La Nuova Sardegna

L’intervista

Simona Ventura: «Volevo fare la suora, poi mi sono innamorata della tv»

di Alessandro Pirina
Simona Ventura: «Volevo fare la suora, poi mi sono innamorata della tv»

La conduttrice al timone della finale del San Marino Song Contest: «Un desiderio che si realizza, uno show di caratura internazionale». La sua amata Sardegna: «Sempre nel cuore»

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Regina della tv, nessuna come lei ha impresso la sua impronta negli show di cui è stata protagonista assoluta. Nella sua carriera ci sono state salite e discese, ma, facendo fede al suo motto - “crederci sempre, arrendersi mai” - Simona Ventura, da artigiana della tv quale è, non se ne è mai stata con le mani in mano. E ora è pronta per una nuova avventura: il San Marino Song Contest, la cui finale andrà in onda oggi in diretta dalle 20.30 su San Marino Rtv, RaiPlay e Rai Radio 2: super ospiti Al Bano, Cristiano Malgioglio e Tommy Cash.

Simona, cosa rappresenta per lei il San Marino Contest?

«Diciamo che è la realizzazione di un mio desiderio. Mandare un artista all’Eurovision è oggi importante, è una grande vetrina internazionale. Lo scorso anno è arrivato Roberto Sergio, ad di San Marino Rtv, e con lui stanno emergendo tutte le potenzialità di questo festival. Ho chiesto il permesso a Mediaset, con cui ho un contratto in esclusiva e che ringrazio, e mi sono messa subito al lavoro con Massimo Bonelli, direttore artistico del San Marino Song Contest».

Conduttrice e direttrice creativa: cosa c’è di Simona Ventura in questo progetto?

«Sarà uno show di caratura internazionale. Sono felice che molti ospiti abbiano accettato. C’è una giuria presieduta da Federica Gentile e composta da Roberto Sergio, direttore generale Rai e direttore generale Rtv San Marin, Mario Andrea Ettorre, direttore marketing Siae, Massimo Zanotti, maestro d'orchestra, e Beppe D'Onghia. Più una giuria di qualità, composta da Iva Zanicchi, Morgan e Red Ronnie, a cui mi affiderò molto».

Ventidue anni fa condusse Sanremo: le piacerebbe tornare da direttrice artistica?

«Chi è che non vorrebbe tornare a Sanremo? Purtroppo le donne sono sempre troppo poche: mai una come unica direttrice artistica e solo in quattro lo abbiamo condotto da sole».

Il suo fu un festival senza big.

«Fu un Sanremo difficile, ma con l’andare del tempo tutti riconoscono che siamo stati straordinari. Fu la prima volta di tantissime cose: del Cirque Du Soleil e di Roberto Bolle in televisione, e soprattutto dei duetti, che sono ormai 22 anni che si fanno. Poteva essere una strage, ma abbiamo recuperato negli ultimi giorni, battendo una concorrenza spietata».

Le è piaciuto l’ultimo Sanremo di Carlo Conti?

«Sì, Sanremo è il più grande evento che ha la televisione italiana, tutto si ferma. È sempre difficile, per un conduttore, fare due anni di seguito, ma Carlo Conti è stato bravissimo. Anche Amadeus, prima di lui, ha fatto cinque anni straordinari».

Condivide la scelta di Stefano De Martino? «Moltissimo. È un ragazzo che studia, che porta a casa l’access time, ha fatto anche la seconda serata, ha fatto la sua gavetta. Dunque, perché no?».

Ma lei cosa voleva fare da grande? «La suora. Andavo a messa con mia nonna, leggevo le letture e tutti mi ascoltavano. Questo mi faceva provare un brivido. Poi ho capito cosa non volevo fare: chiudermi in un ufficio».

Come arrivò alla Domenica sportiva?

«Era il mio sogno, Maria Teresa Ruta il mio punto di riferimento, volevo essere come lei. Un giorno mi chiamò Tito Stagno, non credevo fosse lui e lo mandai a quel paese. Poco dopo mi telefonò la sua assistente: era vero. Era stata la moglie di Tito a indicarmi: mi aveva visto come inviata sportiva a Tmc».

Capitolo Mai dire gol.

«Dopo la Domenica sportiva mi avevano invitato e mi ero divertita. “Ci piacerebbe avere una donna come te”, mi dissero. Ma non potevo, avevo la Diesse. Tornata a Roma, mi chiamò il capostruttura Rai Nino Criscenti - lo cito perché non finirò mai di ringraziarlo - e mi disse: “non sei più contemplata”. Allora ho richiamato il produttore di Mai dire gol: “sono libera”. Dovevano essere 11 puntate e sono stati tre anni pazzeschi».

Nel 2001 arriva in Rai e diventa la numero uno della tv.

«Era un momento in cui Mediaset non mi proponeva nulla. La Rai si è fatta avanti e io in una settimana ho deciso. Da lì è iniziata una cavalcata di 11-12 anni».

Quelli che, l’Isola, Sanremo: era una potente della tv?

«Io semplicemente difendevo il mio gruppo di lavoro, i miei prodotti. C’erano grande serenità, libertà editoriale. Sono stati anni meravigliosi».

Memorabile la telefonata di Gasparri: vi siete più visti?

«Avevamo fatto pace. Lui è ancora sulla cresta dell’onda. Siamo entrambi ancora qui: siamo due highlander».

Ha lavorato con i più grandi: il partner numero uno?

«Pippo Baudo e Maurizio Costanzo sono stati sicuramente quelli che mi hanno dato le più grandi opportunità».

E il più difficile?

«Non ho problemi a lavorare con gli altri. Faccio parte dell’ingranaggio e non sgomito».

Si è mai pentita di avere lasciato la Rai per Sky?

«Volevo stare più vicina ai miei figli, sono andata via in tempo prima che iniziasse un brutto periodo per la tv. All’epoca in un colpo solo Rai 2 perse me, Fazio e Santoro».

Si è sentita tradita dalla tv?

«No, ho ottenuto molto più di quello che sognavo a Chivasso, quando tutti mi prendevano in giro perché volevo prendere il posto della Ruta. La vita mi ha regalato tantissimo».

Il momento più difficile?

«E chi non ne ha? Io ho sempre avuto un piano B. Quando non mi chiamavano in tv, con mio marito (Giovanni Terzi, ndr) abbiamo realizzato dei docufilm. Stiamo andando avanti con la nostra VenturaAcademy, abbiamo anche un teatro. La tv mi ha dato tantissimo, ma posso scegliere le cose da fare».

Con il Grande fratello è ritornata a Mediaset. «Esperienza splendida. Abbiamo fatto il massimo rispettando quanto l’azienda ci aveva chiesto». Ha “tradito” la Sardegna per la Romagna? «La Sardegna è sempre nel cuore, ho tanti amici e torno volentieri. Ma per il settimo anno saremo a Rimini con la nostra rassegna al Grand hotel».

Crederci sempre, arrendersi mai. È sempre il suo motto?

«È un evergreen. Credendoci non sempre si ottiene tutto, ma non bisogna mai mollare».

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