La Nuova Sardegna

L’intervista

Marcello Fois: «Ho meritato di vincere il Premio Campiello. Adesso lasciatemi divertire»

di Paolo Ardovino
Marcello Fois: «Ho meritato di vincere il Premio Campiello. Adesso lasciatemi divertire»

Lo scrittore nuorese dopo la vittoria per il romanzo “L’immensa distrazione”: la dedica a Murgia e Zedda e l’abito di Marras scelto con Bianca Pitzorno

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Quando dice che «sono abbastanza maturo da non avere infingimenti», Marcello Fois intende dire che sarebbe facile, anzi no, sarebbe proprio prassi, commentare dicendo che sì alla vittoria ci sperava, certo non avrebbe mai creduto di vincerlo, quindi per questo è contento. Lo scrittore e intellettuale nuorese non si nasconde: ho vinto e ho meritato di vincere, dice all’indomani del Premio Campiello per il suo romanzo “L’immensa distrazione” (Einaudi). Il punteggio finale ha superato, di poco, “Lo sbilico” di Alcide Pierantozzi. La prova che Michela Murgia «anche da morta continua a far parlare e dividere», come ha ricordato Fois, è che la sua dedica all’intellettuale di Cabras è finita su tutti i giornali: «Voglio intanto ringraziare una persona che non c’è più, ma per me c’è, che era una donna bellissima, tutt’altro che livorosa, molto resiliente». Fois ha ricordato anche le brutte parole di Mari e paragonandole a quelle di Pirandello che mal sopportava Deledda. Era già stato nominato tra i finalisti del Campiello nel 2012 con “Nel tempo di mezzo”, la sua carriera letteraria si è arricchita di tanti riconoscimenti illustri a partire dai premi Calvino e Dessì. Definito tra i più grandi narratori contemporanei, mancava però una targa così importante tra la sua bibliografia. «Campiello e Strega sono le due grandi sorelle», ammette. Ed è bello ammettere di aver desiderato questo momento, senza falsa modestia.

Marcello Fois il giorno dopo la cerimonia finale al Palazzo del cinema del Lido di Venezia è contento. Anche se la voce passa solo dal cellulare, sembra di vederlo fare un gran sorriso ogni volta che termina una risposta. Adesso sa già cos’altro scriverà? No, ma fa come Palazzeschi: «E lasciatemi divertire!».

Fois, mi dica la prima cosa che ha pensato appena ha sentito l’annuncio della vittoria e il suo nome.

«Nessun pensiero, ho avuto una reazione biochimica e mi sono sentito completamente strizzato nei miei vestiti. La camicia è diventata zuppa in un attimo, il mio corpo ha espulso due litri e mezzo di acqua da tutti i pori».

È stato così emozionante?

«Credevo che sarei rimasto tranquillo, invece ho scoperto questa reazione fisica inaspettata».

Un anno fa in un’intervista alla Nuova spiegava la sua ricerca continua verso una storia che avesse dei connotati classici. Cosa è piaciuto di “L’immensa distrazione”?

«Penso sia piaciuta proprio questa dimensione polistratificata. La volontà di non fermarsi solo al racconto. Credo che questo libro riesca a confrontarsi con il patrimonio del lettore. Quanto più ne sai, più ne intendi. Ma d’altronde dovrebbe essere la condizione normale della letteratura. La letteratura la crei anche tu dall’altra parte quando la stai leggendo».

Aveva già in mente di dedicare il premio a Michela Murgia o l’è venuto d’istinto sul palco?

«In realtà il libro è dedicato a due persone che sono importanti nella mia vita. I loro nomi sono scritti proprio in prima pagina. Michela Murgia e Daniela Zedda. Se ne sono andate vicinissime (la fotografa a maggio 2023, la scrittrice nell’agosto dello stesso anno, ndr), se ne sono andate giovanissime e questo libro è davvero dedicato a loro. Nel caso del Campiello ho voluto ribadire che le persone non hanno il dovere di essere adeguate fisicamente per avere una bella testa. Posto che dal mio punto di vista loro due erano anche due donne molto belle. Le mie parole erano molto più semplici e meno polemiche di quel che sono sembrate».

Si è presentato alla cerimonia con un abito particolare e un grande fiore sul petto. Antonio Marras?

«Sì. Un abito di Antonio Marras, il quale chiaramente ha voluto sfidare la cabala».

Perché?

«Mi ha detto: “Avevo fatto quello di Michela, che ha vinto il Campiello, devo fare anche il tuo”. Sono andato a sceglierlo insieme a Bianca Pitzorno, eravamo a Milano, il giorno dell’ultima sfilata di Marras. In verità me l’ha scelto proprio lei. L’ho provato ed era perfetto. Non avrei mai potuto indossare qualcosa del genere, invece lui ci ha pensato».

Cosa significa questo premio?

«Beh è uno dei due grandi premi italiani insieme allo Strega. Sono le due sorelle. Uno o l’altro sono una gran cosa. Uno e l’altro sarebbe anche meglio».

Se l’aspettava per “L’immensa distrazione”?

«Ricevere un riconoscimento a questo punto della carriera fa piacere. Senza troppa presunzione, penso di meritarlo. Sono abbastanza maturo da non avere infingimenti. È arrivato nel momento giusto. Oggi ho capito proprio questo: che il tempo giusto era ora. Non è stata un’ingiustizia non riceverlo prima».

Il premio in sé è molto bello, va detto.

«Ed è pesantissimo. È tutto in argento e con una moneta d’oro dentro».

C’è chi targhe e trofei li mette in bella vista e chi, per esorcizzare, li nasconde. Sa già dove lo metterà?

«Per ora è in una scatola, lo terrò in casa insieme ad altre cose che ritengo preziose, alla fine è come un Oscar».

Come descriverebbe questo suo ultimo romanzo?

«Il libro della maturità, come si dice. Racchiude in maniera creativa la mia lingua e tutti i miei sistemi letterari. Una specie di Ur-Fois».

E adesso?

«Voglio fare altre cose e permettermi di andare un po’ fuori dagli schemi. Sempre in ambito letterario, questo sì, ma voglio entrare in una fase creativa e infantile. Adesso verrà fuori il bambino».

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