La Nuova Sardegna

Nel tesoro di Turris Libisonis c’è anche un gladio romano

di Roberto Sanna
Nel tesoro di Turris Libisonis c’è anche un gladio romano

Esposto al pubblico il reperto venuto alla luce durante i lavori nell’area del porto Gli specialisti del Centro di restauro di Li Punti hanno lavorato per un anno

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SASSARI. Un anno fa il ritrovamento, oggi, dopo il restauro, l’esposizione di quello che da subito si è presentato come un reperto unico: un gladio romano risalente al I o al II secolo dopo Cristo trovato in una tomba datata invece fine quarto-inizio quinto. Un’operazione archeologica che sa un po’ di miracolo per diversi motivi. Prima di tutto perché quest’arma, unico esemplare mai ritrovato in Sardegna, è emersa casualmente in una delle aree archeologiche più complicate, quella dell’antica Turris Libisonis e del porto di Porto Torres, durante la realizzazione dei lavori di viabilità. In un groviglio che vede strade moderne e ritrovamenti antichi, interventi stratificati a pochi centimetri da aree termali degli antichi romani. E anche in questo caso è andata così: a cinquanta centimetri da un canale di scolo c’era una tomba che ancora conservava la spada e la coppa di un soldato i cui resti probabilmente sono andati dispersi durante i tanti lavori sovrapposti che hanno interessato quell’area soprattutto dalla fine del diciannovesimo secolo.

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Il secondo motivo per il quale il restauro è da considerarsi una piccola-grande impresa è che con i reperti in ferro c’è sempre poco da fare a causa dei problemi di ossidazione. Non a caso sono veramente pochi i reperti in ferro ritrovati in Sardegna. I nuragici utilizzavano il bronzo e infatti le collezioni sono vaste. Del periodo che va dall’età fenicia in poi, soprattutto per quel che riguarda le armi, c’è poco. Qualche punta di freccia e armi di difesa ma un gladio, la spada simbolo dei legionari romani, quella utilizzata nei furibondi mischioni corpo a corpo e nelle battaglie dei gladiatori, finora non si era mai visto. Ora è esposto nel Centro di restauro dei beni culturali di Li Punti, che dopo il lavoro sulle statue dei Giganti di Mont’e Prama torna alla ribalta. Sempre a Li Punti, inoltre, sono arrivati recentemente quasi 500 animaletti votivi restituiti alla Sardegna da una persona residente in Svizzera.

Un centro di eccellenza. Il lavoro è stato presentato ieri nel corso di una serata aperta dall’intervento di Maura Picciau, soprintendente per le province di Sassari e Nuoro, che ha voluto sottolineare il valore del Centro di restauro: «Una struttura che per la qualità del lavoro che è capace di fare e le professionalità che possiede è un centro di eccellenza a livello nazionale - ha detto -, . Una struttura sulla quale adesso vogliamo investire ancora di più, perché può dare qualcosa di veramente importante anche al tessuto sociale di Sassari». La qualità del lavoro è testimoniata anche dalle tecnologie utilizzate: in questi casi si segue un protocollo piuttosto rigido, ma a Sassari si lavora anche con un macchinario laser arrivato recentemente. L’intervento al momento del ritrovamento è stato velocissimo visto che si tratta di un’area aperta, accessibile a chiunque: il gladio è stato ingessato e trasportato al Centro di restauro prima che la notizia potesse attirare i trafficanti di reperti.

Gli scavi. Sono quelli dei lavori dell’Autorità Portuale del Nord Sardegna per il miglioramento dell’accessibilità dell’area fronte mare ed adeguamento delle connessioni intermodali, svolti sotto la sorveglianza della Soprintendenza. Un’area che si è rivelata importantissima perché ha raccontato, attraverso i numerosi ritrovamenti, la trasformazione della città, della quale anche questa tomba è una conferma. Di fatto proprio in quella zona è nata la prima “versione” della città, ma le tombe ritrovate fanno pensare che il centro abitato si sia successivamente spostato verso un’altra direzione facendo diventare quel punto più periferico, una periferia dove col passare del tempo sono arrivare le necropoli.

Turris armata? Porto Torres, al tempo degli antichi romani, non era certo un insediamento militare vero e proprio. Però si pensa che possa essere stata sede, per qualche tempo, base di appoggio di una flotta che aveva come compito la caccia ai pirati che spadroneggiavano nelle acque delle Bocche di Bonifacio. Di certo le tracce militari ritrovare in quest’area sono minime. L’arma è anche particolare, per essere un gladio ha dimensioni ridotte: 46,5 centimetri di lunghezza, 37 la lama che è larga 4,6. Ed è un’arma che potrebbe avere anche qualche altra storia da raccontare.

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