La Nuova Sardegna

L’intervista

Torna Roberto Bolle and friends: dai grandi incontri ai progetti dedicati a giovani ballerini, l’étoile si racconta

di Ilenia Mura
Torna Roberto Bolle and friends: dai grandi incontri ai progetti dedicati a giovani ballerini, l’étoile si racconta

Il Galà dell’ambasciatore della danza in scena il 26 luglio alla Forte Arena di Pula

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La vera magia si compie quando lo show incanta negli spazi aperti e i luoghi simbolo del patrimonio artistico made in Italy. Piazze o teatri all’aperto, sotto un cielo infinitamente stellato, sono diventati il nuovo regno della danza classica e contemporanea che si mostra, nella sua straordinaria bellezza, fuori dai templi tradizionali del balletto. Un sogno che l’étoile Roberto Bolle ha trasformato in realtà portando in scena il suo “Roberto Bolle and Friends”: domenica 26 luglio, alle 21, Forte Arena di Santa Margherita di Pula, tornerà a far sognare il pubblico della Sardegna con musiche, coreografie e primi ballerini della scena internazionale – i suoi friends – chiamati a danzare su un palco immerso tra la macchia mediterranea e le spiagge dorate della costa sud occidentale dell’isola. Sì, la danza classica, a due passi dal mare. Pura magia. L’obiettivo era chiaro: raggiungere un pubblico vasto, eterogeneo e spesso composto da neofiti: «Volevo creare qualcosa di mio» racconta in una intervista fissata per venerdì 17, dove tutto scorre senza intoppi. La scaramanzia fuori, dentro una chiacchierata che va dallo spettacolo preparato per la Sardegna, dove Bolle ama trascorrere le vacanze, ai giovani talenti che l’étoile della Scala di Milano accompagna in un percorso fatto di eventi con la sua “Roberto Bolle foundation”, un’altra sua creatura che porta la danza negli ospedali e nelle sedi universitarie, oltre che nelle carceri minorili italiane: «Ci tenevo molto che uno dei primi passi della Fondazione fosse questo – ha raccontato Bolle – ho sempre sostenuto il valore educativo della danza soprattutto per le giovani generazioni. La danza può essere un valido strumento di educazione e di rieducazione al rispetto, alla bellezza, all’inclusione, ad una disciplina che insegna che le scorciatoie non possono dare gli stessi risultati di un impegno quotidiano, un sacrificio per la propria crescita personale». Perché il balletto, secondo Bolle, «può avere anche un grande valore terapeutico per curare le ferite che ognuno di questi ragazzi porta con sé».

Il suo Galà – prodotto da ArteDanzasrl – è da oltre vent’anni un appuntamento fisso nel panorama culturale mondiale: registra il tutto esaurito anche per la sua unicità, studiata in ogni dettaglio dallo stesso ballerino. Per la prima volta in Sardegna, avrà al suo fianco la prima ballerina del Royal Ballet di Londra Melissa Hamilton. Con lei, sulle note del Caravaggio (coreografia di Mauro Bigonzetti, musica di Bruno Moretti da Claudio Monteverdi) aprirà lo spettacolo in scena alla Forte Arena: «La ritengo una bellissima artista. Con Melissa c’è grande sintonia, lei ha una grande sensibilità artistica e sono molto felice di averla con me nell’isola. È una ballerina dalle qualità veramente speciali che ha raggiunto l’apice del Royal Ballet un anno fa» . A esibirsi con Bolle sul palco del teatro sotto le stelle del Forte Village a Santa Margherita di Pula ci sarà Tatiana Melnik dell’Hungarian National Ballet di Budapest, Baktyar Adamzhan dell’Astana Ballet di Astana, Katherine Ochoa e Enrique Bejarano del Birmingham Royal Ballet, «gli unici a debuttare in Friends in questa tappa sarda» spiega Bolle. Sarà presente infine la guest star internazionale Ildar Young con l’atteso e intenso passo a due “Us” di Christopher Wheeldon. I Friends della danza balleranno con Roberto Bolle, direttore artistico e grande interprete di uno spettacolo che registra da sempre il tutto esaurito. Prima di partire per la Grecia e la Costiera Amalfitana – dove andrà in vacanza, svela – l’ambasciatore della danza nel mondo, considerato uno dei più famosi ballerini della storia, tornerà a far sognare il pubblico sardo.

Dal suggestivo palco dell’area archeologica di Tharros a quello della Forte Arena di Pula. Ottobre al Lirico di Cagliari con Caravaggio. La Sardegna è una tappa fissa nei suoi tour. C’è un legame particolare fra lei e l’isola?

«Vengo in Sardegna da tanti anni per il balletto e le vacanze. Torno spesso perché è una terra straordinaria, ho avuto la fortuna di visitare anche le zone interne anche quando sono stato a Tharros, ed è sempre una scoperta. La Sardegna è una terra autentica, unica rispetto al resto del mondo, per la sua bellezza, la parte selvaggia e il calore dei sardi che sanno accogliere come pochi altri».

Ancora pochi giorni e sarà di nuovo in Sardegna. Ci parla dello spettacolo? Lei sceglie personalmente i pezzi del repertorio che cambia di tappa in tappa, ma unisce classici del balletto e danza contemporanea. La scaletta per l’isola ha 10 opere, si comincia con Caravaggio. Ma come nasce Roberto Bolle and Friends?

«Nasce dall’esigenza di portare la danza fuori dai teatri per raggiungere un pubblico diverso, ma soprattutto per creare qualcosa di mio per rappresentarmi attraverso il classico e contemporaneo portando la danza in luoghi dove non era mai arrivata: nelle arene, nelle piazze, teatri all’aperto. Nel frattempo questo spettacolo è cresciuto, negli anni ha avuto molto successo, dunque vuol dire che questa formula funziona per la sua semplicità, anche se ogni volta va rinnovata stando attenti alla qualità di quello che viene messo in scena, sia nella scelta dei ballerini che nella confezione dello spettacolo in tutte le sue parti: dalle luci alla scenografia».

“Sphere” di Alessandro Quarta è il numero 10 in scaletta. Il 10, nel suo significato biblico, rappresenta la responsabilità dell’uomo rispetto alla Legge divina e la perfezione dell’agire umano. L’opera di Quarta esplora il rapporto intimo e conflittuale tra l’uomo e la natura. La Sardegna in questo momento è flagellata dagli incendi. L’arte può salvarci?

«L’arte è un potente mezzo di comunicazione ed è giusto oltre che bello che ognuno di noi faccia la sua parte lanciando i messaggi attraverso le opere, anche se solo con l’arte non si cambia il mondo. I balletti hanno un’anima e portano con forza il loro messaggio allo spettatore. E non importa quanti lo recepiranno, l’importante è che questo messaggio ci sia, emozioni, e arrivi a qualcuno per cambiare, poco per volta, la sensibilità delle persone».

In un mondo sempre più tecnologico, in cui la comunicazione è sempre più social e quindi virtuale, la danza mantiene e ristabilisce il contatto umano. La tecnologia sta in qualche modo influenzando anche il mondo della danza?

«La influenza in modo positivo, anche per arrivare al pubblico con effetti visivi sempre più spettacolari, io la utilizzo spesso. Però, per fortuna, la danza non si fa inglobare e non viene snaturata dalla tecnologia come avviene per altre forme artistiche o di lavoro. Il balletto rimane l’arte in cui l’umano è predominante e protagonista, quindi il lavoro quotidiano sul corpo, che poi è il nostro strumento di lavoro, rimane alla base e fa la differenza».

Lei si è esibito al cospetto di Papa Giovanni Paolo II e la regina Elisabetta II, oltre che sui prestigiosi palchi di tutto il mondo. La sua carriera nasce dall’incontro con il grande Rudól’f Nureev. Ce lo racconta?

«Assolutamente, per me è stato un incontro molto significativo ed emozionante perché avevo 15 anni: è stato un momento di svolta della mia vita, grazie a lui ho capito che la danza avrebbe potuto essere la mia vita in maniera completa, vera. Prima di allora era un percorso che mi appassionava, ma non sapevo quanto sarebbe stato importante. L’incontro, inaspettato, con Nuréev è stato in qualche modo rivelatore e mi ha dato consapevolezza e sicurezza. Insomma è stato il classico incontro del destino».

Lei ha cominciato come tutti giovanissimo, la sua famiglia era d’accordo?

«Mi ha supportato e incoraggiato, io ho iniziato perché la danza mi incuriosiva. A casa sono sempre stati dalla mia parte e grazie a questo atteggiamento di supporto, che non mi obbligava a fare nulla, sono andato avanti poco per volta con la consapevolezza che avrei potuto comunque cambiare strada».

Fra le grandi ballerine contemporanee italiane, ha avuto la fortuna di ballare con Carla Fracci, Alessandra Ferri fino a Eleonora Abbagnato. Qual è il segreto per entrare in sintonia con grandi ballerine che sono diventate straordinarie interpreti del balletto in periodi diversi?

«Ognuno ha una personalità diversa, quini ci sono tante cose che cambiano e tantissimo. Da una parte c’è la tecnica che si impara per entrare in sintonia a livello tecnico, dall’altra c’è la parte emotiva ed emozionale. Chiaramente la prima volta che mi sono avvicinato a Carla Fracci o Alessandra Ferri ero molto intimorito, ero teso, anche perché ero molto giovane e avevo paura di sbagliare. Pian piano ho acquisito sicurezza e consapevolezza, ma più si va avanti più si riesce a instaurare un legame sul palcoscenico che diventa naturale. Bisogna avere una grande affinità tecnica ed emotiva. L’esperienza aiuta».

La sua carriera è costellata di successi, ma chi c’è oggi davanti allo specchio di casa, rispetto a vent’anni fa?

«Da ragazzo ero timido e introverso oggi sono estroverso e ho tanti amici, ho una vita sociale diversa, ricca, sono molto cambiato e per me è molto importante anche condividere il tempo con la famiglia e con gli amici ora che finalmente ho più tempo per me e per le persone a cui voglio bene. Avendo 51 anni e una carriera ricca alle spalle sono felice del mio percorso, di dove sono arrivato e soprattutto di come sono arrivato: con impegno, dedizione e anche i sacrifici che sono stati fatti. Vedere quello che ho costruito mi emoziona».

Roberto Bolle ha ancora un sogno nel cassetto?

«Devo dire che nella mia vita i sogni hanno davvero superato la realtà, ora è difficile averne uno. Li ho realizzati praticamente tutti, anche se tanti sono arrivati in modo inaspettato. A partire dall’aver ballato per il Papa nella Giornata mondiale della gioventù, ma anche in occasione delle Olimpiadi invernali: tutti eventi arrivati nella mia vita senza essere stati programmati né sognati».

Nella vita di un ballerino i sacrifici non si contano. Qual è stato il più doloroso per lei?

«Lasciare la mia famiglia quando ero bambino, avevo 12 anni e ovviamente a quella età non si è pronti per affrontare la solitudine, lasciando anche gli amici. Andare a Milano, per entrare nella Scuola di Ballo del Teatro alla Scala, è stata dura».

Ancora tre spettacoli poi andrà in vacanza, quali sono i progetti per il futuro?

«La Fondazione con i progetti educativi gratuiti nelle scuole. Sono molto interessato all’educazione e alla formazione dei ragazzi attraverso i valori della danza. È qualcosa di necessario. A settembre ripeteremo l’evento “On dance”, la festa della danza che avrà luogo a Milano con tanti appuntamenti per i giovani».

Ecco, i giovani talenti, sono cambiati?

«Sono molto cambiati, sono molto più svegli e hanno più stimoli che arrivano dall’uso del cellulare. Noi al contrario vivevamo in un mondo molto più ristretto, mentre loro sono in contatto e in relazione in tempo reale attraverso i social e ricevono molti più stimoli. Le nuove generazioni, poi, sono molto più mature».

Qual è il consiglio più richiesto dai giovani?

«Mi chiedono come si fa a raggiungere il mio livello e come si fa a realizzare quello che ho realizzato io. L’importante, dico sempre, è l’impegno e il percorso, perché non si può pensare di raggiungere qualcosa velocemente senza sacrifici, che poi è il limite dei nostri tempi: quello di voler tutto e subito, avere fama e successo dall’oggi al domani. Però, devono sapere che come arriva ti può venir tolto, dalla gloria si passa facilmente alla caduta. Quello che è tuo deve essere costruito con un lavoro quotidiano che costa sacrifici e sudore, ma che è quello che poi ti darà la forza e la capacità di arrivare ad alti livelli e di essere padrone della tua vita e del tuo percorso».

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