Silvia Boschero: «Battiato: un artista per tutti e per pochi. Era un Maestro ma guai a dirglielo»
La giornalista con le musiciste Giua e Anais Drago rende omaggio al cantautore siciliano a Cagliari
Cinque anni fa moriva Franco Battiato, un gigante della musica, e della cultura in generale, che non ha bisogno di presentazioni. Ma proprio perché la sua arte continua a vivere una giornalista, Silvia Boschero, e due musiciste, Giua e Anais Drago, hanno voluto in qualche moro farlo rivivere in uno spettacolo, “Il mare nel cassetto: la via di Franco Battiato”, in cartellone domani alle 19.30 in piazza del Carmine a Cagliari per il secondo appuntamento con la rassegna Carmine 2026 organizzata dal Cedac.
Silvia, cinque anni senza Franco Battiato: il vostro spettacolo è più un omaggio dovuto o necessario?
«In realtà, in questi anni si stanno moltiplicando gli omaggi a Battiato e questa cosa mi fa anche un po’ innervosire. Il nostro spettacolo è nato tutto in maniera molto spontanea. Siamo tre persone di generazioni diverse: Anais 30 anni, Giua 40 e io 50. Battiato l’ho vissuto in maniera folle, l’ho visto sempre come un faro, fin da quando non lo capivo. Poi l’ho rivissuto in età più adulta e l’ho compreso di più, finché, ora più grande, l’ho proprio studiato».
La particolarità di Battiato?
«È un artista fantastico nella misura in cui è stato orizzontale: lui arrivava a chiunque, è stato il primo italiano a vendere un milione di dischi, a portare in Italia il rock progressive. Ma era anche verticale, perché ti permetteva di scendere nei meandri delle cose che lui scriveva»
Come vi siete incontrate con Anais Drago e Giua?
«L’idea è venuta a loro due un paio di anni fa a un Premio Tenco, do ve fecero un concertino di 7-8 canzoni. Fu molto apprezzato, anche da un vecchio manager di Battiato. Lì nacque l’idea e fu fatto il mio nome come possibile narratrice. Io ero titubante, non ho mai amato questo genere di cose. Ma poi ho pensato: questo è un segno. Battiato è sempre stato il mio cantautore preferito, lo ascoltavo con i miei in auto da bambina. E così ho scritto questo testo, ma volevo fare una cosa diversa. Nel frattempo, infatti, sono diventata psicoterapeuta e ho studiato un po’ il misticismo. Così, sono voluta partire dalla domanda che Battiato si fece a 8 anni: io chi sono? Insomma, è un viaggio tra psicologia, racconto musicale e racconto mistico».
Nel suo lavoro ha incontrato più volte Battiato: com’era?
«Non amava fare il guru, malgrado a un certo punto la sua ricerca spirituale fosse diventata un importante punto di riferimento. Diceva: non mi chiamate maestro. Era una persona semplicissima, allegra, ironica. Pensiamo alla leggerezza dei balletti delle prime canzoni con cui arrivava a tutti. Poi se uno avesse voluto approfondire i suoi testi sarebbe bastato fare una lettura più attenta. Nell’ultima intervista che feci per Radio 1 raccontò divertito quando soffiò un sintetizzatore ai Pink Floyd...».
Se deve scegliere una canzone di Battiato…
«“Il re del mondo”, ogni volta che la ascolto mi vengono i brividi. È una canzone con una doppia lettura, come tutte quelle di Battiato».
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