La Nuova Sardegna

L’intervista

Paolo Kessisoglu: «Il mio primo romanzo ispirato dalle lettere d’amore dei miei. Luca? Non so se lo abbia letto»

di Alessandro Pirina
Paolo Kessisoglu: «Il mio primo romanzo ispirato dalle lettere d’amore dei miei. Luca? Non so se lo abbia letto»

L’attore e comico genovese presenta il suo libro alla manifestazione Liberevento a Gonnesa e Teulada

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Siamo abituati a vederlo, da solo o in coppia con Luca Bizzarri, in televisione, al cinema, a teatro. Attore, comico, conduttore, showman. Questa volta Paolo Kessisoglu si presenta in un’altra veste. L’attore genovese, infatti, ha scritto il suo primo romanzo, “Ieri è il momento giusto” (Solferino, 2026). Una storia delicata e intensa che racconta il momento in cui si inizia a guardare i propri genitori oltre il loro ruolo.

Federico ha poche soddisfazioni ma molte certezze: una figlia adolescente in crisi, un’ex moglie polemica e una carriera da fotografo mai davvero decollata. Tutto cambia quando scopre che il padre Giovanni è morto improvvisamente ad Arles. In Francia, oltre alle formalità, lo aspetta una verità sconvolgente: l’uomo che credeva di conoscere, impiegato dell’Inps e padre esemplare, aveva costruito la sua vita su un grande inganno e su più famiglie. Ancora sotto choc, Federico parte per un viaggio attraverso l’Italia fino a Lampedusa, sulle tracce di una misteriosa eredità. E non sarà solo. Kessisoglu presenterà il libro al festival letterario Liberevento sabato 25 luglio, alle 21.30, al Nuraghe Seruci di Gonnesa, in dialogo con Claudia Sanna, e domenica 26 luglio, alla stessa ora, sarà invece nel Giardino della Casa Baronale di Teulada.

Paolo, cosa l’ha spinta a scrivere questo libro?

«La mia estrazione è quella di attore e chi fa il mio mestiere, dal momento in cui scrive, ha un’arma in più. E così i vari tipi di scritture, i monologhi che facciamo per DiMartedì, i miei spettacoli teatrali che porto in giro, le sceneggiature per il cinema, lo stesso romanzo, fanno parte del mio lavoro. Questo libro non era nei progetti, è capitato e mi sono detto: proviamoci».

Quanto c’è di Federico in lei?

«C’è qualcosa di mio in tanti personaggi. In Federico c’è la parte di me più istintiva. Marco, invece, ha delle caratteristiche che ricordano come sono diventato da adulto. Ci sono i miei pensieri, la mia concezione della vita».

E cosa c’è di Giovanni in suo padre?

«Sicuramente l’autorevolezza. Mio padre era una persona perbene, un uomo tutto d’un pezzo. E lo era con le persone che stimava, con quelle che non stimava, con gli amici, con gli affetti più cari, con gli sconosciuti. Ma rispetto a Giovanni non aveva certo quelle vite parallele...».

La morte di suo padre, nel romanzo, le riserva sorprese inattese. Lei ha perso i suoi genitori in pochi mesi: c’è qualcosa che ha scoperto o ritrovato dopo la loro scomparsa?

«È stato proprio quello lo spunto da cui mi è venuta la voglia di scrivere questo romanzo. Mentre liberavamo la casa insieme a mia sorella abbiamo ritrovato centinaia di lettere d’amore tra mio padre e mia madre. È in quel momento che è scattato il clic per scrivere il libro».

A un certo punto nel romanzo lei scrive: prima che un uomo era un padre. È una affermazione dell’autore o del personaggio?

«In questo momento più del personaggio. Federico è ferito e sostiene che il padre, prima di essere un uomo, deve essere appunto un padre. E dunque deve svolgere quel compito, quel ruolo, deve contare fino a 10 prima di parlare. Deve fare il padre, insomma. Per me invece sono due cose uguali, ma magari mi sbaglio. Io la interpreto così. Non è che dei figli bisogna essere amici per forza, ma neanche essere delle figure severe, intransigenti. Siamo tutti uomini con difetti».

Lei è anche un padre: quali differenze ci sono tra lei e suo papà?

«Siamo una generazione completamente diversa. Siamo cambiati noi come genitori, è cambiato il contesto sociale. C’è una maggiore vicinanza, anche se forse è più apparenza. Sì, parliamo di più, ma i figli sono concentrati sulle loro cose, hanno le loro paure, i loro timori. Non è che sappiamo tutto di loro...».

Cosa le ha detto Luca Bizzarri del romanzo?

«Non mi ha detto niente, non so neanche se l’abbia letto».

Glielo ha mandato?

«No, lui il suo mica il suo me lo ha mandato».

Le piacerebbe se venisse tratto un film?

«Perché no? La storia si presta sicuramente».

Lei nel ruolo di Federico o Marco?

«Potrei fare la regia».

Ci sarà un secondo romanzo?

«Adesso sto scrivendo altre due cose, e nessuna è un romanzo. Se questo va bene e dovessero propormelo le idee me le farei venire».

Cosa c’è oltre il libro?

«A settembre con Luca riprendiamo DiMartedì da Giovanni Floris. Poi sarò impegnato in un film e due tournée teatrali».

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