione tra archeologi tunisini e italiani. Un progetto al quale la scuola di specializzazione ha aderito grazie all’intesa tra il docente sassarese Piero Bartoloni e il docente tunisino Mounir Fantar, responsabile del sito per l’Institut National du Patrimoine (INP) di Tunisi. A coordinare i lavori sul campo sono stati appunto l’attuale direttore di dipartimento Pier Giorgio Spanu e l’archeologo e docente Raimondo Zucca. «Importantissimo come progetto di studio e ancora oggi va avanti con l’obiettivo di ricostruire quella città antica con il suo porto». Nel futuro immediato degli specializzandi ci sarà anche Tharros e gli scavi che Spanu sta già supervisionando nella laguna di Cabras, all’interno del progetto “Paesaggi d’acqua. Ricerche nello Stagno di Mar’e Pontis”, nato dall’accordo stipulato dalla Fondazione Mont’e Prama con le università di Sassari e del Salento, con il coinvolgimento dell’università di Cagliari e del politecnico di Torino: «Seguire il cambiamento che il paesaggio ha subito per il corso naturale delle acque su questo territorio e per l’intervento dell’uomo sarà il focus - spiega Piar Giorgio Spanu -. Si pensi a 50 anni fa, per esempio, quando fu realizzato il canale scolmatore, intervento dell’uomo che per l’ennesima volta nella storia modificò questo paesaggio, dove ci sono tracce di vita che partono dal Neolitico Medio, passano per il Neolitico Recente, l’età Nuragica, fino all’epoca Romana. La zona è ricca di reperti collegati al commercio, a testimoniare come la navigazione fosse più facile e i traffici coinvolgessero zone della laguna via via abbandonate o trasformate». Uno studio che restituirà appunto la definizione delle trasformazioni del paesaggio della laguna di Cabras dalla preistoria ad oggi, con un approccio transdisciplinare che unisce le competenze degli archeologi subacquei con quelle di gruppi di ricerca specializzati nella geomorfologia costiera e nella geomatica. (caterina cossu)

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