La Nuova Sardegna

L'intervista

Maria Giovanna Elmi: «Audrey Hepburn mi chiese l'autografo per il figlio. Fino a quando avrò 5mila anni chiamatemi fatina»

di Alessandro Pirina
Maria Giovanna Elmi: «Audrey Hepburn mi chiese l'autografo per il figlio. Fino a quando avrò 5mila anni chiamatemi fatina»

La storica annunciatrice Rai si racconta: la pubblicità, l'arrivo in tv, Sanremo con Mike, l'incontro con Stallone

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Era il biglietto da visita della Rai. I suoi annunci garbati fanno parte della storia della televisione. Ma Maria Giovanna Elmi non è stata solo una signorina buonasera, è stata anche la prima a condurre da sola Sanremo, nonché il volto di quel “Sereno variabile” capostipite della tv che portava i telespettatori in giro per il mondo. E soprattutto era la fatina della tv, un alias che ancora oggi si porta appresso.

Signora Elmi, cosa sognava di fare da grande?
«Da bambina la maestra, ma quando sono diventata più grande sognavo di diventare hostess. Avevo fatto anche delle selezioni, ma quando poi ho superato il provino per annunciatrice non mi sono più attivata. Anche se il viaggiare per il mondo è stata una delle mie caratteristiche».

Qual è il suo primo ricordo televisivo?
«Quanto ero bambina la televisione non c’era ancora. Ero abituata alla radio. Ma ricordo che all’inizio sognavo di avere un televisore, figurarsi se avrei mai immaginato di farne parte».

Qual è stato il suo primo approccio con lo spettacolo?
«Avvenne tutto in modo stranissimo. Comprai il settimanale Grazia. C’era un annuncio: cerchiamo tra le nostre lettrici 22 fotomodelle pubblicitarie e tre indossatrici. Non avevo molte foto, ne mandai una di gruppo in cui ero carina, con una freccia che indicava la mia faccia. Tutto di nascosto dai miei genitori».

E quando lo scoprirono?
«Mi trovavo in Francia, in un collegio, dove mio padre mi aveva mandata perché ero molto brava in francese. Proprio in quei giorni arrivò la lettera da Mondadori. Mio padre, pensando si trattasse di libri da pagare, la aprì. “Maria Giovanna, cosa hai fatto?”. Era arrabbiatissimo, ma lo convinsi. Feci le foto e poi andai a Milano alla Terrazza Martini per la presentazione ai pubblicitari. Da quel momento sono diventata un volto della pubblicità. Ho fatto di tutto: lacca per capelli, dentifrici, elettrodomestici».

E il passaggio in tv?

«Conobbi una signora vicina di casa, abbiamo iniziato ad andare al mare insieme a Ostia. “Sai che hai la faccia da annunciatrice? Io ho un marito avvocato, gli chiedo cosa devi fare”. E così fece. Andai a chiedere informazioni in via Teulada per il provino. Da quel momento fu un continuo arrivare di telegrammi che annunciavano una nuova selezione. Nell’ultimo c’era scritto di presentarci al quinto piano dal dottor “tal dei tali”. Partimmo in 500, eravamo rimaste in cinque. Ci presero a cachet. Era il 1968, l’assunzione a tempo indeterminato arrivò nel 1974».


Voi annunciatrici avevate un codice da rispettare?
«La Rai ci diceva: ricordatevi che siete il biglietto da visita, entrate in tutte le case e dovete fare in modo di non disturbare. Abbigliamento decoroso e sempre in punta di piedi».

Il rapporto tra colleghe?
«Molte, come Nicoletta Orsomando o Rosanna Vaudetti, avevano figli. Io e Roberta Giusti no. Stavamo spesso insieme: tra noi nacque un’amicizia bellissima, lei è sempre nel mio cuore».

La sua popolarità divenne enorme con il Dirigibile, dove diventò la fatina: quel soprannome le è mai stato stretto?
«Mai. Quando avrò 5mila anni chiamatemi sempre fatina. Per un bambino vuole dire entrare nel mondo magico della sua fantasia».

Ai tempi era talmente famosa che Audrey Hepburn le chiese un autografo.
«Eravamo in un ristorante a Roma con tutto il cast di Sanremo. A un certo punto mi resi conto che in un tavolo c’era Audrey Hepburn. Alzò il braccio per chiamare qualcuno. Si avvicinò il cameriere: “signora Elmi, la signora vorrebbe parlarle”. Pensai a uno scherzo e invece mi disse: “mio figlio Luca guarda sempre il Dirigibile ed è innamorato di Azzurrina, mi farebbe un autografo?”. E qualche anno fa un amico giornalista mi ha detto che il figlio Luca ricordava tutto e mi ha mandato i saluti».

Nel 1977 il suo primo Sanremo con Mike Bongiorno.
«Lo scoprii il giorno prima. Era un mercoledì, arrivai in Rai e vidi il foglio dei turni con i miei cancellati e con sopra scritto Sanremo. Chiesi spiegazioni a un dirigente. “Te lo avrei detto io, domani fai il festival”. Mi diedero i biglietti del treno e partii. Fu il fratello di Vittorio Salvetti, il patron, a spiegarmi che era stato Mike a porre come condizione per la sua presenza alla serata finale un personaggio amato al suo fianco. Fecero un sondaggio e disse alla Rai: “voglio la Elmi”. Avevo due vestitini solo per le prime due sere. Per la terza me lo prestò Sabina Ciuffini».

Le hanno mai proposto di candidarsi in politica?
«Mai, ma non ci avrei neanche mai pensato».

Però ha detto no a Playboy.
«Che senso aveva farlo? C’erano ancora i miei genitori. E magari la Rai mi avrebbe licenziata... fu giusto dire no».

Con Sereno variabile ha girato il mondo.
«Era una trasmissione bellissima, neanche oggi se ne vedono così interessanti come quella che conducevamo io e Osvaldo Bevilacqua».

Ha fatto qualche tappa anche in Sardegna?
«Certo, in Sardegna sono venuta per lavoro ma anche per vacanza. Porto Cervo, la Costa Smeralda: tutto bellissimo. Ma più di tutti ho amato Santa Teresa, la zona di Punta Falcone, dove un’amica aveva un villaggio».

In Israele andò a intervistare Sylvester Stallone.
«Lui era sul set di “Rambo III”. Raggiungere la troupe fu un’impresa. Mi avevano chiesto di portargli tre bottiglie di vino, non perché le bevesse ma perché ne faceva collezione. Ricordo che a Il Cairo mi fecero un interrogatorio di tre ore».

Com’era Stallone?
«Mi dissero: lì troverai un selvaggio. Invece era un vero gentleman. Arrivò con un cavallo nero. Io pensai: e ora come faccio a salire? Invece, lui con un braccio, forse d’acciaio, mi prese e mi mise sul cavallo».

Ha mai pensato di lasciare la Rai per Berlusconi?
«Ai tempi se ne parlò, ma non mi è mai stato proposto un programma. Andare lì solo per cambiare aria non mi interessava. Stavo così bene in Rai».

Rimpianti?
«No, perché ho fatto le cose che mi sono capitate. Gli annunci, il Dirigibile, Sanremo, Sereno variabile. Tutte cose nate dalla sera alla mattina e sono felicissima di averle accettate».
 

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